Gravidanza

Parto cesareo: come avviene e quali rischi comporta

Di Valentina Murelli Angela Bisceglia
pancione
17 Aprile 2013 | Aggiornato il 16 Aprile 2015
L'intervento dura circa 30-45 minuti, prevede un'incisione addominale trasversale e viene fatto preferibilmente in anestesia loco-regionale. Ecco che cosa succede esattamente nelle varie fasi e quali sono le possibili complicazioni.
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Come avviene un parto cesareo? Come bisogna prepararsi e quali sono le possibili complicazioni? Come avviene la ripresa dopo l'intervento? Vediamo che cosa succede, fase per fase. L'articolo è stato scritto con la consulenza di Alessandro Bulfoni, ginecologo dirigente medico della clinica ostetrico-ginecologica Mangiagalli di Milano e di Stefano Bianchi, direttore dell'unità di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano.

 

 

Il prericovero


In caso di cesareo programmato, tutto comincia con un prericovero. In pratica, la mamma passa una mattinata in ospedale per svolgere esami del sangue, elettrocardiogramma, visita anestesiologica e visita ostetrica con ecografia. Durante il prericovero viene fissata la data dell'intervento, in genere un mese dopo.

 

 

 

La preparazione all'intervento


Non serve molto: in genere, è richiesta una depilazione del pube, che si può fare tranquillamente a casa, mentre non è più richiesta la preparazione intestinale (il clistere). Il giorno fissato per l'intervento bisogna arrivare in ospedale a digiuno dalla mezzanotte precedente.

 

 

 

Il ricovero


Al momento del ricovero viene in genere effettuato un tracciato cardiotocografico, per il monitoraggio del benessere fetale. Poi la mamma, che nel frattempo ha indossato un camice operatorio e una cuffietta, viene portata in sala operatoria.

 

 

 

L'anestesia


Per prima cosa, viene inserita nel braccio della donna una piccola cannula venosa, attraverso la quale si possono iniettare farmaci ed eventuali liquidi. La manovra è praticamente indolore: come un prelievo di sangue, anche se quello che viene inserito non è un ago ma un minuscolo tubicino flessibile.

 

 

Nella maggior parte dei casi il taglio cesareo viene effettuato con anestesia loco-regionale, di tipo spinale oppure epidurale, più sicura sia per la mamma sia per il bambino.  In entrambi i casi, l'anestesia viene eseguita attraverso una particolare iniezione nella zona lombare e comporta una perdita della sensibilità dolorosa dall'ombelico in giù. Di norma, l'anestesia generale viene praticata solo nelle emergenze.

 

Durante tutto la durata dell'intervento, l'anestesista tiene sotto controllo i parametri vitali della paziente (pressione, frequenza e funzionalità cardiache, livelli di ossigeno nel sangue).

 

 

L'antibiotico


Durante la fase preparatoria o all'inizio dell'intervento viene somministrato un antibiotico a largo spettro (profilassi antibiotica per evitare il rischio di malattie). Dopo l'intervento, anestesista o chirurgo decideranno se proseguire con l'antibiotico o se è stata sufficiente un'unica somministrazione.

 

 

 

L'incisione


Dopo la disinfezione dell'addome e dopo aver verificato che l'anestesia funzioni con qualche "pizzico" sulla pancia fatto con delle pinzette, i chiurghi - in genere lavorano in due, con l'aiuto di un'ostetrica strumentista - possono cominciare l'intervento.

 

 

Si parte dall'incisione della pelle, che è in genere orizzontale, un paio di centimetri sopra il pube. Di solito, l'incisione è lunga 9-10 centimetri ma può arrivare anche a 15. Solo in rari casi può essere necessaria un'incisione longitudinale (dall'ombelico verso il pube): per esempio se l'intervento avviene in urgenza o se la donna ha già subito interventi su organi addominali o se ha già fatto un cesareo con taglio longitudinale.

 

Dopo la pelle, vengono incisi in sequenza il sottocute (lo strato di grasso addominale) e la fascia muscolare, una sorta di pellicola che racchiude i muscoli. Questi invece, non vengono tagliati, ma solo separati. Ancora, si incide il peritoneo, un'altra pellicola che racchiude tutti gli organi addominali e infine l'utero, dopo aver allontanato la vescica, che aderisce alla parte anteriore dell'utero stesso.

 

 

Ecco il bambino!


Dopo la rottura del sacco amniotico il chirurgo arriva finalmente al bambino, afferrandone la testa (se la presentazione è cefalica) oppure i piedini o le natiche (se ha una presentazione podalica).

 

 

Dal momento dell'incisione della pelle sono passati in tutto 5-10 minuti

Il chirurgo mostra il bimbo alla mamma, che può incontrarlo per la prima volta, e poi lo passa all'ostetrica, che taglierà il cordone ombelicale. Prima del taglio, però, il medico "spreme" leggermente il cordone stesso, per far arrivare più sangue possibile al bambino. In genere, si preferisce aspettare almeno un minuto dalla nascita prima di recidere il cordone, per favorire il flusso di sangue (e quindi di ferro) al piccolo.

 

 

Dopo la nascita: le ultime fasi dell'intervento


Come in un parto naturale, anche in quello cesareo deve avvenire il secondamento, cioè l'espulsione della placenta, che può essere spontanea (sempre attraverso l'incisione fatta sull'utero) oppure aiutata dal chirurgo.

 

 

A questo punto si fa una vera e propria "pulizia" dell'interno dell'utero con garze sterili o con un apposito strumento, per eliminare eventuali residui di sacco amniotico o di placenta o di coaguli di sangue. L'ultima fase è rappresentata dalla chiusura (ricucitura) dei vari tessuti incisi: utero, peritoneo, fascia muscolare, sottocute e cute. Per tutti i tessuti interni si usa un filo riassorbibile, mentre per la cute si possono usare anche graffette metalliche, che andranno rimosse 4/5 giorni dopo l'intervento.

 

In tutto, l'intervento dura circa 30-45 minuti

 

Il papà può assistere?


Dipende dall'ospedale: nella grande maggioranza dei casi, il papà rimane appena al di fuori della sala operatoria e può vedere il bambino subito dopo la nascita.

 

 

 

L'osservazione dopo l'intervento


Quanto tutto è terminato, la mamma rimane per circa un'ora in osservazione in una saletta accanto alla sala operatoria: spesso già in questo momento può stare con il suo bambino (che nel frattempo, dopo il bagnetto e la visita del neonatologo, è stato con il papà). Se lo desidera, può provare ad attaccarlo al seno, perché i farmaci che le sono stati somministrati non interferiscono con l'allattamento.

 

 

 

La ripresa nei giorni successivi


Ovviamente, la mamma dovrà fare i conti con il dolore post-operatorio, che può comunque essere tenuto sotto controllo con antidolorifici, e con una ripresa più lenta rispetto al parto spontaneo. Basti pensare che dopo un parto naturale la mamma in genere torna in camera sulle sue gambe, mentre dopo un cesareo deve aspettare circa 24 ore prima di rimettersi in piedi.

 

 

Per questo, nei primi giorni potrebbe essere necessario un po' più di aiuto per l'accudimento del bebé, rispetto a questo succede con il parto naturale.

 

Verso sera, se se la sente, la mamma può iniziare a bere una camomilla o dell'acqua, ma solo il giorno dopo potrà fare colazione e provare ad alzarsi e camminare, dopo l'asportazione del catetere. Spesso per i primi tempi viene consigliata una fascia addominale, per dare sostegno alla pancia. Ovviamente vietati sforzi.

 

Il ricovero dura in genere 3-4 giorni.

 

 

Le possibili complicazioni


Il cesareo è pur sempre un intervento, che può dare delle complicanze, per quanto rare. Tra queste, la più frequente è il sanguinamento, con conseguente anemia e ricorso ad ulteriori terapie. Sono possibili anche l'infezione delle ferita o della cavità uterina (endometrite), lesioni alla vescica o all'intestino.

 

 

Nei giorni successivi al parto possono comparire febbre, difficoltà della ripresa della funzione intestinale, problemi di cicatrizzazione della ferita. C'è inoltre un aumento del rischio di placenta accreta (che si impianta cioè nelle pareti dell’utero) o di placenta previa in eventuali gravidanze successive.

 

Per quanto riguarda il bambino, sembra che un cesareo eseguito prima delle 39 settimane sia associato a un maggior tasso di problematiche respiratorie del bambino. Per questo, se si tratta di un cesareo programmato è opportuno farlo dopo questa data.

 

Fonti per questo articolo: consulenza di Stefano Bianchi, direttore dell'unità di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano; consulenza di Alessandro Bulfoni, ginecologo dirigente medico della clinica ostetrico-ginecologica Mangiagalli di Milano.