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Parto cesareo, tutto quello che devi sapere

dottore_ginecologo

29 Aprile 2009
I dati parlano chiaro: si ricorre sempre di più al parto cesareo. Ma quando l’intervento è davvero necessario? Quali i vantaggi e gli inconvenienti del ricorso al bisturi? Perchè tanti cesarei? Tutte le risposte.

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Le statistiche parlano chiaro: il ricorso al cesareo è sempre più frequente. Ma quando l’intervento è davvero necessario? Quali i vantaggi e gli inconvenienti del ricorso al bisturi? E poi, chi ha già partorito con il cesareo è automaticamente destinata ad un secondo intervento?

Lo abbiamo chiesto a Stefano Bianchi, direttore dell'unità di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano e prof associato all'Università di Milano.

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CESAREI IN AUMENTO, NON SOLO IN ITALIA “È un dato di fatto che a partire dagli anni ’70 il ricorso al cesareo è aumentato notevolmente non solo in Italia, ma in tutti i Paesi dove si è avuta la possibilità di farlo” mette in evidenza il prof. Stefano Bianchi. “Ne è dimostrazione il fatto che il fenomeno è ‘esploso’ recentemente in Cina, che sta progredendo verso un sistema sanitario-assistenziale più moderno: secondo dati dell’OMS, dal 4,9% di cesarei registrati nel 1993/94 si è arrivati al 20,4% del 2001/02.

Ed effettivamente in ogni parte del mondo il passaggio da una società ‘rurale’, in cui i bambini nascevano in casa o in strutture ospedaliere molto piccole, ad una società urbanizzata, caratterizzata dalla presenza di servizi sanitari più all’avanguardia, ha fatto riscontrare sempre un aumento dei parti cesarei”.

La situazione in Italia

In Italia si è passati dall’11% di tagli cesarei del 1980 al 38% del 2008. Si rileva inoltre una grossa differenza tra regione e regione, con valori tendenzialmente più bassi nell’Italia settentrionale e più alti nel meridione: si va dal 23% nella Provincia autonoma di Trento e in Friuli-Venezia Giulia al 62% in Campania.

L’Italia presenta a livello europeo la più alta percentuale di cesarei, seguita dal Portogallo con il 33%, mentre negli altri Paesi si registrano valori inferiori al 30% che scendono al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia. (Dati divulgati dall'Iss)

Per abbattere la quota italiana di tagli cesarei, l'Istituto superiore della sanità ha emanato nel febbraio 2010 delle linee guida sul taglio cesareo indirizzate ai medici. Scarica le linee guida sul taglio cesareo

Ha anche messo a punto una versione divulgativa. Scarica l'opuscolo Iss Taglio cesareo solo quando serve

PERCHE' TANTI CESAREI “Le motivazioni sono di varia natura” risponde il prof. Bianchi”. La prima considerazione che viene da fare è che, paradossalmente, minore è la fiducia riposta nell’assistenza sanitaria, maggiore è il ricorso al cesareo, e questo è un fenomeno internazionale, non solo italiano.

Senza dubbio il modo migliore per partorire è il parto vaginale, ma è pur vero che con gli attuali strumenti di diagnostica intra-parto non si può essere certi al 100% dello stato di salute e di benessere del feto e non sempre si riesce a capire in anticipo se ci saranno delle complicazioni. Un parto vaginale complicato d’altro canto potrebbe portare a patologie neonatali molto più gravi di quelle che si avrebbero a seguito di un cesareo.

L’altro elemento da considerare è il livello di assistenza garantito dalla struttura ospedaliera e la capacità di intervento degli operatori sanitari: se si rende necessario un cesareo nel corso del travaglio, alcuni ospedali sono pronti a far fronte all’emergenza in tempi estremamente brevi, altri hanno tempi che possono anche essere significativi e possono andare al di là della tolleranza che il feto può avere allo stress. Se si sommano la difficoltà diagnostica ai tempi necessari per intervenire, si capisce perché la maggior parte dei medici, specie se operano in strutture sanitarie di livello non elevato, al minimo dubbio preferiscono ricorrere direttamente al cesareo.

Il problema è anche di natura giudiziaria: è vero che per un ospedale il costo dell’intervento chirurgico è maggiore rispetto a quello del parto naturale, però basta anche solo un errore perché il danno di immagine - del medico e dell’ospedale - e il danno economico per i rimborsi medico-legali azzerano del tutto il vantaggio.

Altra considerazione: oggi si fanno sempre meno figli e in età sempre più avanzata. La coppia investe tutto su un solo bambino e la sua attenzione affinché tutto vada per il meglio è altissima. Ecco allora che i futuri genitori preferiscono programmare un cesareo con complicanze ‘certe’ piuttosto che affrontare il rischio, sia pure minimo, che qualcosa possa andar storto.

Va anche detto che il problema si pone essenzialmente per le primipare: se una donna ha già partorito spontaneamente altri figli, infatti, non vi sono molti dubbi a farla partorire per via vaginale, dal momento che le complicanze statisticamente sono meno frequenti e meno gravi. Viceversa, fare un primo cesareo vuol dire candidarsi il più delle volte ad altri cesarei futuri”.

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