Questioni spinose

Parto cesareo o no?

dottore_ginecologo
30 Dicembre 2010
Un’inchiesta condotta dal mensile Focus, nel numero di dicembre 2010, sostiene che molte tragedie si eviterebbero con indicazioni chiare e motivate delle autorità sanitarie: le linee guida. Ma spesso restano inapplicate
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Parto naturale o parto cesareo? Diversi fatti di cronaca di quest'anno con parti finiti male hanno riportato l’interrogativo al centro del dibattito. Ecco che cosa emerge da un’inchiesta condotta dal mensile Focus, nel numero di dicembre 2010.

In difesa dell'ostetricia italiana si sbandiera uno studio pubblicato ad aprile 2010 sulla prestigiosa rivista medica Lancet, il quale dice che, in base ai certificati di morte dell’Istat, l’Italia ha il record mondiale della più bassa mortalità materna da parto: 3,9 decessi ogni 100mila bimbi nati.

L’accusa però risponde che quei dati sono sbagliati. Lo ha dimostrato uno studio dell’Istituto superiore della sanità (Iss), fatto collegando le schede dei registri di mortalità con quelle di dimissione degli ospedali di alcune regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia), ha rivelato che la mortalità materna italiana da parto è di 11,9 ogni 100mila nati vivi, con grandi differenze fra Nord e Sud: 8 al Nord e in Toscana, 13 nel Lazio e 22 in Sicilia.

Perché? Perché quando il parto cesareo è praticato senza necessità, il rischio di mortalità materna triplica rispetto al parto naturale.

L’Oms considera che il cesareo sia giustificato in meno del 15% dei parti. Ma l’Aogoi (Associazione ostetrici-ginecologi ospedalieri) non è d’accordo. “Le proposte dell’Oms sono farneticazioni che vanno bene per l’Eritrea,” dice a Focus Antonio Chiantera, segretario dell’Aogoi. “Il ministro della salute Ferruccio Fazio ci ha promesso di inserire nelle linee guida nazionali le indicazioni dell’associazione: chiediamo che con i cesarei non si scenda sotto il 24%, anzi, meglio, tra il 25 e il 26%”.

Chiantera, sottolinea Focus, sembra ignorare che tra i Paesi che nel 2006 rispettavano le indicazioni dell’Oms non c’era l’Eritrea, ma Danimarca e Olanda (13,5%), Belgio (15,9%), Finlandia (16%) e Svezia (16,4%), cioè i Paesi più avanzati. E le percentuali italiane medie dei cesarei sono bel oltre il doppio di quanto consiglia l’Oms: 39,3% con grandi variazioni, dal 23,93% di Friuli Venezia Giulia al 61,86% della Campania.

A febbraio 2011 saranno pubblicate le nuove linee guida italiane sul parto cesareo, ora ferme al 2006 (quattro anni di ricerca scientifica non si possono ignorare). E poi? Tutto il lavoro rischia di essere vanificato dalla mancanza di percorsi strutturati. Spiega Alfonso Mele, dirigente Iss: "Noi facciamo le linee guida, ma restano inapplicate perché manca un processo strutturato per la loro messa in pratica e un monitoraggio d'impiego."

Quando è consigliato il cesareo

  • Placenta previa In una gravidanza su 200 la placenta si impianta nella parte inferiore dell’utero che, dilatandosi, può causare un distacco di placenta

  • Se la vita della madre è a rischio Per esempio per il rischio di rottura d’utero. Ma precedenti parti cesarei solo in alcuni casi sconsigliano un successivo parto naturale.

  • Presentazione podalica Se il bimbo non si presenta di testa, ma di spalla o seduto e le manovre manuali per tentare di girarlo non hanno successo.

  • Dati clinici Se qualcosa non va nel cardiocogramma (registrazione del battito cardiaco fetale e dell’intensità e frequenza delle contrazioni uterine) o nel cartogramma (grafico che descrive l’andamento del travaglio: dilatazione del collo dell’utero, battito fetale, frequenza cardiaca materna e altri parametri). (tratto da Focus, dicembre 2010)

Leggi altre informazioni sul parto cesareo e naturale nella sezione Parto

Scarica l'opuscolo ISS sul parto cesareo

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