Gravidanza

Parto cesareo: quali sono i casi in cui serve davvero

Di Valentina Murelli Angela Bisceglia
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17 Aprile 2013 | Aggiornato il 20 Marzo 2015
Presentazione podalica, placenta previa, sofferenza fetale e altro ancora: tutti i casi in cui il cesareo serve davvero (e quelli invece in cui non è necessario), secondo le Linee guida dell'Istituto superiore di sanità.
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In Italia il parto cesareo è molto diffuso: secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nel 2013 i parti cesarei sono stati il 36,3% del totale, mentre l'Organizzazione mondiale della sanità ritiene che non dovrebbero superare il 15%. Ma quando è indicato davvero, il taglio cesareo? Rispondono a questa domanda le linee guida dell'Istituto superiore di sanità per una scelta "appropriata e consapevole" (qui il documento tecnico e qui la versione per il pubblico), specificando quali sono le situazioni nelle quali è raccomandato il ricorso al taglio cesareo.

 

Tutti i casi in cui serve il cesareo

1. Situazioni d'emergenza,

che possano mettere a rischio la vita della mamma o del bambino, come la preeclampsia o prolasso del cordone ombelicale in travaglio, che potrebbe ridurre l'apporto di ossigeno al feto.


2. Se il feto ha una presentazione podalica.

In questo caso, l'intervento - da programmare non prima delle 39 settimane - diminuisce i rischi per il bambino. (Leggi anche: Bambino podalico, che cosa si può fare)


3. In caso di gravidanze gemellari,

se i gemelli condividono la stessa placenta e lo stesso sacco amniotico (gravidanza monocoriale e monoamniotica): in questa situazione, il cesareo andrebbe programmato a 32 settimane.


Se i gemelli hanno due placente e due sacchi (gravidanze bicoriali e biamonitiche) e hanno entrambi presentazione cefalica, le linee guida raccomandano il parto vaginale. Se uno dei due ha presentazione podalica la maggior parte dei centri consigliano il cesareo, ma in realtà non ci sono dati scientifici conclusivi a favore di questa preferenza, quindi la situazione va valutata caso per caso.


4. Se la placenta è previa,

cioè copre in tutto o in parte l'orifizio uterino interno.


5. In alcuni casi di ritardo di crescita fetale

, ma non in tutti.


6. Se la mamma è diabetica e il feto è grande

, con peso stimato superiore a 4,5 kg.


7. In presenza di alcune infezioni materne

che possono essere trasmesse al feto, per esempio infezioni primarie dal virus Herpes simplex genitale con lesioni nel terzo trimestre di gravidanza, oppure infezioni da HIV con carica virale nel sangue al di sopra di determinati livelli.


Per l'epatite C e B, le linee guida non raccomandano il ricorso al taglio cesareo di routine.


8. Aver già partorito, anche due volte, con taglio cesareo, non è indicazione assoluta

per un nuovo cesareo. L'intervento, però, è raccomandato se i cesarei precedenti sono stati tre o più e se ci sono state rotture d'utero o altri interventi chirurgici che abbiano lasciato cicatrici longitudinali sull'utero, per esempio per l'asportazione di un fibroma di grosse dimensioni. (Leggi anche: VBAC, parto naturale dopo un cesareo).

 

Quando il cesareo non serve

Quando, invece, il cesareo non è necessario? "Non costituiscono un'indicazione elettiva per l'intervento malattie come una miopia, un’ernia al disco, o le emorroidi" sostiene Stefano Bianchi, direttore dell'unità di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano.

 

Che aggiunge: “Nei casi di pertinenza non prettamente ostetrica, per esempio quando la mamma soffre di qualche malattia cronica, la situazione deve essere sempre valutata dallo specialista di riferimento in sinergia con il ginecologo, per valutare se sussistono le condizioni che rendono inevitabile il cesareo”.

 

Fonti per questo articolo: Linee guida su Taglio cesareo: una scelta consapevole; consulenza di Stefano Bianchi, direttore dell'unità di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano.

 

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