Sanità

Nove nati su 10 con parto cesareo A Roma la clinica del record

donna-incinta
14 Gennaio 2009
Ma la tendenza a ricorrere al bisturi anziché partorire in modo naturale si sta affermando in tutto il territorio. Milano in controtendenza: parti naturali in aumento.
Facebook Twitter More

Nove neonati su 10 sono nati con il parto cesareo. Succede in una clinica romana, la Mater Dei, quartiere Parioli, conosciuta come una struttura all’avanguardia.

Il quasi record emerge dal rapporto stilato dall’Agenzia per i servizi sanitari del Lazio (Asp) aggiornato al primo trimestre del 2008, che pone la clinica al secondo posto nella classifica delle nascite col bisturi. L'84,4% dei bambini sono venuti al mondo con questo sistema. Quasi 9 su 10 appunto. E’ stata superata solo da Villa Europa, quartiere Eur, che ha raggiunto quota 86,2% prima di chiudere per ragioni legate alla proprietà.

I dati sul parto cesareo in Italia

La quota di chi ricorre al bisturi è del 39,27%. La punta massima si raggiunge in Campania con il 61,80% e la Sicilia con il 52,91%. Le aree dove si ricorre meno al bisturi sono la Provincia autonoma di Bolzano (24,17%), il Friuli Venezia Giulia (24,35%), la Toscana (26,66%). Nel Lazio la percentuale è del 44,10%, in Lombardia del 28,23% e in Emilia Romagna del 29,56%.

Ma quella dei parti cesarei – si legge sul Corriere - è una tendenza che si sta affermando rapidamente in tutto il Paese, in alcune Regioni più che in altre, salvo realtà locali, nonostante ogni anno linee guida e piani sanitari si prefiggano di abbattere percentuali di cesarei superiori al resto d'Europa.

Enrico Zupi è uno dei nove ginecologi che lavorano alla Mater Dei e dice al Corriere: “Non c'è ragione di essere criminalizzati. E' un atteggiamento comprensibile. Noi medici veniamo denunciati per eventi e complicanze non classificabili come sbagli, che non creano danni. Applichiamo la medicina difensiva. E finché non depenalizzeranno l'errore medico, così sarà. Non siamo martiri. E se una donna è minimamente a rischio la spingiamo verso la chirurgia, se non è lei stessa a chiederlo come il più delle volte accade, specie quando si tratta di donne informate. E' una sua libera scelta che rispettiamo. L'incisione è minima, tre giorni di ricovero, dolore contenuto, anestesia leggera”.

Zupi respinge il sospetto che dietro i parti cesarei si nasconda l'interesse del ginecologo: “Non è vero che il taglio cesareo rende di più. Dal punto di vista dell'onorario non c'è nessuna differenza col vaginale. Il costo della sala operatoria? Da noi è di 900 euro all'ora”.

Tra gli operatori sanitari si avverte un senso di resa nei confronti del cesareo. Dice Corrado Melega, ospedale Maggiore di Bologna: “Noi siamo al 29% in tutta la provincia ma la curva cresce malgrado gli sforzi. La pressione dell'opinione pubblica e il timore dei contenziosi agiscono da alimentatori. Non vorrei essere un cattivo profeta ma ho l'impressione che non ci sia più nulla da fare”.

Domenico Di Lallo, dell'Asp, commenta gli ultimi dati: “Nel Lazio l'aumento è di un punto all'anno. Non dobbiamo più illuderci. Tra 10 anni quasi tutte le donne partoriranno in sala operatoria”.

MILANO IN CONTROTENDENZA - Sorpresa: a Milano i parti cesarei sono in lieve diminuzione. Secondo i dati dell'Assessorato alla sanità, dal 28,4% del 2005 sono passati al 28,15% del 2008. Per i ginecologi le ragioni dell'inversione di tendenza sono due, scrive il Corriere - ed. Milano.

"Tanto per cominciare negli ultimi quattro anni le tariffe di rimborso dei parti con i bisturi non sono più superiori a quelle delle nascite naturali - dice Enrico Ferrazzi, primario di ginecologia e ostetricia al Buzzi che con il 23%, è tra gli ospedali di Milano con il tasso più basso di cesarei -. Una misura all'avanguardia in Italia per eliminare l'eventuale tendenza dei medici a favorire il tipo di parto più remunerato, anche quando l'intervento non è strettamente necessario".

Continua Luigi Frigerio, primario di ginecologia e ostetricia agli ospedali Riuniti di Bergamo: "Dal 2007 al 2008 abbiamo ridotto i cesarei di tre punti percentuali dal 24 al 21%, merito soprattutto dell'offerta sempre più ampia dell'anestesia epidurale: oggi ai Riuniti la sceglie una donna su tre."

Conclude Luigi Fedele, primario del dipartimento materno infantile della Mangiagalli, ospedale da 7mila parti l'anno: "Il cesareo spesso è chiesto dalle future mamme, a volte condizionate dai medici che la ritengono una comodità per entrambi, soprattutto nei punti nascita con pochi parti all'anno e senza ginecologi in guardia di notte. Ma se non ci sono complicazioni di tipo medico, né per la donna né per il nascituro, quello spontaneo è la soluzione che garantisce una migliore ripresa dopo il parto, con la possibilità di avere subito un altro figlio. I cesarei programmati, poi, prima della 39esima settimana possono creare anche qualche problema al neonato soprattutto di tipo respiratorio, ndr."

LA SCELTA DEI VIP

L’ultima a scegliere il parto cesareo tra i vip è stata Rachida Dati, la Guardasigilli francese, che il 2 gennaio scorso ha dato alla luce la piccola Zohra.

Ma l’elenco delle celebrità che preferiscono il bisturi al parto naturale è davvero lunga. L’ex Spice Victoria Beckam ha fatto il cesareo per tutti i tre figli. Stessa scelta per le cantanti Britney Spears, per Celine Dion e Cristina Aguilera. Anche Madonna ha scelto il cesareo per il secondo figlio Rocco. Angelina Jolie ha fatto il cesareo sia per i gemelli sia per la figlia Shiloh Nouvel.