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L'APPROCCIO

Parto dolce, che cos'è e come funziona

Di Alice Dutto
partodolce

31 Marzo 2017
Un parto rispettoso dei tempi e delle sensazioni di madre e bambino, che può avvenire in ospedale, in acqua e anche a casa. Ne abbiamo parlato con Paola Scavello, ostetrica del Centro Medico Santagostino di Milano
 

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«Il parto è sempre un'esperienza molto intensa, perché il corpo di una donna subisce una trasformazione anatomica molto importante, perciò è inevitabile che si tratti di un evento potente – spiega l'ostetrica Paola Scavello attiva a Milano presso il Centro Medico Santagostino –. Questo però non vuol dire che non si possa trattare in modo “dolce”».


Per parto “dolce” si intende dunque un parto «dove al centro c'è il rispetto per la donna e per il bambino. Non ci sono forzature, si cerca di sostenere la mamma favorendo il suo impegno fisico e cercando di fare in modo che arrivi ad affrontare questo momento con le sue energie, sentendosi al sicuro».

I presupposti teorici
Uno dei primi a occuparsi di questo approccio fu, negli anni '70, il ginecologo francese Frédérick Leboyer. «Fu lui a mettere per primo al centro i bisogni del neonato e della madre durante il parto». Il ginecologo si chiese se il modo di accogliere i bambini fino a quel momento praticato fosse quello giusto. Così pensò a un parto “rispettoso”, che prevedeva alcuni punti fondamentali:

  • la nascita deve avvenire in penombra per evitare l'abbaglio sensoriale;
  • anche i suoni e i rumori dovrebbero essere attutiti, per evitare un passaggio traumatico dall'ambiente protetto dell'utero a uno troppo rumoroso e caotico;
  • bisogna rispettare i tempi del bambino e aspettare che si abitui all'ambiente esterno. Ecco perché è bene che la recisione del cordone ombelicale avvenga solo quando questo smette di pulsare;
  • subito dopo la nascita, il bimbo deve essere posto sul ventre materno per sfruttare tutti i vantaggi del contatto pelle-pelle.

Nel tempo, poi, altri medici e studiosi si interessarono a una trasformazione più “dolce” del parto. «Michel Odent, ginecologo francese, tuttora attivo, è stato il primo a parlare di decondizionamento della donna, lasciandola libera di trovare il suo modo per affrontare il travaglio e il parto, e introducendo anche il parto in acqua».

PER APPROFONDIRE: Le posizioni del travaglio e del parto (FOTO)

Una questione di consapevolezza
«È molto importante trasmettere alla futura mamma un senso di fiducia e di sicurezza: il parto è un evento fisiologico, che caratterizza la natura della donna. Ciò vuol dire che ha dentro di sé tutte le competenze e le risorse che la possono portare ad affrontare e superare questo momento intenso. Farglielo sapere è di sicuro un aiuto per lei nel momento della nascita del suo bambino».
 

L'ambiente

La consapevolezza di potercela fare è, dunque, essenziale. Ma ci sono anche una serie di altri fattori importanti per aiutare la donna a trasformare il suo in un parto “dolce”. «Innanzitutto, l'ambiente: deve essere rassicurante e trasmettere un senso di intimità e di protezione. Deve avere vicino persone che lei conosce, affettivamente importanti, che favoriscano il suo lasciarsi andare. Se in ospedale, è bene che anche gli operatori si muovano con estrema attenzione nella comunicazione e nei gesti».
 

Per facilitare il momento della nascita del bambino, la mamma può avere bisogno di una serie di cose: come la libertà nei movimenti, nell'uso della voce e dei suoni, nell'utilizzo del respiro e della voce. Possono anche aiutarla dei massaggi, o l'uso dell'acqua, ma anche il canto carnatico (sempre sviluppato da Leboyer), che prevede un particolare utilizzo della respirazione e di melodie per allentare la paura e la tensione durante le contrazioni, rimanendo in contatto con il piccolo che viene cullato dalle vibrazioni.

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Per prepararsi

Se si è deciso per il parto “dolce” è bene verificare che la struttura dove si decide di partorire la preveda. Per questo è importante:

  • Visitare il luogo dove si vuole far nascere il bambino e chiedere se c'è la possibilità di partorire seguendo questo approccio, «domandando, ad esempio, se si potranno praticare le posizioni antalgiche che favoriscano la nascita».

  • Parlare con le ostetriche, figure fondamentali nell'assistenza al parto, «e chiedere come si svolgerà il parto».

  • Frequentare i corsi di preparazione alla nascita «che rappresentano una buona opportunità per le donne di oggi per creare una rete di supporto al parto con altre donne nella stessa condizione».

  • Fare delle buone letture. Per prepararsi al parto dolce si possono leggere diversi libri: “Per una nascita senza violenza” (Bompiani, di Frédérick Leboyer); “Guida pratica al parto dolce” (Edizioni Mosaico, di Giuseppe Grimaldi).

  • Informarsi, «cercando modelli di assistenza ostetrica anche un po' diversi rispetto a quelli tradizionali».

  • Coinvolgere il proprio partner: «È un elemento importantissimo, fondamentale per affrontare nella maniera migliore questo momento».