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Parto in anonimato: si può. Ecco come funziona

ospedale

31 Maggio 2017
Si può partorire in anonimato? Anche in ospedale? Che cosa sono le culle per la vita?
Che cosa prevede la legge? Dopo i recenti fatti di cronaca, facciamo un po' di chiarezza.

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Un neonato partorito e abbandonato subito dalla madre. E in seguito morto. Meno di un mese fa a Trieste un'altra neonata è deceduta poco dopo essere stata ritrovata in un giardino condominiale. Dopo i recenti fatti di cronaca, la domanda sorge spontanea: si può partorire in anonimato? 

Che cosa prevede la legge? Facciamo un po' di chiarezza.

 

Parto in anonimato, come funziona

La nascita di un bambino è un evento straordinario per una donna. Non tutte però riescono ad accogliere questo cambiamento. Per vari motivi. Quando una futura madre non vuole accogliere questo bambino nella sua vita o non se la sente, ha un'alternativa. Prima di compiere un gesto così estremo come quello della mamma di Torino, ecco che cosa prevede la legge.

 

Torino, neonato abbandonato e in seguito morto
Un piccolo avvolto in un asciugamano pieno di sangue e trovato per terra da un netturbino, ieri mattina. L'allarme, la corsa all'ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino. Tutto inutile. Il piccolo non ce l'ha fatta, a causa delle ferite riportate. A meno di 24 ore dalla scoperta, la svolta. La mamma del piccolo ha confessato: è stata lei a gettare dal balcone del secondo piano il bambino subito dopo averlo partorito, con ancora il cordone ombelicale attaccato.

 

La donna può decidere di partorire in ospedale in tutta sicurezza e non riconoscere il neonato

"In ospedale, al momento del parto, serve garantire la massima riservatezza, senza giudizi colpevolizzanti ma con interventi adeguati ed efficaci, per assicurare - anche dopo la dimissione - che il parto resti in anonimato - spiegano sul sito del Ministero della Salute. La donna che non riconosce e il neonato sono i due soggetti che la legge deve tutelare, intesi come persone distinte, ognuno con specifici diritti. La legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.

 

L'adozione immediata del bimbo

"L’immediata segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni della situazione di abbandono del neonato non riconosciuto, permette l’apertura di un procedimento di adottabilità e la sollecita individuazione di un’idonea coppia adottante". Il neonato ha così garantito il diritto di crescere ed essere educato da una famiglia e assumere lo status di figlio legittimo dei genitori che lo hanno adottato. Anche in questo caso, in ogni successiva comunicazione all’autorità giudiziaria devono essere omessi elementi identificativi della madre. 

 

Secondo l’art. 28 della Legge 2001 n. 149 l'adottato ha il diritto di accedere, a certe condizioni e con una certa procedura, alle informazioni riguardo l'identità dei genitori biologici. L'accesso a queste informazioni però "non è consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimo".

La mamma resterà quindi anonima.

 

Parto in anonimato ed eventuale ripensamento

"La madre che ha particolari e gravi motivi che le impediscono di formalizzare il riconoscimento, può chiedere al Tribunale per i minorenni presso il quale è aperta la procedura per la dichiarazione di adottabilità del neonato, un periodo di tempo per provvedere al riconoscimento".

 

Per un periodo massimo di due mesi è prevista in questo caso la sospensione della procedura di adottabilità e in questo lasso di tempo la madre deve mantenere con continuità il rapporto con il bambino. Il riconoscimento può essere fatto dal genitore che abbia compiuto 16 anni.

 

"Nel caso di madre non ancora sedicenne, impossibilitata quindi al riconoscimento, ma che voglia occuparsi del figlio, la procedura di adottabilità è sospesa anche d’ufficio sino al compimento del 16° anno, purché il minore, adeguatamente accudito, abbia un rapporto continuativo con la madre".

 

 

E se non partorisci in ospedale

Può anche accadere che si scelga di partorire in casa e non in ospedale. Anche in questo caso è possibile lasciare il neonato al sicuro, senza che nessuno venga mai a sapere chi è la madre. Basta portarlo in speciali culle, una versione moderna della medievale "Ruota degli Esposti". Spesso si trovano vicino agli ospedali, parrocchie o conventi.

 

Come si legge sul sito culleperlavita.it, che ha anche una mappa delle culle in Italia, questi sportelli sono sempre aperti. C'è un pulsante. Basta premerlo, aspettare l'apertura, lasciare il neonato. Una volta lasciato la stanza si chiuderà per mettere in sicurezza il piccolo e il personale che sorveglia la culla si prenderà cura di lui utilizzando la procedura adottata per i neonati non riconosciuti. 

 

Per sapere di più, il sito del Ministero della Salute e il parto in anonimato

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