Maternità

Parto in casa, più richieste

Di Nostrofiglio Redazione
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22 dicembre 2008
In Italia ci sono circa 1.000-1.500 parti in casa all'anno. Chi sceglie di far nascere il figlio a casa ha tra i 30 e i 40 anni, cultura medio-superiore, in genere è pluripara con una precedente esperienza ospedaliera non troppo felice. Problema dei costi.

Aumentano i parti in casa. Lo evidenziano i dati nazionali elaborati da Maurizio Bonati, dell'Istituto Mario Negri di Milano. “I parti in casa rappresentano lo 0,2% del totale, tra i mille e i 1.500 l'anno, con il record negativo della Sicilia (0,04%) e quello positivo dell'Emilia Romagna (0,85%)”.

 

Gli episodi di depressione post partum sono rarissimi, quattro su mille, e lieve - si legge in un’indagine del Corriere -. Chi sceglie di far nascere il figlio a casa ha tra i 30 e i 40 anni, cultura medio-superiore, in genere è pluripara con una precedente esperienza ospedaliera non troppo felice.

 

Hanno scelto il parto in casa la ex top model Cindy Crawford, Demi Moore, Meryl Streep e Kelly Preston, moglie di John Travolta

SCELTA CONTROCORRENTE - “La gravidanza non è una malattia. Eppure c'è una forte paura a fare una scelta controcorrente. Non esiste consenso sociale su questo tema, se lo dici ti rispondono: ma sei matta? Mentre è più folle mettersi in auto il 15 agosto”, spiega al Corriere Marta Campiotti, 52 anni e 500 figli (fatti nascere), presidente del Coordinamento nazionale delle ostetriche che eseguono il parto a domicilio, una quarantina nel Centronord, zero al Sud (www.nascereacasa.it).

 

QUANDO FARLO - ”Il nostro riferimento storico è il Protocollo di Klostermann. Malgrado sia datato, riassume l'essenziale: se una donna è sana, se il bimbo non è podalico, se non c'è sproporzione tra peso del nascituro e mamma, se il feto è unico, dopo la 37ª e prima della 43ª settimana di gravidanza il parto può svolgersi in modo naturale”.

 

PAURA DEI RISCHI - Piera Maghella, educatrice perinatale del Mipa, il Movimento internazionale del parto attivo (www.mipaonline.com), cita ricerche che comparano il parto in un buon ospedale con quello programmato in casa: “Il secondo è altrettanto sicuro per la mamma, ma è molto più sicuro per il neonato”. Lei, che ha fatto nascere nel suo letto tre dei quattro figli, destinando all'ultima la vasca da bagno, non ha dubbi su quale sia il deterrente principale: “È l'idea che possa essere pericoloso e il fatto che sia a pagamento”.

 

 

 

RIMBORSO SPESE - Le uniche amministrazioni che riconoscono un rimborso spese sono l'Emilia Romagna (850 euro circa), il Piemonte (800 euro, con la possibilità di farsi assistere a casa dalle ostetriche del Sant'Anna), Trento e Bolzano. Ci sono poi iniziative autonome delle singole Asl, come quella di Parma: qui le ostetriche del consultorio lavorano anche a domicilio, e l'assistenza è gratuita. Dal 2001, l'anno di attivazione del progetto, al 2007, hanno scelto questa opzione 118 donne, 98 delle quali sono riuscite a partorire nel loro letto (il calcolo è di Teresa Simonazzi De Lorenzo, laureanda in Ostetricia alla Statale di Milano).

 

MEDICI CONTRO - Spesso il sostegno manca proprio da parte del ginecologo. “Quando una gravidanza decorre senza problemi non c'è motivo di andare all'ospedale. Purtroppo i primi nemici di questa soluzione sono gli stessi dottori, in Italia c'è una medicalizzazione incredibile: la media dei cesarei è del 38%, con punte del 59% in Campania e del 50% in Sicilia, mentre l'Oms raccomanda il 10-15 per cento”, conclude Giuseppe Battagliarin, ginecologo del Buzzi di Milano (3.600 parti l'anno) e garante di una delle tre Case di maternità in Italia gestite unicamente dalle ostetriche, strutture alternative dove far nascere il proprio figlio in una dimensione familiare (si trovano a Milano, Induno Olona e Bologna).