Nostrofiglio

Partorire in Italia

Parto in ospedale: 10 regole per scegliere la struttura migliore

Di Valentina Murelli
donnagravidanzaospedale

18 Gennaio 2016 | Aggiornato il 05 Giugno 2017
Garanzie di sicurezza, ma anche di attenzione al processo fisiologico del parto: ecco quello che dovrebbero fornire i punti nascita alle mamme. Un decalogo di Maria Vicario, presidente della Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche (Fnco), indica i punti fondamentali per la scelta della struttura in cui partorire.

Facebook Twitter Google Plus More

Inutile negarlo: i punti nascita in Italia non sono tutti uguali. Per scegliere con serenità dove partorire, una donna deve tenere a mente alcuni aspetti fondamentali, relativi alla sicurezza della struttura, nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto, al rispetto dei suoi  bisogni, nel caso in cui il parto sia assolutamente fisiologico, e all'aiuto che può ricevere nei primissimi giorni di vita con il bambino.

 

A fare il punto su questi aspetti è Maria Vicario, presidente della Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche, Fnco, che ha proposto all'Ansa un decalogo per il parto in sicurezza. Sottolineando come molte delle informazioni necessarie possano essere ricavate  dalla Carta dei servizi del percorso nascita di ciascuna struttura.

 

1. Numero di parti
Spesso il primo criterio di scelta è la vicinanza a casa, ma non è un buon criterio. Il primo aspetto da considerare riguarda invece il numero di parti effettuati all'anno. "Meglio evitare le strutture dove avvengono meno di 500 parti l'anno" consiglia Vicario. "Sono più rischiose, perché meno in grado di fronteggiare eventuali emergenze".

 

Per questo, già nel 2010 un accordo Stato regioni ha indicato la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti, a eccezione di quelli presenti in ambienti particolari come piccole isole o valli montane. "In questi casi gli operatori dovrebbero seguire dei percorsi di aggiornamento specifici, visitando periodicamente centri più avanzati, per riuscire a essere  all'altezza delle varie situazioni che potrebbero verificarsi" sottolinea Vicario.

 

2. Attenzione ai livelli
Se la gravidanza presenta già qualche complicazione, come diabete, eccessivo aumento di peso, pressione troppo alta, oppure se si aspettano due gemelli, non accontentarsi di un punto nascita qualsiasi. Bisogna cercarne uno di secondo o terzo livello: solo questi centri, infatti, garantiscono rispettivamente la terapia neonatale subintensiva o intensiva.

 

3. Verificare i cesarei
Sappiamo che in Italia la percentuale di parti cesarei varia molto da regione a regione, e anche da struttura a struttura. A volte, queste differenze dipendono dalle caratteristiche intrinseche delle strutture: non si può pretendere che il piccolo ospedale di provincia e il grosso centro di terzo livello, al quale arrivano donne con gravidanze complicate, facciano in proporzione lo stesso numero di cesarei. Però ci sono situazioni in cui si abusa di questa possibilità, e sarebbe meglio evitarle.

 

"Se l'ospedale in cui si pensa di partorire fa il 40 o il 50% di cesarei è quantomeno opportuno cercare di capire il perché, magari chiedendo informazioni al proprio ginecologo" consiglia Vicario.  

 

Per le donne che hanno già avuto un cesareo, la presidente Fnco ricorda la possibilità di un nuovo parto per via vaginale, il VBAC. "In Italia siamo al 5% di VBAC, contro il 20% della media europea. In effetti non sono molti i centri che lo offrono, ma qualcosa si sta muovendo. Anche grazie ai risultati positivi di progetti come l'europeo OptiBirth".

 

4. L'epidurale c'è?
Per chi è intenzionata a fare la partoanalgesia, è assolutamente necessario controllare che il punto nascita scelto l'assicuri h24. Non in tutte le strutture questo avviene.

 

5. Il partner in sala parto
Ormai è un'abitudine consolidata, ma è sempre meglio chiedere se è effettivamente possibile avere il compagno vicino durante il travaglio, il parto e nelle prime ore successive la nascita.

 

 

6. Libertà di scelta
"Poter scegliere e cambiare posizione durante il travaglio è una strategia importante per cercare di contenere il dolore" ricorda Vicario. "Per questo, meglio informarsi su questa possibilità".

 

 

7. Conoscere la struttura, attraverso il corso preparto
Esistono ormai molti tipi di corsi di accompagnamento alla nascita. "Frequentare quello organizzato dall'ospedale in cui si intende partorire è un ottimo modo per acquisire nuove competenze, conoscere operatori e chiarire alcuni dei dubbi più pressanti" consiglia Vicario.  

8. Donazione del sangue del cordone
Per legge dovrebbe essere garantita la possibilità di donare le cellule del cordone ombelicale: meglio assicurarsi che sia davvero così. "Si tratta di un prelievo semplice e sicuro del sangue del cordone, effettuato a partire da 60 secondi dopo la nascita" sottolinea Vicario.

 

9. Verificare la possibilità di rooming in
Poter tenere il neonato in stanza con sé è un valore aggiunto, perché ormai è chiaro che questa procedura facilita e promuove l'avvio dell'allattamento al seno. Per questo, se possibile, meglio puntare a una struttura che lo effettui davvero.

 

"Ma attenzione: l'ideale sarebbe un atteggiamento elastico da parte degli operatori sanitari" sottolinea Vicario. "Perché il rooming in è di sicuro una grossa opportunità, ma se il travaglio e il parto sono stati particolarmente lunghi e dolorosi e la mamma è molto provata, è giusto che abbia la possibilità, magari solo per la prima notte, di affidare il proprio bambino alla nursery per recuperare le energie".

 

10. Informarsi sulle strategie per la promozione dell'allattamento al seno
Non sempre i primi tentativi di allattamento filano lisci. Le difficoltà iniziali sono nella norma, e sono tanto più facili da superare quanto più la donna è sostenuta e accompagnata nelle sue prime poppate. "Per questo sarebbe bene verificare che la struttura scelta adotti delle strategie precise per promuovere l'avvio dell'allattamento al seno" dichiara la presidente Fnco.

 

In alcuni casi a fare da garanzia è la certificazione "Ospedale amico dei bambini" di Unicef. In Italia, però, sono ancora poche le strutture certificate. Altre, comunque, presentano nella Carta dei servizi l'applicazione di strategie importanti per promuovere da subito l'allattamento al seno. Per esempio: la possibilità di attaccare il neonato già in sala parto o la disponibilità di personale esperto che aiuti la mamma a impostare correttamente l'attacco del bebé nelle prime poppate, per evitare il rischio di ragadi.

Guarda anche il video: come scegliere l'ospedale dove partorire

TI POTREBBE INTERESSARE
  1. Come scegliere l'ospedale per il parto