Gravidanza

Il parto: meglio in un ospedale grande o piccolo?

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20 Febbraio 2013
Ospedale grande o piccolo: se nel raggio di 50 km ce n’è uno solo, la scelta è quasi obbligata, ma se hai la fortuna di avere più opzioni, è un bel dilemma
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Nella struttura piccola,di solito, viene data più importanza alla componente umana) e non è poco!), ci sono più possibilità di avere un’ostetrica tutta per sé durante il travaglio, nel post parto e nell’avvio dell’allattamento, che ti ascolta e ti supporta in un momento così delicato. Inoltre, il rapporto che si instaura con i medici del reparto e con le puericultrici può essere più diretto.

In un ospedale grande è difficile ricevere attenzioni personalizzate, ma i vantaggi sono il gran numero di parti che si eseguono ogni anno (quindi in teoria più professionalità e esperienza) e gli alti livelli di specializzazione (spesso però legati anche ad alti livelli di medicalizzazione).

“La risposta se è meglio andare a partorire in un ospedale o uno piccolo è difficile - dice Stefano Bianchi, primario di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e docente all’Università di Milano - ogni mamma deve scegliere quel che la fa sentire più sicura e a suo agio, in base alle sue esigenze e priorità”.

Tuttavia, sottolinea il primario, vi sono alcuni requisiti minimi che una struttura, per quanto piccola, deve possedere, anche se il parto si preannuncia nel migliore dei modi. In particolare:

  • deve esserci un reparto di ostetricia distinto da quello di ginecologia e un pronto soccorso ostetrico attivo 24 ore su 24.

  • Se si ha intenzione di fare l’epidurale, occorre accertarsi che vi sia un anestesista ostetrico disponibile in ogni ora (anche di notte!).

  • Dovrebbe esserci, se non una banca del sangue, almeno un piccolo deposito di sangue, perché in ogni parto non si può mai escludere al 100% il rischio di un’emorragia.

  • Il pediatra deve essere sempre presente o almeno sempre reperibile;

  • deve trattarsi di un ospedale comodo e facile da raggiungere, perché trovarsi imbottigliate nel traffico nell’ora di punta con contrazioni in corso non è il massimo.

  • E’ bene che vi sia una figura professionale di fiducia, che ci faccia sentire sicure e ‘protette’.

Se il parto presenta fattori di rischio, sottolinea Bianchi,i requisiti minimi aumentano”. Per esempio: se vi è rischio di parto prematuro, se c’è gemellarità, se c’è il sospetto di malformazioni fetali, è necessario che l’ospedale disponga del reparto di Terapia Intensiva Neonatale.

Se vi è un aumentato rischio di sanguinamento materno (ad es. in caso di placenta previa) è opportuno che sia presente anche un reparto di Terapia Intensiva per adulti.

Da non sottovalutare infine la presenza di un servizio di psicologia clinica laddove si evidenzino specifiche fragilità psico-emotive che necessitano di un supporto psicologico già dopo il parto.

La struttura piccola è preferibile per l’attenzione che di solito viene data alla componente umana – e non è poco! – per la possibilità di avere un’ostetrica tutta per sé durante il travaglio, nel post parto e nell’avvio dell’allattamento, che ti ascolta e ti supporta in un momento così delicato, per il rapporto più diretto che si instaura con i medici del reparto e con le puericultrici: tutti fattori che possono rendere il parto un’esperienza emotivamente più confortante.

In un ospedale grande è difficile ricevere attenzioni personalizzate, ma i vantaggi sono il gran numero di parti che si eseguono ogni anno e gli alti livelli di specializzazione (spesso però legati anche ad alti livelli di medicalizzazione).

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