Reportage

Partorire in acqua in casa maternità: il nostro fotoreportage

Di Luisa Perego, foto di Anna Catalano
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30 maggio 2019
"Alla terza spinta è uscita questa anguilletta. E da lì è cambiata la vita. L’ho vista e mi sono emozionato tantissimo. Ero lì e lo spettacolo della mamma che vede la figlia ancora adesso mi emoziona". Parola di papà Alessio. Insieme a mamma Sharon e alle ostetriche Ivana e Daniela, ci ha raccontato l'emozione del loro parto in acqua nella Casa Maternità Zoè a Roma. A immortalare la nascita di Marta, Anna Catalano, fotografa specializzata in nascite.

25 aprile, 1.45 di notte. La piccola Marta è venuta al mondo con un guizzo, in acqua. Per la gioia di mamma Sharon e papà Alessio che tanto aspettavano la loro prima figlia.

 

La piccola, 3 chili e 540 di puro amore e una testolina piena di capelli, è nata con un parto in acqua nella Casa Maternità Zoè di Roma.

 

Ad assisterla, le due ostetriche indipendenti Daniela De Angelis e Ivana Arena.

 

"Vederla nascere è stato davvero emozionante. Sembrava un delfino" ha commentato Anna Catalano, la nostra fotoreporter esperta di foto di parto che ha assistito alla nascita. "A pochi secondi dalla nascita i suoi occhi erano sgranati, fissi in quelli della mamma. Non mi è mai capitato di assistere a una tale sintonia tra mamma e figlio".

 

La nascita di Marta è il quinto reportage dedicato al parto che pubblichiamo. Lo scorso marzo avevamo raccontato la storia di Andrea e Chiara e la loro scelta di gestire il dolore del travaglio senza epidurale. A gennaio invece avevamo testimoniato il parto di Chiara e la sua scelta per l'epidurale. A dicembre Elena aveva dato alla luce due gemellini e noi eravamo lì, pronti a fotografarli. A novembre invece abbiamo assistito al parto di Pamela e alla sua gravidanza con un linfoma.
 

 

Partorire in casa maternità: la scelta

 

Perché scegliere di partorire in casa maternità? "Ero alla 27esima settimana di gravidanza e ancora non avevo fatto il corso preparto. Avevo paura di non riuscire a fare tutto, ho quindi iniziato a cercare su internet corsi preparto nella nostra zona di Roma" ci spiega la neomamma Sharon al telefono. Sharon ha letto la descrizione della Casa Maternità Zoè, ma non sapeva neppure che cosa fosse una casa maternità. "Non pensavo che lì si potesse anche partorire, ma quando lo abbiamo scoperto, mi sono subito entusiasmata. Mi piaceva l’idea di poter dare alla luce mia figlia in un posto rilassato dove il papà potesse stare con noi e la bimba pure. Anche Alessio era d'accordo con me e quindi abbiamo deciso di far nascere Marta lì".

 

L'approfondimento: che cosa sono le Case Maternità e come funzionano
C'è un nuovo modo di affrontare la gravidanza in un ambiente più intimo, accogliente e protetto, in cui lavorano ostetriche professioniste che credono nell'assistenza personalizzata e nella continuità della cura prima e dopo il parto.
Leggi come funzionano le Case Maternità in Italia.
 

 

Il travaglio: tra casa... e casa maternità

 

Il 23 aprile, alla 40esima settimana+5, Sharon ha iniziato a sentirsi strana e ad avere forti dolori alla schiena. "Ero rilassata sul parto, ma quando ho iniziato a sentire i prodromi mi sono preoccupata" confessa la neomamma. La mattina del 24 i dolori sono aumentati: "Erano pazzeschi. Non li sentivo alla pancia o sulla schiena, ma sui fianchi: come una colica renale molto forte, non mi lasciavano respirare. Lì ho capito che si stava avvicinando il momento".

 

"Arriva mezzogiorno e mi si sono rotte le acque. Chiamo l'ostetrica della casa maternità e arriva subito a visitarmi: avevo il parto aperto di 2 cm. A quel punto è iniziato il dolore vero e proprio del travaglio. Non riuscivo proprio a muovermi".

 

Sharon ha fatto fatica a percorrere il corridoio e ad arrivare in auto. Poi, finalmente, l'arrivo in casa maternità. Alle 20.30 di sera la dilatazione era arrivata a 8 cm.

 

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Sharon arriva in Casa Maternità. Con lei Alessio e l'ostetrica Daniela.

 

"Avrei voluto partorire sul letto"

 

"Ero decisa: non volevo partorire in acqua, ma sul letto. A mezzanotte però proprio non ce la facevo più. A causa del dolore ai fianchi non riuscivo a spingere. Ho scelto quindi di provare il parto in acqua..." spiega Sharon.

 

Le ostetriche hanno preparato l'acqua della vasca e Sharon si è lasciata andare.

 

"Un'ora e 45 minuti dopo Marta è nata. Immergermi è stata una sensazione piacevole, mi sono lasciata andare. Da una parte con la testa ero presente, dall'altra ho fatto in modo che il mio 'istinto animale' prendesse il sopravvento. Le ostetriche mi sono sempre state vicino, ma senza parlarmi, giusto lo stretto necessario".

 

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"Immergermi è stata una sensazione piacevole, mi sono lasciata andare" spiega la neomamma Sharon.

Come commenta Ivana Arena, ostetrica indipendente della Casa Maternità Zoè, presente al parto di Sharon: "Il silenzio è importantissimo per non attivare la corteccia celebrale. Le neuroscienze ci dicono che il cervello, per partorire bene, deve essere lasciato a riposo. Come quando si fa bene l'amore. E il linguaggio invece va ad attivarlo. Ecco perché prestiamo molta attenzione all'ambiente che circonda la partoriente".

 

 

Il momento della nascita di Marta

 

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Manca poco alla nascita di Marta.

Immersa in acqua, con il compagno Alessio al suo fianco, Sharon è pronta per lo 'sprint finale'. "Il coraggio più grande me lo ha dato il fatto che con il dito sentivo la testa di Marta. Mi ha dato la forza che mancava. La cosa più bella per me è stata avere Alessio vicino. E' stato come avere una parte della famiglia con me" ci dice commossa Sharon.

 

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E alla terza spinta, eccola!

"Quando mi sono trovata Marta tra le braccia... è stato indescrivibile. E' lei, l’abbiamo fatta noi. E’ qui, con noi. Finalmente vedevo la sua faccia, vedevo come era fatta. Era bellissima, rosa. Non come si vedono i bambini nei film, tutti sporchi".

 

"Marta aveva questi occhi spalancati che mi fissavano e non ha fatto un pianto. giusto uno 'uè' veloce e poi basta. Mi guardava. Mi fissava. Poi ho visto Alessio commosso ed è stato toccante. E’ un padre eccezionale e glielo dico da un mese ormai. Alessio è un padre e un uomo meraviglioso".

 

"Nella fase finale Sharon ci raccontava che cosa percepiva e noi agivamo di conseguenza" ci spiega ostetrica Daniela De Angelis. "Nonostante in acqua ci fosse meno visibilità, usavamo uno specchio per vedere la progressione della testa. Con i neogenitori poi, guidiamo la parte finale per assecondare il tempo giusto della nascita e per non subire grosse lacerazioni. Ascoltavamo ogni cinque minuti il battito della bambina: lei stava bene e non c'era motivo di accelerare i tempi".

 

"Marta è 'uscita e rientrata' tre volte" racconta l'emozionato neopapà Alessio.

 

"Ci hanno spiegato di non preoccuparci" continua Sharon. "Ho fatto quello che mi dicevano e ho partorito senza lacerazioni, punti, niente".

 


"Alla terza spinta" prosegue Alessio "è uscita questa anguilletta. E da lì è cambiata la vita. L’ho vista e mi sono emozionato tantissimo. Ero lì e lo spettacolo della mamma che vede la figlia ancora adesso mi emoziona. E’ un ricordo bellissimo. Non me lo dimenticherò più per il resto della vita".

 

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"Alla terza spinta è uscita questa anguilletta. E da lì è cambiata la vita" commenta il neopapà Alessio.

"E’ sempre un’emozione questo primo sguardo tra mamma e bambino. Ogni nascita ci dona un’energia pazzesca. E l’amore che c’è tra Alessio e Sharon è esploso in quel momento e ci ha commossi tutti" spiega l'ostetrica Daniela.

 

 

Il parto in acqua... secondo il papà

 

Il parto dal punto di vista di papà Alessio è un turbinio di emozioni contrastanti: "C’era l’impotenza di cercare di alleviare anche minimamente il dolore di Sharon. Ero lì presente però impotente. Vedevo che soffriva e io fisicamente stavo bene. Questa poi ve la devo raccontare. A un certo punto quando Sharon ha deciso di entrare in acqua, le ostetriche mi hanno detto che ci sarebbe voluto ancora un po’ di tempo e mi hanno consigliato di andare a mangiare qualcosa. Neanche il tempo di addentare una fetta di pizza nell'unico chioschetto aperto in zona a quell'ora che subito l'ostetrica mi ha chiamato per dirmi che Marta stava per nascere. Mando giù il boccone pensando di aver perso la nascita di mia figlia. Sono arrivato correndo trafelato alla casa maternità, cianotico per la fatica, ma Marta non era ancora nata. Mi hanno detto che lei in qualche modo mi aveva aspettato. E' venuta alla luce 40 minuti dopo".

 

 

"Papà, consiglio a tutti di fare questa esperienza"

 

"Quando rivedo le foto della nascita di Marta... che emozione! Consiglio a tutti i papà di fare questa esperienza. Io sono rinato con mia figlia. È stata un'esperienza molto forte: il contrasto del dolore e poi la nascita..." conclude Alessio.

 


"E' vero, c'è il dolore, ma poi ti dimentichi tutto. Con lei in braccio non sentivo più nulla, neanche la stanchezza" continua Sharon. "Non sono neanche riuscita a dormire perché guardavo Marta e basta, stavo benissimo così. Siamo rimasti ancora un giorno in casa maternità per riposarci e non riuscivo a staccare gli occhi da mia figlia. Il suo arrivo nella nostra vita è stato come un immenso shock positivo. Nel momento in cui è nata abbiamo capito che la nostra vita non ci apparteneva più. Eravamo suoi".

 

Anna Catalano
Anna Catalano

Sulla fotografa Anna Catalano

Anna Catalano, 37 anni, è una fotografa professionista.
Scatta da più di 15 anni, ha studiato fotografia e ancora oggi continua ad aggiornarsi.
Nel 2013 diventa mamma di Giulia. Da allora la sua attenzione si è focalizzata sulla maternità e sull'infanzia, raccontandola in modo autentico, cercando di fare emergere ed esorcizzare i più comuni cliché culturali e sociali legati a questo universo, in ambiti e contesti disparati e spesso difficili.
Collabora con magazine italiani, ospedali, aziende e privati.
Noi di nostrofiglio abbiamo scelto Anna per sviluppare fotoreportage di parto, a cui si dedica con professionalità, passione e grande rispetto per le persone coinvolte.
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