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Partorire un maschio è più doloroso?

di Sara De Giorgi - 05.01.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Secondo uno studio svolto presso l'Università di Granada in collaborazione con l'Ospedale Clinico San Cecilio di Granada in Spagna, partorire un maschio sarebbe più doloroso. Le mamme di neonate riuscirebbero, invece, ad affrontare meglio lo stress legato al parto.

Partorire un maschietto potrebbe essere più doloroso per la mamma. Lo ha rilevato uno studio, pubblicato dalla rivista Pediatric Research nel 2016, svolto presso l'Università di Granada in collaborazione con l'Ospedale Clinico San Cecilio di Granada in Spagna: i ricercatori, dopo aver analizzato il parto di 56 donne, hanno concluso che le madri che avevano dato alla luce bambine avevano sofferto meno delle madri che avevano avuto bambini.

In particolare, per condurre questa ricerca, gli scienziati hanno lavorato con un campione di 56 donne incinte sane, di cui 27 hanno dato alla luce maschi e 29 femmine presso l'ospedale Clinico di Granada.

Gli studiosi hanno affermato inoltre che, dopo aver prelevato campioni di sangue, quelli delle madri di bambine hanno mostrato la presenza di un alto livello di antiossidanti, in grado di procurare maggiori benefici al momento del parto.

Partorire un maschio è più doloroso?

Pare, dunque, che, sebbene tutte le donne vivano lo stesso livello di stress a causa delle paure - che sono naturalissime - del dolore del travaglio, le mamme che danno alla luce bambine riescono a calmarsi di più rispetto alle mamme dei maschietti e manifestano prima una diminuzione dei dolori del parto.

La ricerca ha dimostrato che le neonate e le loro madri affrontano più efficacemente lo stress del parto rispetto ai bambini e alle loro madri, rivelando una chiara associazione tra sesso del neonato, processo ossidativo e segnalazione infiammatoria.

Julio José Ochoa Herrera e Javier Díaz Castro, del Dipartimento di Fisiologia dell'UGR, hanno affermato: "si apre così un interessante campo di ricerca che si concentra sul sesso del neonato come fattore di rischio per varie alterazioni funzionali, con importanti ricadute sulla speranza di vita e sullo sviluppo di patologie nella loro vita futura".

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