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Cosa mettono nella borsa per l'ospedale le donne che stanno per partorire? Ecco un reportage in giro per il mondo

03 Febbraio 2016
Le mamme che stanno per partorire sono tutte uguali... ma è diverso quello che mettono nella borsa da portare in ospedale. In alcune parti del mondo non può mancare il telo di plastica da stendere sul lettino della sala parto o le lamette per tagliare il cordone, mentre per ben altre mamme a essere indispensabile è l'iPad o l'olio per i massaggi. Ma è soprattutto la mancanza di acqua negli ospedali che fa la differenza. Ed è quello che vuole denunciare questo servizio fotografico realizzato da WaterAid, onlus che si batte per portare acqua potabile nei Paesi poveri.

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Agnes Noti, 22 anni, Kiomboi, Tanzania. In attesa del terzo figlio. In questo ospedale ci sono solo tre stanze. Non ci sono vasche né docce e la sala parto ha il bagno rotto. Le donne dopo il parto si puliscono nel gabinetto o nel lavandino dove si lavano i medici. "Abbiamo dovuto comprare l'acqua in negozio. L'acqua che c'è qui viene dal fiume e non è potabile" racconta Agnes. Questo servizio fotografico è stato realizzato da WaterAid: www.wateraid.org

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La borsa di Agnes: vestitino per il bebè, uno scialle, tè, un thermos, una bacinella, una copertina.

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Chadla Suyhidy Morales Benjamio, 16 anni, Casa di Maternità a Bilwi, Nicaragua. Il pozzo che serve la Casa Maternità è contaminato dalla vicina fossa biologica e l'acqua non è potabile, ma viene utilizzata per lavarsi e ha provocato un rash cutaneo su tutto il corpo di Chadla.

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La borsa di Chadla: asciugamano, vestitino per il bambino, bottiglie, tazza, ciotola, pettine, spazzolino, deodorante, carta igienica, penna a sfera, agenda.

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Claudine Razafindrabary, 26 anni, centro di salute Soavina, quartiere Betafo, Vakinankaratra, Madagascar. "La mia famiglia mi ha raccontato molte credenze sulla gravidanza. La più importante è quella di non mettere mai una sciarpa intorno al collo, altrimenti il cordone ombelicale potrebbe avvolgersi intorno al collo del bambino" .

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La borsa di Claudine: vestitino nuovo per il bambino, cotone idrofilo, alcol, pannolini, termos, secchiello, assorbenti.

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Deanna Neiers, 39 anni, New York City, Usa, in attesa del primo figlio. "Sono molto fortunata a vivere a pochi passi da uno dei migliori ospedali di New York. Essere incinta aumenta la consapevolezza di quanto siamo fortunati ad avere accesso a buone strutture ospedaliere e ad avere acqua pulita. Si desidera il meglio per il proprio bambino ed è devastante pensare a far nascere un figlio dove l'acqua è contaminata. Sogno un mondo in cui tutte le donne possano avere un luogo pulito e sicuro dove far nascere i loro bambini ".

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La borsa di Deanna: music player, olio di cocco e di lavanda, gel all'arnica, snack, reggiseno per allattamento, cuscino allattamento, abbigliamento per il bambino, abbigliamento per Deanna, libro.

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Ellen Phiri, 23 anni, Malawi, centro di salute Simulemba. Qui non c'è acqua corrente pulita e solo quattro bagni per 400 persone. Le docce non hanno tetto né porte e mancano le attrezzature di sterilizzazione.

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La borsa di Ellen: torcia (nel centro di salute non c'è corrente elettrica), foglio di plastica nera da mettere sul lettino della sala parto, lama di un rasoio per tagliare il cordone ombelicale, stringa per legare il cordone, soldi per comprare il cibo, tre grandi parei da indossare e avvolgere il bambino.

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Hazel Shandumba, 27 anni, distretto di Monze, Zambia. Qui vicino alla clinica c'è un pozzo di acqua potabile ma non c'è acqua corrente nel reparto maternità. Le donne anziane mi hanno spiegato cosa fare e non fare in gravidanza: non dormire di giorno, altrimenti il bambino potrebbe dormire il giorno del parto, di non sostare mai sotto una porta perché il bimbo potrebbe fare lo stesso e ritardare il parto, e di non mettere collane né sciarpe intorno al collo per evitare che il cordone ombelicale si avvolga al collo del bimbo.

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La borsa di Hazel: tutina per il bambino, copertina, cotone, tovaglioli, foglio di plastica da mettere sul lettino della sala parto, bacinella, lenzuolino.

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Joanna Edwards, 32 anni, Londra, Regno Unito, incinta del suo primo figlio. "Porterò una bottiglia d'acqua per bere durante il travaglio. Riempirò la bottiglia con l'acqua dell'ospedale, devo essere grata che qui da noi l'acqua sia buona e sicura, a differenza di molti altri Paesi. La cosa più importante che metterò in valigia è una copertina che mi ha dato mia madre e che è la stessa che ha usato lei quando sono nata io".

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La borsa di Joanna: pannolini, abitini per il bimbo, snack, vestiti di ricambio, asciugamano, spazzola, i Pad, un apparecchio Tens, borraccia, copertina.

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Katy Shaw, 31 anni, Melbourne, in attesa del primo figlio. "E' incredibile che in molti Paesi le donne incinte non abbiano accesso all'acqua potabile corrente e per procurarsela devono ogni giorno percorrere lunghe distanze".

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La borsa di Kathy: articoli da bagno, spuntini, cappellini, calze, body per il bimbo, pigiami per Kathy, biancheria intima, olii da massaggio, vari prodotti da bagno.

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Kemisa Hidaya, 27 anni, nel Centro medico Kawaala II, Kampala, Uganda. "Sono stato qui solo per un giorno, ma i bagni sono puliti e la sala parto è stata lavata due volte. Anche il bagno è pulito, ma il gabinetto è senza acqua e bisogna accovacciarsi e questo per una donna incinta non è facile".

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La borsa di Kemisa: due guanti, lame di rasoio, ovatta, sapone da bucato, bottiglia di disinfettante, una tazza, carta igienica, pannolini, vestitino per bambino, biancheria da letto, soldi per emergenza.

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Marie Lucette Ravonjinahary, 38 anni, presso il centro di salute di Soavina in Madagascar. In attesa del quinto figlio. "Non abbiamo acqua corrente vicino al villaggio e ogni giorno, anche in gravidanza, dovevo camminare a lungo per raggiungere il pozzo. Solo a otto mesi ho smesso perché la tanica era troppo pesante da portare".

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La borsa di Marie: thermos, secchio, tazza, vestito per il bambino, pannolini, panno.

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Merina Milimo, 30 anni, da Kagoli, quartiere ovest di Monze, Zambia. In attesa del suo terzo figlio. Tutti i miei figli sono nati alla clinica Hamapande e mi sono trovata bene. E' pulita e ha abbastanza acqua perché c'è un pozzo".

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La borsa di Merina: catino, tutina, pannolini, asciugamano, cotone idrofilo, borotalco, crema, cappellino, fazzoletti.

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Mestawet Legesse, 30 anni, ha appena partorito il quarto figlio al centro di salute Akaki, Addis Ababa, Etiopia. "Secondo la nostra religione il bambino deve essere battezzato entro 40 giorni. Fino al battesimo starò a casa con mia mamma che farà tutto per me. Continuerò ad allattare per un massimo di due mesi".

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La borsa di Mestawet: asciugamano, per tenere il bambino, assorbenti, biancheria intima, pantaloni della tuta, abito lungo aperto, bottiglia di bevanda analcolica.

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Zaituni Mohammed, 29 anni, e il suo bambino, Mariam, nel reparto post-natale all'ospedale Kiomboi in Iramba, Tanzania.

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La borsa di Zaituni: thermos, bevanda, un pasto, fasce per il bambino.

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Zoenabo Karane, 33, tiene in braccio il suo quinto figlio, Kampoaga, villaggio del Burkina Faso. "Grazie a Dio, dove vivo, abbiamo pozzi e non sono stata mai male per aver bevuto acqua contaminata".

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La borsa di Zoenabo: cappellino, calze, cambio di vestiti per lei, vestiti per il bambino, bacinella.

Agnes Noti, 22 anni, Kiomboi, Tanzania. In attesa del terzo figlio. In questo ospedale ci sono solo tre stanze. Non ci sono vasche né docce e la sala parto ha il bagno rotto. Le donne dopo il parto si puliscono nel gabinetto o nel lavandino dove si lavano i medici. "Abbiamo dovuto comprare l'acqua in negozio. L'acqua che c'è qui viene dal fiume e non è potabile" racconta Agnes. Questo servizio fotografico è stato realizzato da WaterAid: www.wateraid.org
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