Gravidanza

Primo parto con cesareo. E il secondo?

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17 Aprile 2013 | Aggiornato il 02 Marzo 2015
Dopo un parto cesareo per il primo figlio è possibile un parto naturale per il secondo? Sì, 6-8 donne su 10 ce la fanno. Il ginecologo Stefano Bianchi spiega come sia possibile partorire spontaneamente dopo un primo cesareo.
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Si può fare un parto naturale dopo uno o più parti cesarei?

Se avete partorito il vostro primogenito con un taglio cesareo, con il secondogenito non è detto che dobbiate ripetere l'esperienza, ma potete invece tentare le vie naturali. "Si può fare il cosiddetto travaglio di prova, tentando di far nascere il bebè per via vaginale" spiega Stefano Bianchi, direttore dell'unità di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano.

Si parla in questo caso di VBAC, acronimo dell'espressione inglese Vaginal Birth After Cesarean ('parto naturale dopo cesareo').

Le statistiche dicono che su 10 donne che tentano di partorire spontaneamente dopo un cesareo, 6-8 ce la fanno.

Le candidate, però, devono essere selezionate attentamente: se sussistono o si verificano nuovamente le condizioni che hanno portato al primo intervento, il ricorso al bisturi è inevitabile. Altrimenti si rischia un cesareo d’emergenza che potrebbe essere ancora più problematico.

Il travaglio di prova, per esempio, è sconsigliato quando il ricorso al primo cesareo era stato determinato a causa di un bacino molto piccolo, se durante il primo cesareo si erano verificate complicazioni, come un'infezione grave che potrebbe aver comportato una cicatrizzazione imperfetta della ferta.

No al VBAC anche se, nella nuova gravidanza, il feto è troppo grande o si presenta podalico o si tratta di gemelli.

La rottura dell’utero: un rischio basso, ma possibile

Nel corso del travaglio di prova possono verificarsi degli imprevisti che richiedono un nuovo cesareo. Il più temuto è la rottura dell’utero: nella zona della cicatrice il tessuto, essendo meno elastico, non resiste agli sforzi delle contrazioni e può cedere: si tratta di una situazione di emergenza con gravi conseguenze per la madre e il bambino. Può infatti provocare abbondante sanguinamento e richiedere trasfusioni di sangue o, in casi estremi, l’asportazione dell’utero.

Meglio un ospedale di II livello

La rottura dell’utero è un’evenienza decisamente infrequente (può accadere in meno dell’1% dei casi), ma se si ha intenzione di partorire per via vaginale dopo un cesareo, è consigliabile rivolgersi ad un centro di alto livello che garantisca un’assistenza ottimale, dove ci sia per esempio una disponibilità immediata di sangue (che non in tutti gli ospedali c’è!), un’equipe chirurgica e un anestesista presenti 24 ore su 24, una sala operatoria sempre disponibile.

Questo fa capire perché spesso sono i medici stessi a consigliare un secondo cesareo, specie se operano in punti nascita piccoli.

Fonti per questo articolo: Linee guida sul taglio cesareo dell'Istituto superiore di sanità; consulenza di Stefano Bianchi, direttore dell'unità di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano.