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Rooming in: che cos’è e quali sono i vantaggi

di Giulia Foschi - 03.11.2020 - Scrivici

rooming-in
Fonte: Shutterstock
La permanenza del neonato nella stessa stanza della mamma subito dopo il parto è una pratica naturale e semplice che porta molti vantaggi, sia sul piano fisiologico che psicologico

Rooming in

La pratica del rooming-in permette alla madre e al neonato di restare insieme 24 ore su 24 durante la permanenza in ospedale, subito dopo il parto. Pensandoci un attimo, in realtà non è altro che il comportamento più semplice, istintivo e naturale che si possa mettere in atto. Ne parliamo con Irene Cetin, Direttore Dipartimento Donna Mamma Neonato dell'ASST Fatebenefratelli Sacco.

In questo articolo

Che cos’è il rooming-in

"Per rooming-in intendiamo la compresenza del neonato nella stanza della mamma nei giorni che seguono il parto" – spiega la Professoressa Cetin -. "Così la madre lo può attaccare al seno o prendere semplicemente in braccio in ogni momento, indipendentemente dagli orari prestabiliti per le poppate, ormai superati. Questa pratica serve a favorire l'allattamento e il contatto fisico".

Perché fa bene: quali sono i vantaggi per la mamma e per il bambino

"Non dovremmo nemmeno porci questa domanda: dovrebbe essere la prassi che il neonato stia con la mamma. In ogni caso, il vantaggio pratico immediato è che l'allattamento al seno stimola la continua produzione del latte. Inoltre, secondo le teorie dell'attaccamento è fondamentale il legame istintivo che si crea tra il neonato e la figura con cui passa i primi istanti della sua vita. Accade anche in natura. Il legame è duplice, per cui anche per la madre un contatto iniziale ravvicinato permette lo sviluppo di una relazione positiva. Infine, non dimentichiamo il padre: i genitori sono due. Anche il papà può stare nella stanza con mamma e bambino durante il rooming-in, in modo che il legame si sviluppi in modo armonico con entrambi i genitori".

Rooming-in e skin-to-skin: la correlazione e i benefici

"Lo skin-to-skin rientra nel concetto più ampio che abbiamo appena illustrato del rooming-in. Nello specifico, consiste nel contatto pelle-a-pelle tra la madre e il bambino appena nato. L'ostetrica valuta che vada tutto bene e lo appoggia sul seno della madre, anche con il cordone ancora attaccato. Come il rooming-in, questa pratica serve a creare il legame tra madre e figlio, e stimola inoltre nella madre la produzione del latte. Serve anche per regolare la temperatura del neonato, garantendogli un migliore adattamento termico grazie al calore diretto del corpo della mamma.

Ovviamente, in queste due ore in cui neonato e mamma vengono lasciati insieme, c'è sempre il personale sanitario che monitora la situazione in un momento così delicato. Lo skin-to-skin non viene messo in atto nel caso in cui dovessero emergere dubbi o problemi sulla salute del neonato, che è sempre prioritaria, o se la madre è troppo stanca o provata".

Rooming-in: le linee guida Oms/Unicef

Oms e Unicef promuovono la pratica del rooming-in. "Il contatto tra madre e figlio, che si realizza sia a livello epidermico che visivo immediatamente dopo la nascita, dovrebbe continuare offrendo alla madre la possibilità di tenere sempre il bambino con sé – si legge nel documento congiunto -. La pratica del rooming-in dovrebbe quindi sostituire quella di tenere madre e figlio in camere separate e a contatto soltanto durante visite programmate.

La prima pratica presenta una serie di importanti vantaggi: per esempio, facilita il crearsi di un legame affettivo, rende possibile l'allattamento al seno tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento e permette un contatto più stretto con il padre e gli altri familiari. Il rischio di infezioni neonatali, inoltre, risulta inferiore se il neonato rimane nella camera materna piuttosto che nell'ambiente chiuso di una nursery. Il mantenimento del contatto madre-figlio favorisce la colonizzazione della pelle e del tratto gastroenterico del neonato da parte dei micro-organismi materni, che tendono a non essere di natura patogena e contro i quali agiscono gli anticorpi contenuti nel latte materno. Il neonato è quindi contemporaneamente esposto e protetto dagli organismi contro cui svilupperà un'immunità attiva solo in un periodo successivo".

Rooming in dopo il cesareo: si può fare?

La risposta è sì: "Se non ci sono complicazioni la madre si alza molto presto, circa 12 ore dopo il cesareo – conferma la Professoressa Cetin -. Deve giusto passare il tempo dell'anestesia, poi la culla si può accostare al letto. Ovviamente c'è sempre del personale che può aiutare la mamma, e come abbiamo detto prima in tempi normali – perché il Covid ha modificato molte abitudini – incoraggiamo sempre anche la presenza del padre".

L'intervistata

Irene Cetin è Direttore UOC Ostetricia e Ginecologia all'Ospedale Vittore Buzzi, Direttore f.f. Ostetricia e Ginecologia all'Ospedale Luigi Sacco, Direttore del Dipartimento Donna Mamma Neonato dell'ASST Fatebenefratelli Sacco. E' Professore Ordinario e insegna Ostetricia e Ginecologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche L. Sacco - Università degli Studi di Milano.

 

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