SALA TRAVAGLIO

Sala travaglio: che cosa è e che cosa portare

Di Alice Dutto
salatravaglio
22 Marzo 2017
Quando ci si va, cosa c'è dentro e qual è il suo scopo. Scopriamo tutto sulla sala travaglio grazie all'ostetrica Anna Sebastiani dell'associazione Mammamondo
 
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«La sala travaglio è il luogo in cui sostano le future mamme quando entrano nella fase attiva del travaglio, quando cioè hanno contrazioni regolari e attive e una dilatazione del collo centrale appianato di 3 centimetri» spiega Anna Sebastiani, ostetrica dell'associazione Mammamondo di Milano.

 

Questo vuol dire che «le contrazioni sono uguali tra di loro e l'apice dura tra i 40 e i 60 secondi. Tra l'una e l'altra, generalmente, c'è una pausa di 3 minuti e poi si riparte con la contrazione successiva».

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A seconda degli ospedali, sala travaglio e sala parto coincidono. «Ci sono però delle strutture in cui la mamma, quando ha raggiunto i 10 centimetri di dilatazione, viene spostata in un'altra stanza, chiamata appunto sala parto, per la fase espulsiva».

Quanto tempo si sta in sala travaglio


La durata della permanenza in sala travaglio dipende da vari fattori, uno di questi è il tipo di gravidanza. «Nel caso di un primo figlio, la dilatazione è di circa 1 centimetro all'ora. Si parte da 3-4 centimetri e si arriva ai 10. Si può arrivare a stare in sala travaglio per circa 6-7 ore. La fase espulsiva, invece, dura all'incirca un'ora e mezza».

 

Se si tratta di un secondo o terzo figlio, invece, «la dilatazione è di circa 2 centimetri all'ora, quindi la durata si dimezza. In questo caso, la fase espulsiva dura circa 40 minuti».

Queste sono comunque di indicazioni generiche: «Ogni parto è a sé ed è tutto sempre molto soggettivo».

Il momento del travaglio è generalmente «riservato: cerchiamo di farlo vivere alla coppia, senza troppi disturbi. In questa fase, l'ostetrica va e viene, dà suggerimenti alla coppia per aiutare la donna a gestire il dolore; nella fase espulsiva, invece, l'ostetrica è presente in modo più assiduo. Non ci sono interferenze, invece, nelle due ore dopo il parto, che sono riservate all'intimità della nuova famiglia».

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Al giorno d'oggi, nella maggior parte degli ospedali, «i bambini vengono messi appena nati sulla pancia della mamma con una copertina e il cappellino, questo favorisce la relazione tra loro».



Come è fatta e che cosa si può fare dentro


«Molto dipende dalla struttura scelta, ma la tendenza degli ultimi anni è quella di rendere la sala travaglio un luogo molto accogliente che, in alcuni casi, ha anche il bagno in camera. Si cerca di renderlo un ambiente confortevole, dai colori tenui e delicati, che faccia sentire i futuri genitori come a casa. Moduliamo le luci, permettiamo l'utilizzo di oli essenziali, oli per massaggi e della musica; le mamme possono poi usare degli strumenti che in genere fornisce lo stesso ospedale: palle, materassini, boule d'acqua calda. Alcune le mandiamo sotto la doccia per rilassarsi e sentire meno dolore. In alcune sale travaglio c'è poi una vasca per il parto in acqua».

Che cosa portare


In sala travaglio è bene avere «un abbigliamento comodo, meglio una camicia con bottoni davanti, che arrivi sopra il ginocchio, per facilitare il contatto pelle-pelle con il bambino quando sarà nato. Ma va bene anche una vecchia maglietta, magari del papà. Bisogna considerare che l'indumento scelto potrà sporcarsi, quindi è meglio non portare qualcosa a cui si è affezionati – prosegue l'esperta –. Per il bambino bisogna ricordarsi il cappellino e la copertina da utilizzare nel momento del contatto pelle-pelle».