Lombardia

Una petizione per scegliere il parto in casa

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03 Febbraio 2014
Oggi le donne residenti in Lombardia che desiderano partorire in casa lo possono fare soltanto nel caso in cui se lo possano economicamente permettere, a differenza di altre regioni italiane. Così le ostetriche del cerchio di Maia, gruppo nato nel 2011, ha lanciato su change.org una raccolta di firme perché venga garantita la libertà per le donne di scegliere dove e come anche in Lombardia. In un mese hanno già raccolto oltre 10mila firme.
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Una petizione per permettere alle donne della Regione Lombardia di scegliere dove e come partorire. L’idea è stata lanciata dalle ostetriche del Cerchio di Maia, gruppo nato nel 2011 durante un corso sul parto a domicilio.

"Bisogna garantire la libertà di scelta alla donna circa i luoghi ove partorire e circa le modalità con cui tale evento debba svolgersi perché la maternità possa essere vissuta come fatto naturale”. Non è uno slogan pubblicitario ma l’articolo 1 della legge regionale n.16 del 1987 della Lombardia che, all'articolo 5, continua impegnando il consiglio regionale ad individuare le zone dove sperimentare il parto a domicilio e in casa maternità.

“Sono trascorsi 26 anni da quando questa legge è stata emanata, tuttavia ancora oggi le donne residenti in Lombardia che desiderano partorire in casa lo possono fare soltanto nel caso in cui se lo possano economicamente permettere, a differenza di altre regioni italiane come Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Lazio e delle provincie di Trento e Bolzano, dove il parto a domicilio viene rimborsato” spiega Irene Migliorini, ostetrica del Cerchio di Maia.

Da qui, il bisogno di agire: “All’inizio di gennaio abbiamo lanciato su change.org una raccolta di firme chiedendo che l'assessore alla Salute della Regione Lombardia, Mario Mantovani, intervenga perché venga garantita la libertà per le donne di scegliere dove e come partorire, anche in Lombardia". E l’idea sembra piacere alle future mamme: “abbiamo già raccolto oltre 10mila firme” continua l’ostetrica.

E spiega come il Cerchio di Maia sia nato anche per promuovere una cultura più attenta alla nascita naturale: “L’Italia è il primo Paese in Europa per numero di cesarei: praticato soprattutto al Sud, abbiamo una media di parti cesarei pari al 38%, rispetto alla percentuale raccomandata dall’OMS che non deve superare il 15%. Tutto ciò nonostante il parto cesareo possa aumentare di 3-4 volte la possibilità di morte materna” sottolinea Irene Migliorini. “Eppure quando non ci sono rischi per la madre e per il bambino e quando la donna è assistita da personale professionale può tranquillamente partorire in modo naturale e a domicilio” continua. (Leggi anche: il parto in casa)

Il problema però è che, almeno in Italia, per far nascere il proprio figlio a casa bisogna spesso mettere mano al portafogli. Perché solo in alcune regioni si può usufruire dei benefit per questo servizio: “Alcune Asl, dopo aver ricevuto la richiesta della mamma, mandano le ostetriche a casa per il parto. In altri casi, la Regione rimborsa le ostetriche scelte direttamente dalla mamma. Ma questa è una libertà che dovrebbe essere garantita su tutto il territorio italiano” continua l’ostrica. E conclude. “La petizione è il primo passo per garantire la libertà di scegliere il parto a domicilio in Lombardia. Ma c’è ancora tanto lavoro da fare nelle altre regioni”.

Quando costa partorire in casa?

Secondo i dati dell’associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio, il costo di un parto in casa si aggira attorno ai 2000 euro, ma è un prezzo variabile perché dipende sempre dall’equipe che la mamma chiama per essere assistita durante il parto.

Per quanto riguarda il prezzo del rimborso, non c'è invece un costo fisso, ma è a discrezione della Regione.

Parto in casa: la nascita della piccola Sloane

La nascita di Sloane in acqua e in casa, tra le braccia di mamma e papà. In questo video dolcissimo di sei minuti circa, le riprese del travaglio, del parto, della prima poppata e della presentazione all'altra piccola di casa.

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