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Violenza in sala parto

Violenza in sala parto: la subisce il 21% delle donne

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21 Settembre 2017
Sono molte le donne che in sala parte subiscono violenza fisica o verbale da parte del personale medico. A rivelarlo è la ricerca "Le donne e il parto", promossa dall'Osservatorio sulla violenza Ostetrica Italia. Si tratta della prima e importante indagine su questo tema. 

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Il parto è sempre stato un momento difficile e doloroso, e per renderlo più sicuro e far sentire la donna più protetta negli ultimi cinquant'anni è stato avviato un processo di medicalizzazione che prende il via con l'inizio della gravidanza e ha il suo apice in sala parto. 

 

Eppure una nuova e importante indagine ha fatto emergere che molte donne non solo non si sono sentite al sicuro durante il parto, ma addirittura hanno subito violenza, fisica o psicologica, da parte del personale medico e ostetrico.

A renderlo noto è la ricerca  "Le donne e il parto", promossa dall'Osservatorio sulla violenza Ostetrica Italia e condotta dalla Doxa con il contributo delle associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo Onlus e diffusa attraverso la campagna "Basta tacere: le madri hanno voce".

 

Lo studio ha preso in esame un campione di 5 milioni di donne italiane, tra i 18 e i 54 anni, con almeno un figlio di 0-14 anni, e ha indagato i diversi aspetti e momenti vissuti durante le fasi del travaglio e del parto. Il  21% del campione ha dichiarato di aver subito un’esperienza di violenza ostetrica durante il parto o il travaglio in ospedale; e il 41% (4 donne su 10) di aver subito pratiche lesive della propria dignità. 

 

Tra le operazioni violente subite dalle donne c'è l'episiotomia, effettuata sul 54% delle partorienti. Il 61% delle quali ha dichiarato di non aver dato il consenso informato. Per il 15% si è trattato di una menomazione degli organi genitali, e il 13% delle mamme si è sentita tradita dal personale ospedaliero. 

Un altro intervento molto diffuso è quello del taglio cesareo: praticato sul 32% delle partorienti, di cui il 15% d'urgenza, il 14% programmato su richiesta del medico, e un 3% esplicitamente voluto dalle donne. Dati molto alti visto che l'Oms consiglia di non superare la soglia del 10%. 


Altre pratiche sotto accusa sono l'uso della ventosa o del forcipe, l'induzione farmacologica del travaglio, le visite vaginali invasive, le umiliazioni verbali, la rasature del pube, la separazione dal bambino senza un motivo medico, l'obbligo di partorire sdraiate con le gambe sulle staffe...

 

Ci sono poi i racconti di solitudine e abbandono. Il 27% del campione intervistato ha dichiarato di essersi sentite seguite solo in parte dall’equipe medica, mentre un ulteriore 6% ha affermato di aver vissuto il parto in totale solitudine e senza assistenza.
Anche sull'allattamento ci sono delle carenze: il 27% delle madri ha lamentato una mancanza di sostegno e di informazioni.
Un 12% delle donne ha affermato che gli è stata negata la possibilità di avere vicino una persona di fiducia durante il travaglio; e il 13% ha dichiarato di non aver avuto un'adeguata terapia del dolore. 

 

Il 6% delle donne, riporta infine l'inchiesta, ha subito un trauma tale da non aver più voluto altre gravidanze.