Alcol in gravidanza

Alcol in gravidanza: da vietare oppure no?

Di Valentina Murelli
alcolingravidanza
19 Ottobre 2015
In gravidanza bisogna astenersi del tutto dal consumare bevande alcoliche, oppure si può fare qualche piccola eccezione? Sul British medical Journal le posizioni degli esperti a confronto.
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In gravidanza l'alcol deve essere davvero assolutamente vietato, oppure no? Le donne in dolce attesa (o che stanno pianificando una gravidanza) devono astenersi del tutto dal consumare bevande alcoliche come vino, birra, superalcolici, oppure si può tollerare un bicchiere - piccolo - ogni tanto?

 

Le autorità sanitarie di diversi paesi offrono raccomandazioni differenti su questo argomento, perché anche dal punto di vista scientifico rimangono alcune zone d'ombra. Un dibattito sulle pagine della rivista scientifica British Medical Journal (BMJ) mette a confronto le posizioni di chi raccomanda il divieto assoluto di alcol in gravidanza e di chi invece ritiene che bisognerebbe presentare alle donne la situazione per quella che è, cioè senza certezze definitive. Lasciando a loro la scelta se consumarne un pochino ogni tanto,

 

I pericoli dell'alcol in gravidanza


Alcune certezze ci sono. In particolare sappiamo che:
- alcuni dati scientifici indicano che un consumo regolare di alcol nel primo trimestre può aumentare il rischio di aborto;
- l'abuso di alcol durante la gravidanza può causare danni gravi al bambino, nell'ambito della cosiddetta sindrome feto-alcolica;
- oltre alla sindrome feto-alcolica, esiste un più ampio spettro di disturbi fetali probabilmente legati all'alcol, che includono problemi comportamentali e intellettivi.

 

Quello che al momento è meno certo è quanto siano effettivamente frequenti questi disturbi "minori", con che sicurezza i singoli casi possano essere effettivamente attribuiti all'alcol e se esista o meno una soglia di consumo di alcol, sotto la quale si può bere con relativa tranquillità.

 

Paese che vai, indicazione che trovi


In questa situazione di incertezza scientifica, è normale che paesi differenti offrano alle donne indicazioni differenti su come comportarsi di fronte a un bicchiere di vino. A volte, anche all'interno dello stesso paese, autorità sanitarie differenti possono fornire raccomandazioni diverse.

 

Come riassunto sul British Medical Journal, nel Regno Unito, il Royal College of Obstetrics and Gynaecologists  e il Nice, l'istituto per l'eccellenza clinica, raccomandano l'astensione completa da quando si decide di provare ad avere un bambino alle prime 12 settimane di gravidanza. Dopo questo periodo, sono consentite non più di una o due unità di alcol una o due volte alla settimana. Inoltre sconsigliano il binge drinking, cioè le grosse bevute occasionali.

 

Unità di alcol
Schema di corrispondenza di un'unità di alcol | www.drinkaware.co.uk

 

Sempre nel Regno Unito, invece, il Dipartimento della salute, sostiene che in gravidanza l'alcol dovrebbe essere evitato del tutto. E se proprio non se ne può fare a meno, bisognerebbe limitarsi a non più di una o due unità, una o due volte alla settimana.

 

In Italia, il Ministero della salute dice no all'alcol in gravidanza


In Italia, l'Istituto superiore di sanità ha rilasciato a settembre 2015 un decalogo attraverso il quale, di fatto, raccomanda alle donne di astenersi completamente dall'alcol. E i messaggi  lanciati dagli opuscoli del Ministero della salute sono chiarissimi: "in gravidanza non bere", oppure "la scelta migliore per la mamma e per il nascituro è di non consumare bevande alcoliche di qualunque genere".

 

La posizione "rigida": evitare l'alcol del tutto


Proprio perché c'è una situazione di incertezza sulla reale pericolosità di piccole quantità di alcol e sui momenti della gravidanza in cui queste potrebbero essere più dannose, c'è chi ritiene che la cosa più saggia da fare sia consigliare alle donne in gravidanza di stare alla larga da qualunque bevanda alcolica. È la posizione assunta, nel dibattitto sul BMJ, dalla pediatra Mary Mather e dalla ginecologa Kate Wiles.


Le due donne lo dicono chiaramente: "L'alcol non è essenziale né alla salute né al benessere della donna incinta e può anzi essere pericoloso per il bambino". E ancora: "Le donne incinte devono sapere che non ci sono prove che esista una soglia sotto la quale il consumo di alcol può essere considerato assolutamente sicuro".

 

Date queste premesse, per Mather e Wiles, "l'unico suggerimento etico che si possa dare è quello della completa astensione dal consumo di alcol in gravidanza".

 

La posizione "trasparente": comunicare le incertezze e lasciare libertà di scelta


Per il ginecologo Patrick O'Brien, però, questa posizione non è rispettosa dell'autonomia e dell'intelligenza della donna. Proprio perché il tema è complesso, visto che non ci sono certezze e prove definitive sui rischi reali di un consumo minimo di alcol, non si può ridurre tutta questa complessità a un divieto.

 

Secondo il medico, imporre il divieto significa dare per scontato che le donne non siano in grado di comprendere i termini del problema, che sia troppo difficile per loro capire esattamente cosa significa un'unità di alcol, che non riescano ad afferrare il concetto di rischio.

 

Tra l'altro, le stesse Mather e Wiles sottolineano come il livello di alcol pericoloso per una gravidanza può anche variare molto da donna a donna e da gravidanza a gravidanza, insieme ad altre variabili come lo stato nutrizionale complessivo, il livello del metabolismo, l'abitudine al fumo e così via.

 

Insomma, Patrick O'Brien lascia intendere che le donne dovrebbe essere avvisate dei rischi, quelli certi e quelli incerti, e poi essere lasciate libere di scegliere, senza imporre divieti. "Ogni giorno abbiamo a che fare con l'incertezza e ci regoliamo di conseguenza e lo stesso vale per le donne incinte".

 

Non a caso, il medico richiama un altro ambito nella quale la discussione sul rischio è fondamentale, quello della diagnosi prenatale: "Ogni giorno medici e ostetriche discutono con le donne di screening e test invasivi per la diagnosi della sindrome di Down. Non si limitano affatto a consigliare l'amniocentesi perché il tema è troppo complesso per la donna".

 

Tra l'altro, spingere troppo sull'acceleratore del divieto potrebbe avere pessime conseguenze: "Se le donne capiscono che stiamo dando giudizi di valore al loro posto, o assicurando certezze là dove invece non ce ne sono, finiremo col perdere la loro fiducia".