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Alimentazione in gravidanza: i cibi da evitare

di Valentina Murelli - 13.05.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Quando si aspetta un bambino bisogna fare attenzione a cosa si mangia per non rischiare tossinfezioni alimentari o esposizione a sostanze tossiche che possono mettere a rischio il piccolo. Ecco la lista dei cibi vietati in gravidanza.

Abbiamo parlato spesso dell'importanza dell'alimentazione in gravidanza, perché ormai è dimostrato che mangiare "bene" - cioè in modo vario ed equilibrato e senza esagerare nelle porzioni - è importante per il benessere della mamma durante i nove mesi di attesa e per la salute, anche futura, del suo bambino.

Oltre alle attenzioni generali per mettere in tavola pasti sani, tuttavia, occorrono anche cautele particoli nei confronti di alcuni alimenti da evitare o limitare molto, perché potrebbero essere veicolo di infezioni alimentari o di sostanze e contaminanti tossici: è il caso – lo anticipiamo – dell'alcol o del mercurio che può essere presente in alcuni tipi di pesce.

Vediamo allora quali alimenti evitare in gravidanza, in generale o per alcune categorie di donne incinte.

Alcol

Le linee guida nazionali e internazionali su questo punto sono ferree: niente alcol per la donna in gravidanza. Poiché non ci sono ancora certezze su quale sia la soglia minima di alcol in grado di provocare danni al feto (anche perché dipende molto dalle capacità delle singole donne di metabolizzare l'alcol stesso), nel dubbio meglio astenersi del tutto.

Caffè e tè, solo con moderazione

A dosi elevate la caffeina contenuta in queste bevande potrebbe avere effetti negativi sullo sviluppo fetale (e alcuni studi la associano, sempre in dosi elevate, a un aumento del rischio di aborto). Dunque sì a caffè o tè ma senza esagerare: non più di due o tre tazzine di caffè espresso al giorno e due/tre tazze di tè.

Pesce crudo, marinato e affumicato

Il consumo di pesce crudo è sempre sconsigliato per il rischio di contaminazione con virus (epatite A), batteri (salmonella, Listeria) e altri parassiti (Anisakis). Questo a meno di non essere assolutamente certi che il pesce sia stato abbattuto termicamente e che dopo il trattamento è stato mantenuto in condizioni igieniche perfette.

L'abbattimento consiste nel congelamento per almeno 96 ore a -18 °C in congelatore domestico o per almeno 24 ore a -20° C in congelatori della ristorazione: così si infatti si distruggono eventuali parassiti.

Fuori casa, però, è difficile essere certi dei trattamenti eseguiti e se le norme igieniche non sono seguite in modo scrupoloso è sempre possibile che si verifichi una nuova contaminazione. Se non si è certi delle procedure seguite e del rispetto delle norme igieniche meglio astenersi. A casa si può avere maggior controllo della situazione, ma bisogna tenere presente che non sempre il freezer raggiunge i -18° C.


Anche molluschi come ostriche, cozze e vongole e crostacei come gamberi e granchi vanno consumati solo cotti e comunque solo in modo occasionale, perché sono animali filtratori e rischiano di concentrare eventuali sostanze tossiche presenti nell'ambiente.

Trattamenti come marinatura e affumicatura possono ridurre il rischio di contaminazione da parte di parassiti ma non lo azzerano completamente. Per questo, per stare proprio tranquille sarebbe meglio evitare alimenti come alici, aringhe, acciughe e salmone marinati con limone o aceto, oppure salmone tonno e pesce spada affumicati. Anche in questo caso, come in quello del pesce crudo, si può fare un'eccezione se si è certe che il pesce è stato preventivamente abbattuto in modo corretto

Tonno in scatola

Il fatto di essere in scatola non pone per il tonno particolari problemi alla donna incinta, ma non si può trascurare il fatto che si tratta di un pesce di grossa taglia, come squalo e pesce spada, da consumare con moderazione perché tende ad accumulare mercurio, un contaminante che a dosi elevate può essere rischioso per lo sviluppo del feto. Dunque sì al tonno – in scatola o altra forma – ma non più di una volta alla settimana.

Formaggi molli e semimolli con crosta e muffe

Gorgonzola, brie, camembert, roquefort e simili: golosità da evitare perché potrebbero contenere Listeria e dunque provocare listeriosi. Possono però essere consumati se sottoposti a cottura (almeno 65-70° C per qualche minuto).

BOX – Latte crudo non pastorizzato e formaggi derivati

Da evitare tal quali per l'eventuale presenza di agenti patogeni e in particolare Listeria. Per poterlo consumare in sicurezza,  il latte crudo non pastorizzato deve essere sottoposto a bollitura. Vale anche per il latte crudo di capra.

Uova crude o poco cotte

Anche in questo caso c'è il rischio di contaminazione batterica, in particolare da salmonella. Dunque no a uovo crudo "da bere", uovo alla coque o all'occhio di bue e a preparazioni casalinghe con uovo crudo, come tiramisù, crema al mascarpone, zabaione o maionese. Analoghe preparazioni industriali possono invece essere consumate perché contengono uova pastorizzate: per scrupolo, comunque, sempre meglio controllare in etichetta, dove è specificato.

Funghi

Non ci sono linee guida specifiche sul consumo di questi alimenti in gravidanza, ma i tossicologi sono in genere concordi nello sconsigliarli. Niente funghi in gravidanza è per esempio la posizione del decalogo del Centro antiveleni dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù e dell'opuscolo I funghi, guida alla prevenzione delle intossicazioni pubblicato dal Ministero della salute.

Per cominciare sono difficili da digerire (e sappiamo che molte donne hanno già per conto loro disturbi di digestione), inoltre potrebbero rappresentare un serio problema per il feto se fossero velenosi (può succedere).

Carne cruda, al sangue o affumicata

È da evitare assolutamente per le donne sensibili alla toxoplasmosi (dunque negative al toxo-test), perché c'è rischio di contaminazione da toxoplasma. Chi è immune alla toxo (toxo-test positivo) potrebbe consumare del carpaccio, a patto di farlo immediatamente dopo la preparazione. Da evitare comunque, anche in questo caso, le carni crude macinate.

Per lo stesso motivo le donne negative al toxo-test devono evitare la carne affumicata. Chi è immune può consumarla, ma meglio farlo subito dopo l'apertura della confezione (e lo stesso vale per le carni in scatola).

Prosciutto crudo

Valgono gli stessi consigli previsti per la carne cruda: per le donne negative al toxo-test è da evitare per il rischio di toxoplasmosi. E lo stesso vale per coppa, pancetta, speck, bresaola, culatello e salame.

In realtà una stagionatura prolungata, oltre i 24 mesi, riduce il rischio di contaminazione da toxoplasma, ma non lo azzera completamente e comunque è molto difficile per un consumatore essere certi della durata effettiva della stagionatura. Per stare tranquille, dunque, meglio rimandare il consumo di salumi e insaccati crudi a dopo il parto. Le donne non immuni al toxoplasma possono invece consumare salumi cotti come prosciutto cotto, mortadella, porchetta, zampone, cotechino.

Infine, via libera a tutti i salumi per le donne con toxo-test positivo, dunque immuni al parassita.

Verdure crude non lavate

Sono di nuovo le donne negative alla toxoplasmosi a dover prestare un'attenzione particolare alle verdure crude, perché questi alimenti potrebbero nascondere il parassita che la causa.

Il problema, però, non sono le verdure ma quanto sono state accuratamente pulite. Per evitare rischi basta infatti lavarle abbondantemente sotto l'acqua corrente. A questo proposito, attenzione al bicarbonato: non deve essere una scusa per prestare meno attenzione al lavaggio, perché di per sé non riduce il rischio di infezione, non distruggendo il parassita. Il vantaggio del bicarbonato sta proprio nel fatto che, creando una patina biancastra sulle verdure, spinge di fatto a lavarle meglio.


Vale lo stesso consiglio per la frutta cruda, in particolare quella che cresce a terra, come fragole o meloni (questi ultimi veicoli possibili anche di altre infezioni alimentari): vanno lavati molto accuratamente prima di metterli in tavola.

Erbe aromatiche crude

Basilico, finocchietto, prezzemolo, salvia, foglioline di rucola: spesso sono usati come ingredienti importanti (pensiamo al pesto alla genovese) o elementi di decorazione dei piatti. Anche in questo caso vanno consumati solo se accuratamente lavati da parte delle donne negative al toxo-test.

Piatti pronti del reparto gastronomia

Sempre per il rischio di infezioni alimentari si possono consumare solo quando si è assolutamente certi del rispetto delle norme igieniche da parte del punto vendita in cui acquistate (per esempio, devono sempre essere mantenute refrigerate). Per ulteriore sicurezza, comunque, prima di consumarle è meglio scaldarle qualche minuto a una temperatura di 65-70° C.

Fonti per questo articolo: Opuscolo Alimentazione sicura in gravidanza del Ceirsa; consulenza di Angela Spadafranca, biologa specialista in scienza dell'alimentazione, libera professionista e collaboratrice di ricerca della Mangiagalli; consulenza di Lidia Lewandowski, dietista del Centro Internazionale per lo Studio della Composizione Corporea dell'Università degli Studi di Milano.

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