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Citomegalovirus in gravidanza: la terapia con immunoglobuline anti-CMV

di Francesca De Ruvo - 16.02.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Nuovi studi scientifici stanno rivalutando l'uso delle immunoglobuline anti-CMV nel trattamento delle infezioni materno-fetali da Citomegalovirus

L'infezione da Citomegalovirus (CMV) è l'infezione congenita più frequente nei paesi industrializzati e in Italia colpisce circa un bambino ogni cento nati. Il virus è di per sé innocuo, ma se contratto in gravidanza può provocare danni seri al nascituro. Ecco perché la comunità scientifica è impegnata da anni per capire come evitare la trasmissione del virus durante la gestazione.

Fortunatamente nel 2020 è stato approvato un farmaco, il valaciclovir, per le donne che contraggono l'infezione all'inizio della gravidanza e che permette di ridurre il tasso di trasmissione al feto. E ancora più recentemente si sta discutendo dell'uso delle immunoglobuline anti-CMV per trattare le infezioni durante la gravidanza. Ne parliamo con la dott.ssa Francesca Ippolita Calò Carducci dell'Unità Operativa di Malattie Infettive e Immunoinfettivologia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.

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Citomegalovirus in gravidanza

Partiamo dalle basi: il Citomegalovirus (CMV) è un virus molto comune, soprattutto fra i bambini in età scolare, appartenente alla famiglia degli herpes virus (come la varicella, l'herpes labiale o il virus della mononucleosi). Secondo le stime dell'Istituto Superiore di Sanità, In Italia il 70-80% della popolazione risulta positiva agli anticorpi anti-Citomegalovirus.

Si tratta di un virus particolare perché, una volta contratto, rimane latente nel nostro organismo per tutta la vita, in molti casi senza dare sintomi. Se il nostro sistema immunitario va incontro a un indebolimento, però, il virus si potrebbe riattivare. "Il virus in sé è abbastanza innocuo, ma se contratto nelle epoche iniziali della gravidanza può determinare l'infezione del feto e provocare danni molto gravi, fino addirittura all'aborto" spiega la dott.ssa Calò Carducci. L'infezione da CMV è, infatti, la prima causa di sordità congenita non ereditaria e rappresenta anche un importante fattore di rischio per lo sviluppo di deficit visivi, intellettivi e motori.

Attualmente, nel nostro paese non vi sono programmi di screening dell'infezione in gravidanza, spetta quindi al ginecologo la scelta di proporre o meno il test alla futura mamma.

Come sapere se si è contratto il CMV?

Per sapere se si è contratto il CMV basta fare un esame del sangue con il test di avidità che ricerca la presenza di anticorpi specifici (immunoglobuline) contro il virus.

In particolare, si cercano due tipi di immunoglobuline:

  • le IgM sono le immunoglobuline che si formano quando c'è un'infezione acuta in corso, quindi segnalano che la malattia è in atto;
  • le IgG sono le immunoglobuline della "memoria" dell'infezione: se risultano positive, vuol dire che la malattia è stata contratta in passato e quindi l'organismo ha sviluppato gli anticorpi.

La trasmissione dalla mamma al nascituro

Il rischio di trasmissione materno-fetale varia a seconda che si tratti di una prima infezione oppure di una reinfezione. Nel primo caso, il rischio di trasmissione è notevole e si attesta attorno al 30-40%. In caso di reinfezione, invece, il rischio di trasmettere il virus al feto è molto basso, intorno all'1-2%. L'unico modo per sapere con certezza se il bambino ha contratto o meno l'infezione da CMV è l'esecuzione dell'amniocentesi che permette di cercare il genoma virale nel liquido amniotico.

Fortunatamente, da circa un anno abbiamo a disposizione un farmaco, il valaciclovir, per le donne che contraggono l'infezione primaria all'inizio della gravidanza. Il valaciclovir è un farmaco che si è dimostrato sicuro in gravidanza e che è in grado di ridurre il tasso di trasmissione dell'infezione al feto. Viene offerto a tutte le donne incinte che contraggono l'infezione nel primo trimestre", precisa la dott.ssa Calò Carducci dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Ma il valaciclovir potrebbe non essere l'unica alternativa disponibile. Sempre più studi stanno cercando di dimostrare l'efficacia delle immunoglobuline anti-CMV (CMV-Ig) nel trattamento delle infezioni materno-fetali. Vediamo di cosa si tratta.

La terapia con le immunoglobuline anti-CMV

"La possibilità di trattare le donne incinte con le immunoglobuline anti-CMV era stata presa in considerazione per un periodo di tempo sia in Italia che in Europa e negli Stati Uniti. E così qualche anno fa negli ospedali italiani era prevista una terapia a base di immunoglobuline anti-CMV per le donne in dolce attesa" spiega la dott.ssa Calò Carducci, che poi prosegue "poi, però, sono usciti degli studi clinici di qualità che dimostravano l'inefficacia di questa terapia". In sostanza, non c'era differenza né nella possibilità di trasmissione dalla madre al figlio, né in termini di gravità dei sintomi del piccolino. La terapia è stata dunque sospesa.

"In tempi più recenti si è iniziato a pensare che il motivo per cui questi studi avevano fallito era legato al fatto che l'arruolamento delle partecipanti agli studi fosse sbagliato. Questo perché venivano inserite sia donne che si infettavano a inizio gravidanza, sia donne che si infettavano più avanti" spiega la dott.ssa. Calò Carducci. In effetti, uno studio pubblicato a gennaio 2021 e condotto in Germania, ha dimostrato che la terapia a base di immunoglobuline anti-CMV è estremamente efficace nel prevenire la trasmissione materno-fetale nelle donne con infezione primaria. Il limite, però, è che funziona solo nelle donne che contraggono l'infezione entro la 14 settimana di gestazione.

Oltre quest'epoca gestazionale, come dimostrano altri studi, tra cui uno pubblicato recentemente sulla rivista The New England Journal of Medicine, l'efficacia della terapia non è dimostrata.

Il dibattito sull'impiego delle Immunoglobuline anti-CMV in donne in gravidanza potrebbe trovare ulteriori elementi quando saranno disponibili i dati del trial clinico di Fase III PreCyssion (Prevention of maternal-fetal Cytomegalovirus transmission after primary maternal infection), in corso per valutare l'efficacia e la sicurezza di questa terapia nel prevenire la trasmissione materno-fetale del Citomegalovirus in caso di infezione materna verificatasi nelle prime 14 settimane di gravidanza.

"Se gli studi confermeranno che la terapia a base di immunoglobuline specifiche è efficace nel prevenire la trasmissione dell'infezione, avremo a disposizione un altro strumento, oltre al valaciclovir, per trattare le donne incinte" conclude la dott.ssa Calò Carducci.

In attesa dei risultati, però, rimane importantissimo che le donne incinte facciano molta attenzione ad alcune misure igienico-sanitarie utili a prevenire l'infezione da Citomegalovirus.

Proteggersi dal CMV: come fare

Per limitare il rischio di infezione, le precauzioni più importanti sono di natura igienica:

  • evitare contatti troppo ravvicinati con i bambini;
  • se in casa ci sono bambini in età scolare, lavarsi spesso le mani, specie dopo aver toccato la bocca o il naso di un bambino e dopo averlo cambiato;
  • non mettere in bocca il ciuccio del bambino e non condividere posate o bicchieri;
  • anche se non si vive a contatto con bambini, evitare comunque i luoghi molto affollati.

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