Salute

Clamidia in gravidanza

clamidia
23 Ottobre 2014
La clamidia è un’infezione batterica a trasmissione sessuale che, se contratta in gravidanza, può causare aborto precoce o parto prematuro, mentre al momento della nascita potrebbe infettare il bambino. Fondamentale la diagnosi tempestiva, che si effettua con un tampone vaginale ed endocervicale, e la cura con antibiotici compatibili con la gravidanza. 
Facebook Twitter More

La clamidia (nome scientifico Chlamydia trachomatis) è l’infezione batterica a trasmissione sessuale più frequente, che può interessare sia le donne che gli uomini.

 

Come si riconosce: i sintomi

 

“La clamidia è un’infezione spesso asintomatica o che dà disturbi molto sfumati, come perdite vaginali liquide, di colore giallognolo, lieve prurito o senso di irritazione, poco bruciore quando si urina” dice Beatrice Tassis, ginecologa presso la Clinica Ostetrica e Ginecologica Mangiagalli di Milano. Per questo potrebbe passare inosservata, anche perché in gravidanza è normale riscontrare perdite vaginali più abbondanti. Tali sintomi possono manifestarsi circa una-tre settimane dopo il contagio; se poi non viene riconosciuta e curata, l’infezione potrebbe espandersi e causare dolori al basso ventre o alla schiena, più nausea, febbre e perdite ematiche.

 

Negli uomini, la clamidia può dare secrezioni o sensazione di irritazione e bruciore a urinare; più raramente compaiono infiammazione, ingrossamento e dolore ai testicoli.

 

Quali i rischi se si contrae la clamidia in gravidanza

 

“La clamidia in gravidanza può dare un maggior rischio di aborto precoce, una rottura prematura delle membrane e parto pretermine, mentre subito dopo il parto può causare alla mamma una endometrite post partum, ossia un’infezione dell’endometrio che provoca febbre” dice la ginecologa.

 

“Per quanto riguarda il neonato, il batterio al momento del parto potrebbe infettare apparato respiratorio e occhi, causando polmonite o congiuntivite”.

 

In età fertile potrebbe causare sterilità

 

La Clamidia può costituire un ostacolo alla gravidanza. Il batterio infatti può risalire fino alle tube e provocare un’infiammazione pelvica: si creano cioè dei processi di riparazione cicatriziale dei tessuti che possono ostruire le tube rendendo difficile la progressione del prodotto del concepimento, causando infertilità o gravidanze extrauterine. 

Leggi anche: come prevenire e curare la clamidia

 

Come si cura la clamidia

 

Con una terapia antibiotica compatibile con la gravidanza: il farmaco di prima scelta è l’eritromicina, da somministrare per 5-7 giorni. È opportuno estendere la terapia al partner ed utilizzare il preservativo nei rapporti sino al parto.

 

Come si accerta l’infezione: la diagnosi

 

La Clamidia si diagnostica con un tampone: “Non si tratta del tampone vaginale standard (come quello che si fa di routine a fine gravidanza per la ricerca dello Streptococco), ma è necessario un tampone endocervicale, poiché il batterio va ricercato a livello del collo uterino” specifica Beatrice Tassis. In alternativa, l’infezione si può ricercare anche attraverso specifici esami del sangue o delle urine.

 

In gravidanza, l’esecuzione del tampone dovrebbe essere consigliata dal ginecologo nel corso della prima visita, se ritiene di trovarsi di fronte ad un soggetto a rischio, ad esempio una donna che ha già avuto in passato la clamidia o altre infezioni vaginali, che è positiva all’HIV o ha una storia di partner multipli. In tali casi è raccomandabile ripetere il tampone nel corso del III trimestre di gravidanza.

 

Come si previene

 

L’unica forma di prevenzione è l’uso del preservativo

 

Guarda anche il video sugli esami da fare in gravidanza e le ecografie