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Rosolia in gravidanza: quali rischi si corrono, le precauzioni per evitarla

Di Angela Bisceglia Valentina Murelli
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27 Agosto 2010 | Aggiornato il 13 Settembre 2016
Se contratta in gravidanza - soprattutto nelle prime 16 settimane - la rosolia può provocare danni anche seri al feto. Perciò, prima di concepire un bambino verifica se sei immune: se non lo sei, per proteggerti basta sottoporti alla vaccinazione.

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La rosolia è una malattia virale contagiosa in genere sostanzialmente innocua. Se contratta in gravidanza, però, diventa pericolosa, perché può provocare aborto spontaneo, morte intrauterina o gravi malformazioni fetali. Per questo, prima di concepire un bambino è meglio verificare se sei immune dalla malattia: se non lo sei, puoi proteggere te e il tuo futuro bimbo con una vaccinazione.

 

Identikit della malattia
“La rosolia è una malattia infettiva causata da un rubivirus, del gruppo dei togavirus, ed è facilmente contagiosa perché si diffonde tramite le goccioline respiratorie diffuse nell’aria dal malato o il contatto diretto con le secrezioni nasali" spiega la ginecologa Annunziata Marra, responsabile dell'Unità di assistenza ginecologica territoriale di Lecce.

 

“I sintomi non sono particolarmente evidenti, tanto che spesso passa quasi inosservata". Secondo la scheda sulla rosolia del Portale di epidemiologia dell'Istituto superiore di sanità, quasi la metà delle persone infette non mostra alcun sintomo: negli altri casi possono esserci un'eruzione cutanea, con piccole macchie rosa che compaiono prima dietro le orecchie, poi sulla fronte e su tutto il corpo, febbre lieve e mal di testa, leggeri gonfiori dei linfonodi, dolori articolari e occhi arrossati e lacrimosi. Il tutto dura al massimo una decina di giorni.

 

Solo raramente possono esserci complicazioni, come l'encefalite o l'otite, più frequenti se il paziente è adulto. La rosolia, del resto, è una tipica malattia infantile, come morbillo, varicella e pertosse.

 

 

Nessun problema, dunque? Niente affatto. Perché la rosolia può essere molto pericolosa se viene contratta durante la gravidanza da donne che non siano mai state in contatto prima con il virus, e che quindi non siano mai state infettate né vaccinate. In questo caso, le conseguenze per il feto possono essere molto gravi.

 

Cosa succede se si contrare la rosolia in gravidanza
Se si contrae la rosolia in gravidanza, le conseguenze per il feto possono essere piuttosto serie, soprattutto se l'infezione avviene prima delle sedici settimane di gravidanza.

 

In questo caso, si possono verificare aborto spontaneo, morte intrauterina e gravi malformazioni che vanno nel complesso sotto il nome di sindrome della rosolia congenita. Queste malformazioni possono riguardare vari organi come l’occhio, con rischio di cataratta e glaucoma; l’orecchio, provocando sordità; il cuore e i grossi vasi sanguigni e il sistema nervoso, con rischio di ritardo mentale e motorio. Secondo l'Istituto superiore di sanità, in caso di infezione nel primo trimestre il rischi di conseguenze per il feto è del 90%.

 

"Se l’infezione materna avviene dopo le sedici-venti settimane di gravidanza le conseguenze sono in genere molto meno gravi rispetto all’infezione contratta nei primi mesi" sottolinea Marra.

 

Un'immunità permanente
La buona notizia è che, una volta contratta, la rosolia lascia a un’immunità permanente: per questo, chi l'ha già avuta in passato - o è stata vaccinata contro la malattia - in vista di una gravidanza può stare tranquilla.  "In realtà sono sempre possibili nuove infezioni, che però sono innocue" spiega Marra.  In altre parole, chi è protetta perché ha già avuto l'infezione o ha ricevuto il vaccino, non corre alcun rischio anche se dovesse infettarsi di nuovo durante una gravidanza.

 

Se non sei immune dalla rosolia, l'unico modo per programmare una gravidanza serena è vaccinarti!

Come sapere se si è immuni oppure no: il rubeo-test
Se stai pensando di allargare la famiglia e sai di non avere fatto il vaccino contro la rosolia, l'ideale sarebbe scoprire, prima del concepimento, se hai già avuto la malattia e quindi sei immune, oppure no. Per farlo basta eseguire il rubeotest, un semplice prelievo di sangue che permette di valutare se possiedi o meno gli anticorpi contro la malattia. Il test rientra tra quelli offerti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale.

 

Il rubeo-test rileva la presenza di due tipologie di anticorpi o immunoglobuline:

  • IgM, sono le immunoglobuline che si producono nella fase acuta della malattia, quindi sono rilevabili da subito nel sangue. Restano attive per circa 2 mesi, dopodiché i loro valori scendono al di sotto della soglia limite ed il test risulta negativo (anche se a volte ci sono casi di persistenza delle IgM);
  • IgG, sono gli anticorpi ‘della memoria’, che si producono 1-2 settimane dopo aver contratto l’infezione ma restano positive per tutta la vita.

- Se entrambi gli anticorpi sono negativi, significa che non c'è mai stato contatto con il virus: prima di pensare al concepimento, pensa al vaccino!


- Se le IgM e le IgG sono positive significa che l'infezione è recente (recentissima se le IgG sono invece ancora negative): conviene sentire il ginecologo, che probabilmente consiglierà di ritardare di qualche tempo (uno-due mesi) la ricerca della gravidanza.


- Se le IgM sono negative ma le IgG sono positive, significa che l'infezione c'è stata ma in passato e che ormai si è immunizzate: via libera. "È la situazione più frequente e anche la più tranquillizzante" commenta la ginecologa Irene Cetin, responsabile dell’U.O. di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano.

 

Il vaccino, l'unica protezione efficace
Arrivare a una gravidanza con il rubeo-test negativo oggi è sempre più difficile, sia perché il test viene prescritto tra gli esami preconcezionali di routine e quindi si fa in tempo a vaccinarsi, sia perché, sul piano delle vaccinazioni, c'è stato un recupero importante delle ragazze di 18-24 anni grazie a un piano di vaccinazione per l'adolescenza. In futuro le cose dovrebbero ulteriormente migliorare, perché il vaccino contro la rosolia è inserito nel calendario vaccinale: per i nuovi nati, si consiglia una prima dose verso i 12-15 mesi di età, e un richiamo verso i 5-6 anni.

 

In ogni caso, se non sei immune dalla rosolia, l'unico modo per programmare una gravidanza serena è quello di vaccinarti contro la malattia.  “Il vaccino, che si inietta sottocute, è in combinazione con quelli contro morbillo e parotite ed è a base di ceppi di virus viventi attenuati" spiega Marra. "Per questo motivo, in via del tutto precauzionale è controindicato se la gravidanza è già in corso e dunque si raccomanda di verificare lo stato di non-gravidanza prima di vaccinarsi".

 

Dopo il vaccino, i documenti dell'Istituto superiore di sanità consigliano di aspettare almeno un mese prima di tentare di concepire un bebè.

 

Consigli per chi non è immune e non ha fatto il vaccino
Se per vari motivi arrivi alla gravidanza senza aver fatto il vaccino e con Rubeo-test negativo, dovrai porre in atto ogni cautela per non esporti al contagio soprattutto nelle prime 16-20 settimane.


In base alla tua condizione e all’attività lavorativa che svolgi - per esempio se lavori in comunità scolastiche o in generale con i bambini - il ginecologo potrà valutare l’opportunità di sottoporti a profilassi con gammaglobuline iper-immuni specifiche che potenziano le difese immunitarie e riducono la probabilità di passaggio trans-placentare del virus.

 

E se hai già un bambino che deve sottoporsi alla vaccinazione contro rosolia? Ci sono precauzioni particolari da osservare? “Dopo il vaccino, il bambino elimina nell’ambiente il virus per un periodo che va da 7 a 28 giorni, tuttavia in letteratura non sono mai stati segnalati casi di contagio in seguito alla vaccinazione” risponde la ginecologa. In ogni caso, meglio informare il centro vaccinale del proprio stato di gravidanza.


Altre fonti per questo articolo: Materiale informativo sulla rosolia del Ministero della salute.

 

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