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Coronavirus in gravidanza e allattamento

di Valentina Murelli - 24.02.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Cosa dice la letteratura scientifica, i consigli di Istituto Superiore di Sanità e Società Italiana di Neonatologia

Tra le prime persone a essere state contagiate, in Italia, dal nuovo coronavirus Covid-19 c'è anche una donna all'ottavo mese di gravidanza, la moglie del cosiddetto paziente 1 di Codogno. Ma che cosa sappiamo, esattamente, degli effetti dell'infezione da Covid-19 in gravidanza? "Non molto, a dire la verità, perché si tratta di un'infezione molto recente e i dati su questo aspetto  sono ancora molto scarsi" anticipa a nostrofiglio.it la ginecologa Brunella Guerra, già responsabile del servizio di malattie infettive in gravidanza del Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna. Proviamo comunque a fare il punto.

Coronavirus e gravidanza: può essere pericoloso?

Al momento risulta un unico studio dedicato in modo specifico all'analisi delle caratteristiche cliniche e degli esiti dell'infezione da Covid-19 in gravidanza: è stato pubblicato sulla rivista medica Lancet e si riferisce a nove donne al terzo trimestre di gravidanza ricoverate a fine gennaio allo Zhongnan Hospital di Wuhan, l'epicentro dell'epidemia del nuovo coronavirus. Tra i sintomi c'erano febbre, mai superiore a 39° C e, in alcuni casi, tosse, mal di gola, dolori muscolari, malessere generale. Tutte hanno ricevuto la diagnosi di infezione da nuovo coronavirus, ma nessuna ha sviluppato polmonite e ha richiesto ventilazione meccanica.

In due casi su nove ci sono stati segni di stress fetale, in altri due casi rottura prematura delle membrane. Tutti i bambini sono stati fatti nascere con taglio cesareo e tutti sono risultati vivi e fetali, con un indice di Apgar superiore a 8 a un minuto dalla nascita (un valore che indica che il bambino sta bene). Dagli esami condotti, infine, non è emerso alcun caso di trasmissione del virus dalla mamma al neonato attraverso la placenta.

Sono buone notizie ovviamente, che indicano come, nei nove casi presi in considerazione, l'infezione documentata con il nuovo coronavirus non abbia comportato conseguenze particolarmente negative per mamme e bambini. Ma attenzione: come sottolinea un commento di un'altra importante rivista medica, il New England Journal of Medicine, è ancora presto per mettersi definitivamente il cuore in pace perché i casi analizzati sono stati davvero troppo pochi. "Per arrivare a conclusioni definitive occorre aspettare l'analisi di una casistica più ampia".

Gravidanza e altre infezioni respiratorie

"In attesa di tirare le somme, è bene non abbassare troppo la guardia, anche perché sappiamo che la donna in gravidanza è naturalmente più suscettibile alle infezioni, perché il suo sistema immunitario è un po' più debole del solito" spiega Guerra.

È il motivo per cui negli ultimi anni è cresciuta l'attenzione rispetto ai rischi che si possono verificare in gravidanza quando si contrae una malattia che spesso consideriamo banale come l'influenza. "Nelle donne in gravidanza che contraggono il virus influenzale sono più alti i rischi di complicazioni di tipo respiratorio come la polmonite, ma anche di infezioni generalizzate e di disidratazione" riassume la ginecologa. "E inoltre aumentano i rischi di parto prematuro, di ritardo di crescita fetale e anche di aborto".

Per altro sappiamo che analoghe complicazioni ci sono state durante le epidemie di altre due polmoniti da nuovi coronavirus scoppiate negli anni scorsi: la SARS (sindrome respiratoria acuta grave, emersa sempre in Cina nel 2002-2003) e la MERS (sindrome respiratoria mediorientale, emersa in Arabia Saudita nel 2012). Come ricorda la pagina informativa su coronavirus e gravidanza dei Centri americani per il controllo delle malattie (CDC), le donne incinte che hanno contratto SARS e MERS hanno mostrato rischi più elevati di complicazioni per loro stesse o per i loro bambini. 

Coronavirus e gravidanza: come prevenire il rischio di infezione

Le strategie da seguire per ridurre il rischio di infezione da Covid-19 sono le stesse da seguire per ridurre il rischio di qualunque infezione virale respiratoria, come l'influenza (per la quale – ricordiamo - abbiamo appena superato il picco epidemico, con 656 mila casi registrati nella settimana dal 10 al 16 febbraio) e cioè:

  • lavarsi spesso e bene le mani: in questo modo eventuali particelle virali raccolte in giro vengono allontanate e si riduce il rischio di portarle a naso e bocca;
  • evitare il contatto ravvicinato con persone che mostrano sintomi respiratori (tosse, raffreddore);
  • se possibile, evitare luoghi affollati.

Si ricorda inoltre che in gravidanza è caldamente raccomandata la vaccinazione antinfluenzale, già a partire dal primo trimestre.

Cosa fare se si aspetta un bambino e il partner mostra sintomi respiratori

"Proprio perché è importante proteggersi non solo dal nuovo coronavirus ma anche dall'influenza, per la donna incinta è importante limitare i contatti ravvicinati con il partner, se questo dovesse sviluppare sintomi respiratori come tosse e raffreddore", suggerisce Guerra. Non si tratta di cambiare casa, ma di evitare di entrare in contatto ravvicinato con le emissioni respiratorie (per questo potrebbe essere utile anche l'utilizzo della mascherina da parte del partner) e di disinfettare  le superfici di casa.

Ovviamente, se il partner è stato di recente nelle zone interessate dalla diffusione del virus (all'estero, ma anche in Italia) o a stretto contatto con qualcuno proveniente da quelle zone, è bene chiamare il numero verde 1500 (o il 112).

Cosa fare se compaiono sintomi di tipo influenzale in gravidanza

"Riferirlo al medico di famiglia o al ginecologo, perché anche l'influenza – e non necessariamente il nuovo coronavirus – potrebbe rivelarsi problematica" raccomanda Guerra. Ovviamente non è detto che questo accada: parliamo di rischi, non di certezze. Nella grande maggioranza dei casi, contrarre l'influenza in gravidanza non comporta conseguenze, ma siccome questo può succedere è bene tenere sotto controllo la situazione fin dalla comparsa dei primi sintomi.

Se invece ci sono sintomi e c'è anche il sospetto di aver contratto il Covid-19 perché si è state in zone in cui il virus è già stato segnalato, o a stretto contatto con persone che vi sono state, l'indicazione è sempre la stessa: contattare il 1500 o il 112. Gli operatori forniranno tutte le indicazioni su come comportarsi. 

Coronavirus in gravidanza e trasmissione al bambino

Se la futura mamma ha contratto il virus, questo passerà anche al feto? Per quanto preliminari, i dati disponibili finora dicono di no e sembra che neppure con SARS e MERS ci sia trasmissione verticale attraverso la placenta. E come ricordano i CDC di Atlanta neppure per SARS e MERS sono stati documentati casi di trasmissione in utero. 

Nessuna informazione definitiva neppure per quanto riguarda l'eventuale trasmissione dal canale vaginale durante il parte: anche l'analisi dei nove casi di Wuhan non è indicativa in questo senso, perché per precauzione si è scelto di praticare per tutte il taglio cesareo. Ovviamente, se la mamma ha il coronavirus è sempre possibile una trasmissione molto preococe al neonato attraverso la via respiratoria. 

Lo ricorda chiaramente anche una nota dell'Istituto Superiore di Sanità su coronavirus e gravidanza: "dai primi casi descritti il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale e nessun neonato nato da madre affetta da SARS-CoV-2 è risultato essere positivo al virus".

Un documento su allattamento e infezione da nuovo coronavirus pubblicato nei giorni scorsi dalla Società Italiana di Neonatologia ricorda inoltre che "sulla base dei pochi dati disponibili in letteratura l'infezione postnatale da SARS-CoV-2 sembrerebbe non essere grave o risultare addirittura asintomatica rispetto a quanto avviene nelle età successive".

Modalità del parto

"L'indicazione dell'Istituto Superiore di Sanità è chiara: allo stato attuale delle conoscenze per le donne affette da SARS-CoV-2 non c'è indicazione elettiva al taglio cesareo". 

Coronavirus e allattamento: si può fare

Come ricordano i CDC americani, i dati disponibili dicono che non ci sono prove di una trasmissione del virus da mamma a bambino attraverso il latte materno. Una nota dell'Unicef, inoltre, precisa che anche nel caso di altri virus respiratori il ruolo dell'allattamento nella trasmissione virale è considerato irrilevante. Le indicazioni di istituzioni e società scientifiche sul tema sono tuttavia leggermente variabili. 

Anche tenendo conto dei benefici dell'allattamento, l'Unicef sostiene che anche in caso di infezione da coronavirus in corso sia possibile per la mamma continuare ad allattare, prendendo tutte le precauzioni del caso per evitare di trasmettere in altro modo il virus al bambino. In pratica, questo significa:

  • indossare una mascherina (perché il virus si trasmette con le particelle respiratorie e ovviamente durante l'allattamento mamma e bambino sono a stretto contatto, come per altro ogni volta che la mamma prende in braccio il suo bebè o lo cambia);
  • lavare le mani prima di toccare il bambino e dopo averlo fatto;
  • disinfettare le superfici di casa con le quali la mamma viene in contatto.

Se la mamma non si sente di allattare direttamente il bambino, la pratica di tirare il latte e darglielo con il biberon è considerata sicura, sempre con le stesse precauzioni per evitare la diffusione di virus con le emissioni respiratorie (o mani contaminate dalle emissioni respiratorie). La stessa posizione è espressa nella nota su coronavirus e gravidanza dell'Istituto Superiore di Sanità

Un documento pubblicato il 28 febbraio scorso dalla Società Italiana di Neonatologia, in collaborazione con il Tavolo tecnico del Ministero della Salute sull'allattamento al seno distingue invece tra situazioni differenti. Vediamole:

  • Mamma positiva al virus, ma asintomatica, con sintomi lievi o in via di guarigione: "l'opzione da privilegiare è quella della gestione congiunta di madre e bambino, ai fini di facilitare l'interazione e l'avvio dell'allattamento".
  • Mamma positiva al virus con infezione pienamente sintomatica (febbre, tosse e secrezioni respiratorie): il documento raccomanda la separazione transitoria di mamma e bambino, sottolineando comunque che la decisione se separarli o meno va presa per ogni singola coppia tenendo conto del consenso informato della madre, della situazione logistica dell'ospedale ed eventualmente della situazione epidemiologica locale relativa alla diffusione del virus. In caso di separazione, si raccomanda l'uso del latte materno fresco spremuto, che non è necessario pastorizzare.

Aggiornato il 03.03.2020

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