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Depressione in gravidanza: premiati gli studi di una ricercatrice dell’Università di Pisa

di Giulia Foschi - 16.12.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La depressione nella donna può complicare il parto, rendendolo più lungo e difficile. Lo sviluppo di un legame con il bambino durante la gravidanza è però in grado di controbilanciare questi effetti.

Depressione in gravidanza

Martina Smorti, professoressa dell'Università di Pisa, è fra i Paladini Italiani della Salute. Il riconoscimento le è stato conferito lo scorso 26 ottobre in Campidoglio per i suoi studi sulla depressione in gravidanza. La sua ricerca pubblicata sul "Journal of Reproductive and Infant Psychology" si è concentrata sull'impatto della depressione negli aspetti clinici del parto, rivelando importanti informazioni. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua ricerca e di darci qualch consiglio per aiutare le donne in dolce attesa che soffrono di depressione.

In questo articolo

La ricerca sulla depressione in gravidanza

Professoressa, come ha condotto la ricerca?

"La ricerca è stata condotta su un campione di 220 donne nell'ultimo trimestre di gravidanza, che accedevano a servizi di routine di base, come l'ecografia del terzo trimestre. È stato somministrato loro un questionario, poi al momento del parto i medici hanno rilevato alcuni dati come la durata del parto, la quantità di epidurale e di ossitocina somministrata, il benessere complessivo del bambino. Abbiamo osservato in quali condizioni fosse richiesta una maggiore operatività durante il parto da parte dei medici, per verificare l'ipotesi che, in caso di depressione, il parto risulti più complesso".

Gli impatti della depressione sul parto

Quali sono gli impatti della depressione sul parto?

"I risultati hanno evidenzialo che sintomi depressivi nella donna in gravidanza influiscono sull'andamento del parto e sul benessere del bambino. Il parto è tendenzialmente più lungo e faticoso e richiede più di frequente un intervento medico, ad esempio con la somministrazione di epidurale e ossitocina. Tuttavia, un legame profondo con il bambino, lo sviluppo di un sentimento di affetto può ridurre questo impatto negativo rendendo il parto più sereno e fisiologico".

L’attaccamento prenatale: come aiutare la futura mamma a svilupparlo

Leggiamo nell'articolo che l'attaccamento prenatale è un fattore in grado di controbilanciare questi effetti: in cosa consiste e come si può aiutare la futura madre a svilupparlo?

"È un legame che di solito si sviluppa in modo spontaneo e naturale, non immediatamente, ma dopo qualche mese.

In particolare quando la mamma inizia ad ascoltare i movimenti del bambino o a parlare con lui quando è nel pancione. Con queste piccole attenzioni si crea un attaccamento già prima del parto: possiamo quindi consigliare alle future madri di stare in ascolto dei movimenti, di parlare con il bambino, di cantare e recitare filastrocche al bambino nel pancione e di iniziare a intraprendere una relazione, un dialogo affettuoso con lui. Potrebbe ad esempio immaginare le ragioni di un movimento: magari è arrabbiato, oppure è contento perché è arrivato papà. Dare un significato, anche fantasioso, all'attività del bambino, getta le basi di un legame ed è molto utile perché permette di sviluppare una sensibilità genitoriale che si rivelerà fondamentale dopo il parto. Consiglio anche di tenere un diario della gravidanza, annotando percezioni e stati d'animo della madre in relazione ai movimenti del bambino. Si genera così una riflessione su una persona che ancora non c'è, ma con la quale bisogna cominciare a rapportarsi".

Gli interventi preventivi per le donne che soffrono di depressione

Che interventi preventivi dovrebbero essere messi in campo secondo lei per le donne che soffrono di depressione?

"L'ospedale dovrebbe offrire un'attività di consulenza presso il reparto di ginecologia, dove sono ricoverate donne in gravidanza che richiedono un'ospedalizzazione. Noi cerchiamo di capire come stanno, incentiviamo il dialogo e facciamo in modo che si non si sentano sole. Si tratta di comprendere la natura dell'eventuale disturbo di cui soffre la donna. Un po'di paura, infatti, è fisiologica. L'ansia e la depressione rappresentano invece un passaggio ulteriore. In ogni caso, il sostegno psicologico ed emotivo è fondamentale. Nelle situazioni più gravi, può essere previsto anche un intervento farmacologico, che però agisce solo nell'immediato, sui sintomi. Per questo consiglio di affiancare sempre anche un percorso di psicoterapia che aiuti la donna a concentrarsi sugli aspetti positivi e sulla relazione con il bambino.

L'intervento deve quindi essere integrato e agire su due piani".

I consigli per le neomamme che soffrono di depressione

Cosa direbbe ad una donna che soffre di depressione e sta per diventare mamma?

"Può essere utile parlare del parto come un momento che può essere sì doloroso, in quanto prevede una separazione, ma che si conclude con un incontro: madre e bambino possono collaborare per raggiungere insieme questo scopo: la realizzazione della maternità. Cerchiamo in ogni modo di spostare l'attenzione sugli stati emotivi positivi. La gravidanza modifica in ogni caso gli equilibri della donna e della coppia: serve quindi un'attenzione particolare da parte di entrambi i neo genitori per trovare una nuova organizzazione per tutta la famiglia. Trovare un equilibrio diverso nella vita personale e della coppia può essere faticoso perché richiede di contrattare compiti, ruoli e responsabilità ma è funzionale all'adattamento della coppia al nuovo bambino. In ogni caso, se la donna soffre di depressione, non va mai colpevolizzata. E se il suo disturbo è una vera depressione clinica va sostenuta con il giusto supporto psicoterapeutico ed eventualmente farmacologico".

Gli studi futuri

Dopo questo riconoscimento, quali saranno i suoi prossimi passi nella ricerca?

"Abbiamo cominciato a lavorare sugli effetti del Covid sulla gravidanza. Una delle cose che ci ha colpito di più è che durante la pandemia, mentre le donne con una gravidanza normale, portata avanti a casa, hanno subito un incremento dei sintomi depressivi a causa dell'isolamento e della percezione di solitudine, le donne ricoverate a causa di gravidanza complicate hanno riportato in maniera nettamente minore questo incremento, perché in ospedale hanno potuto ricreare una sorta di comunità (ovviamente nei reparti covid free), ad esempio con la compagna di stanza e con il personale, condividendo con altre persone l'esperienza della gravidanza. L'altro piano sul quale stiamo lavorando sono le gravidanze che avvengono in seguito a perdite importanti come lutti neonatali, quando ancora il ricordo della perdita è molto vivo.

Se la coppia riesce ad elaborare in autonomia, o con un supporto esterno, l'accaduto, la nuova gravidanza diventa un momento in cui la coppia rifiorisce, il momento della nascita di una genitorialità più consapevole. Se invece non c'è stato lo spazio mentale o materiale per elaborare la perdita il rischio è che risulti più difficile sviluppare un attaccamento al bambino, per paura di perderlo oppure perché lo si percepisce come un sostituto del primo, che non è riuscito a vivere".

L'intervistata

Martina Smorti, psicologa e psicoterapeuta, è professore associato di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell'Educazione presso l'Università di Pisa. Si occupa prevalentemente dello studio dei comportamenti a rischio nei giovani e del benessere psicologico nel periodo perinatale. La sua ricerca pubblicata sul "Journal of Reproductive and Infant Psychology" si è concentrata sull'impatto della depressione negli aspetti clinici del parto.

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