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Eclampsia in gravidanza: sintomi, diagnosi e prevenzione

di Elena Berti - 16.11.2021 - Scrivici

eclampsia
Fonte: Shutterstock
Quali sono i sintomi della eclampsia in gravidanza, come prevenirla e come riconoscerla tempestivamente per evitare conseguenze su madre e bambino

Eclampsia in gravidanza: sintomi, diagnosi e prevenzione

La gestazione è uno stato fisiologico che nella stragrande maggioranza dei casi si sviluppa senza complicazioni. Ci sono però rari casi in cui purtroppo possono intercorrere dei disturbi, anche seri, come l'eclampsia in gravidanza. Vediamo insieme di cosa si tratta, perché insorge e come si può prevenire.

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Cos’è l’eclampsia

Come si intuisce dal termine, l'eclampsia è la complicanza più grave della preeclampsia, una sindrome già di per sé pericolosa. A differenza della gestosi, però, l'eclampsia porta convulsioni, alterazioni della vista, confusione, forti mal di testa e, in alcuni casi, coma. Si tratta, quindi, di una patologia potenzialmente mortale che purtroppo colpisce ancora alcune donne. 

La preeclampsia

La preeclampsia è una patologia, detta anche gestosi, che insorge generalmente verso le metà della gravidanza (ma più frequente nel terzo trimestre) ed è pericolosa per madre e feto. Colpisce circa il 5% delle donne incinte in Europa ed è più frequente in donne obese o con malattie pregresse come il diabete. Si manifesta con ipertensione arteriosa e proteinuria, ma anche con sintomi come aumento eccessivo di peso, mal di testa, nausea, dolori, tremori e edema. 

Come riconoscere l’eclampsia

Le donne che soffrono di preeclampsia in gravidanza sono sottoposte a continui controlli, generalmente almeno due a settimana per verificare che in feto non sia in stress e per controllare lo stato del liquido amniotico. Anche se non sono ancora del tutto certe le cause della gestosi, alcuni fattori di rischio portano a controllare continuamente le donne a rischio (per esempio le donne obese, o chi ha sofferto di preeclampsia durante un'altra gravidanza, o ancora chi ha avuto casi di gestosi in famiglia). 

I sintomi più comuni della degenerazione della gestosi in eclampsia sono le convulsioni, le alterazioni della vista, i disturbi gastrointestinali, la confusione mentale e dolori a livello dello stomaco. A livello del feto, invece, l'eclampsia porta a sofferenza fetale, emorragia placentare o distacco della placenta. Per queste grave complicanze, che mettono a rischio sia la madre che il bambino, la donna è continuamente controllata e invitata a contattare il medico al minimo allarme.

Una volta arrivata in ospedale, una paziente affetta da gestosi che presenti sintomi da eclampsia viene sottoposta subito a una serie di esami, tra cui quelli per valutare la coagulazione del sangue, la funzionalità di reni e fegato e, ovviamente, un monitoraggio del feto con ecografia per verificare lo stato del bambino e della placenta

Come si interviene in caso di eclampsia

Se l'eclampsia viene accertata, solitamente si procede col ricovero immediato della paziente e, nei casi più gravi e dove sia possibile, si preferisce indurre il parto, soprattutto se la vita della madre è a rischio. Molte volte il ricovero richiede addirittura la terapia intensiva o, in altri casi frequenti, il ricorso a unità speciali diverse dal semplice reparto di maternità. 

Alla diagnosi di eclampsia, comunque, viene somministrato solfato di magnesio in endovena per prevenire o fermare le convulsioni. Se nonostante questo le convulsioni continuano, si passa a un anti-convlusivante, in alcuni casi si somministra anche un farmaco per abbassare la pressione sanguigna. 

Il miglior trattamento per risolvere l'eclampsia è, in ogni caso, il parto, solitamente cesareo. Se si riesce a tenere sotto controllo la situazione, la gestante resta ricoverata e sotto osservazione se non ha ancora raggiunto le 34 settimane. Ma se la sua vita è a rischio si procede col parto a prescindere dal periodo di gestazione. 

L'eclampsia è la complicanza più grave della gestosi, che si manifesta con convulsioni, vista e stato mentale alterati, disturbi gastrointestinali. Solitamente si risolve con il parto, anche se la donna che ne ha sofferto deve restare in osservazione perché ancora a rischio convulsioni.

Aggiornato il 27.10.2021

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