Salute

Gravidanza con placenta previa

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25 Giugno 2009 | Aggiornato il 24 Febbraio 2015
In condizioni normali, la placenta si impianta nella parte superiore della cavità uterina. Ma che cosa succede se l'impianto avviene nella parte bassa? Ecco i rischi di questa condizione e le possibili precauzioni.
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Che cosa si intende per placenta previa?

La placenta previa è una situazione in cui la placenta si inserisce nella parte bassa dell’utero, andando a coprire in parte o interamente l’orifizio uterino, una sorta di imbuto che conduce al collo dell'utero.

 

In condizioni normali, la placenta si impianta nella parte superiore della cavità uterina, ma in un caso su 200 circa può insediarsi appunto nella parte bassa. Il problema sta nel fatto che si tratta di una parte che si dilata durante il travaglio per consentire il passaggio del feto, e questo potrebbe provocare distacchi improvvisi della placenza, potenzialmente molto pericolori per il bambino e per la mamma.

Come ci si accorge di avere la placenta previa?

Di solito, si scopre di avere la placenta previa quando si fa l’ecografia morfologica nel secondo trimestre. Prima, infatti, è difficile stabilire se la placenta è previa davvero, perché può darsi che, pur essendo inserita in basso, "salga" con l'aumentare delle dimensioni dell'utero, fino a un punto in cui non dà più problemi.

 

La placenta previa, comunque, difficilmente dà sintomi nei primi mesi di gravidanza, mentre verso la fine del secondo trimetre e per tutto il terzo trimestre può causare delle perdite di sangue. Alcune volte, il sanguinamento può essere accompagnato da dolori.

 

Sintomi e conseguenze, tuttavia, dipendono anche dal tipo di placenta previa, che può essere marginale o centrale.

 

Placenta previa marginale: una situazione più "tranquilla"

Se la placenta previa è marginale, significa che la placenta è posizionata all’interno del segmento inferiore dell'utero, ma non copre completamente l’orifizio uterino interno.

 

"Questo tipo di placenta previa può dare qualche episodio di sanguinamento: man mano che cresce l’utero, infatti, può avere piccoli distacchi nella parte inferiore, che però in genere non provocano conseguenze serie per mamma e feto" spiega Irene Cetin, responsabile dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e Professore dell'Università di Milano. “In caso di perdite ematiche, tuttavia, è sempre buona norma rivolgersi al ginecologo o all’ospedale per un controllo”.

 

La placenta previa marginale non è una controindicazione assoluta al parto vaginale.

 

Placenta previa marginale: una situazione più rischiosa

Se la placenta previa è centrale, significa che la placenta copre completamente l’orifizio uterino interno.

 

“È una situazione decisamente più rischiosa, perché può provocare sanguinamenti abbondanti e improvvisi, che richiedono sempre un controllo medico e, in qualche caso, il ricovero” sottolinea Cetin.  “Per questo, è bene che la donna si faccia seguire da un centro di II livello, dove verranno effettuati controlli più assidui".

 

In genere si consiglia di condurre una vita a riposo, evitando sforzi (è prudente anche evitare i rapporti sessuali).

 

Nelle ultime settimane di gravidanza, quando normalmente l’utero comincia la sua attività contrattile, la placenta potrebbe iniziare a staccarsi, provocando emorragie, che richiedono un cesareo d’urgenza.

In ogni caso, quando la placenta è previa centrale, si ricorre sempre ad un parto cesareo programmato, perché al momento del travaglio, con la dilatazione del collo uterino, si determinerebbe un distacco di placenta, con un rischio molto elevato di sofferenza fetale.

Chi è predisposta alla placenta previa?

Sono maggiormente predisposte le donne che hanno già avuto parti cesarei o hanno subito interventi sull’utero e chi già in una precedente gravidanza aveva la placenta previa. Anche l'età materna sopra i 35 anni, la gravidanza gemellare e l'abitudine al fumo possono costituire dei fattori di rischio per questa condizione.

 

Fonti per questo articolo: sito web Medline Plus; pagina web della Mayo Clinic americana; consulenza di Irene Cetin, responsabile dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e Professore dell'Università di Milano.