Salute

Gravidanza in estate: come proteggere la pelle dal sole

Di Angela Bisceglia Valentina Murelli
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15 Maggio 2013 | Aggiornato il 02 Agosto 2019
Non c'è ragione per evitare l'esposizione al sole durante la gravidanza, ma attenzione a proteggersi bene per evitare non solo il rischio di scottature ma anche quello di macchie della pelle. Piccola guida alla scelta della crema solare.  

 
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A determinate condizioni il sole è un alleato della salute, perché stimola la produzione di vitamina D, mette di buon umore e può anche dare una mano quando si soffre di certe malattie della pelle. Anche in gravidanza, dunque, non c'è ragione per evitarlo, ma bisogna esporsi con attenzione.

 

Un po' perché, in generale, se un po' di sole fa bene, troppo rischia di far male, provocando scottature ed eritemi e aumentando il rischio di sviluppare tumori della pelle. Un po' perché i cambiamenti ormonali che si verificano in gravidanza rendono la pelle più sensibile ai raggi solari e più a rischio di sviluppare antipatiche macchie, soprattutto sul viso (cloasma o melasma gravidico).

 

Fondamentale per la protezione è l'utilizzo costante di una buona crema solare. Ecco come orientarsi nella scelta e come applicarla in modo che l'abbronzatura sia davvero sicura.

 


1 Scelta della crema solare: in gravidanza servono prodotti particolari?

 

No, non occorre acquistare prodotti particolari, a meno che si soffra di allergia a qualche ingrediente (in questo caso sarà il medico a suggerire la crema più adatta).

 

Quello che importa è che si tratti di una crema con un fattore di protezione elevato: meglio partire con Spf50+, ed eventualmente scendere a una protezione un po' più bassa (ma comunque media, con Spf30) dopo qualche giorno di esposizione. Ma attenzione: sul viso è meglio continuare a utilizzare la protezione alta, perché è proprio lì che tengono a comparire le macchie della pelle.

 

Inoltre, è bene verificare che oltre ai filtri Uvb (quelli di cui si occupa il fattore di protezione Spf), la crema possegga anche filtri Uva. L'equivalente per l'Uva dell'Spf è il filtro pf. Dunque l'etichetta dovrebbe riportare esplicitamente anche l'indicazione Uva-pf. Se compare solo un riferimento generico agli Uv,a tipo protezione Uva/Uvb o un bollino con la scritta Uva, vuol dire che per legge il prodotto contiene un filtro antiUva pari ad almeno un terzo del fattore di protezione solare Spf indicato in etichetta. Dunque, se la crema è Spf30, l'Uva-pf sarà come minimo 10.

 

Uva e Uvb, che differenza c'è
Come spiega bene la biotecnologa e giornalista scientifica Beatrice Mautino nel suo libro Il trucco c'è e si vede, gli Uva, che costituiscono più del 90% dei raggi Uv che incontriamo ogni giorno, non provocano scottature, ma penetrano nella pelle in profondità e lì stimolano la formazione di radicali liberi: molecole che favoriscono l'invecchiamento cutaneo e danneggiano il DNA delle cellule, facendo aumentare il rischio di sviluppare tumori.

Gli Uvb invece sono pochi e si fermano negli strati più superficiali della pelle, ma sono i principali responsabili delle scottature.

 

 

2 È sicura per il bambino?

 

Alcuni studi hanno indicato la possibilità del passaggio nel sangue di alcune sostanze contenute nelle creme solari. Alcune di queste sono sospettate di essere interferenti endocrini, cioè sostanze potenzialmente in grado di alterare equilibri ormonali. Ma attenzione, non significa che ci si debba preoccupare.

 

“Non ci sono indicazioni specifiche per la gravidanza” afferma Beatrice Mautino, biotecnologa e giornalista scientifica, esperta di cosmetici. “Anche se alcuni filtri possono passare nel sangue, lo fanno con un margine di sicurezza che è considerato più che accettabile per gli standard europei”.  

 

Per alcune sostanze, 14 in tutto, l'Unione europea ha avviato una procedura per la raccolta di ulteriori dati che saranno poi valutati dal Consiglio Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori. “Se proprio vogliamo applicare il principio di precauzione, possiamo evitarli in attesa che a Bruxelles si esprimano. Tenendo però conto che si tratta comunque di molecole che hanno già superato dei test, quindi che non hanno dimostrato effetti evidenti” sottolinea Mautino. L'elenco delle sostanze è consultabile in questo documento (in inglese).

 

 

3 Come applicare la crema

 

La crema va applicata in modo uniforme e abbondante 15-20 minuti prima di esporsi al sole, così ha il tempo di distribuirsi bene sulla superficie cutanea e non c'è rischio di rimanere “scoperte” durante il tragitto verso la spiaggia (o il sentiero per la camminata in montagna) o di dimenticarsi di metterla appena arrivata.

 

La crema va messa sulla pelle asciutta: su quella bagnata o sudata rischia di scivolare via.

 

Quanto alla dose, pensate che l'indicazione sarebbe di 2 milligrammi per centimetro quadrato di pelle, che corrisponde a circa 30 ml di crema (pari in volume a una pallina da ping pong). Quindi non abbiate paura di esagerare.

 

 

4 Ogni quanto va messa la crema

 

L’applicazione va rinnovata ogni 2-3 ore, perché l’efficacia protettiva diminuisce col passare del tempo. E se hai fatto il bagno o la doccia oppure hai sudato parecchio, meglio rimettere ancora un po’ di crema, anche se sull’etichetta è scritto che è resistente all’acqua.

 

 

5 Sì, la crema va messa anche quando si è già abbronzate o di carnagione scura

 

Al massimo, a mano a mano che la pelle si abbronza, si può scendere ad una protezione media.

 

 

6 E anche quando si sta sotto l'ombrellone o in acqua


Anche in mare ci si abbronza e ci si scotta ugualmente. Certo, la temperatura fresca non fa avvertire l’effetto dei raggi Uv, ma l’acqua filtra solo in minima parte le radiazioni, senza contare che c’è anche il riverbero. Stesso discorso se si sta sotto l’ombrellone: sicuramente il tessuto filtra un po’, ma non del tutto, mentre la sabbia riflette il sole!

 

 

7 E sì, va messa anche se c'è nuvoloso

 

Le nuvole filtrano pochissimo i raggi Uv e in più quando il cielo è nuvoloso non si avverte la sensazione del caldo, quindi non si sente il bisogno di ripararsi sotto l’ombrellone (che comunque non protegge del tutto). Morale: il rischio di scottarsi potrebbe essere addirittura più alto, pertanto la crema deve essere applicata ugualmente.

 

 

8 Si può continuare a usare la crema dell'anno scorso?


In realtà in etichetta è specificata la durata di una crema dopo l’apertura: nel caso dei solari in media la durata è di 12 mesi. Consideriamo tuttavia che il solare spesso viene lasciato nella borsa della spiaggia, al caldo sotto il sole e che talvolta ci si dimentica di chiudere il tappo e un po’ di sabbia potrebbe entrare nel flacone.

Insomma, ci sono fattori che potrebbero alterare il cosmetico e diminuirne l’efficacia, per questo meglio non rischiare e comprare all’inizio della stagione una crema nuova.

 

 

9 Niente paura: con la crema ci si abbronza lo stesso

 

Spesso a frenare dall'utilizzo delle creme solari è la paura che mettendole non ci si abbronzi. Non è vero, anche se inevitabilmente si tratterà di un’abbronzatura più graduale e un po’ meno intensa.

 

 

10 Cosa fare se sono già comparse delle macchie?

 

Innanzitutto conviene essere ancora più cauti con l’esposizione al sole e proteggere il viso con una crema con protezione alta. Se l’inestetismo è particolarmente evidente, ci si può rivolgere al dermatologo, che saprà consigliare delle creme dall’azione lievemente schiarente compatibili con lo stato di gravidanza.