Salute

Influenza A, gravidanza e bambini

Di Angela Bisceglia
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9 novembre 2009
Sintomi, terapie e vaccini: tutto quello che le donne incinte, le puerpere e le mamme devono sapere sull'influenza AH1N1.

E' sempre una ‘normale’ influenza? “In base a quanto visto finora, possiamo tranquillamente riconfermare quel che si era detto all’inizio della diffusione del virus” chiarisce il Prof. Gian Vincenzo Zuccotti, Direttore Clinica Pediatrica Università di Milano - AO Luigi Sacco: “alcuni mesi fa avevamo percezione di una forma influenzale non particolarmente diversa dalle forme stagionali e tale si è confermata, anche adesso che il numero delle persone contagiate è cresciuto notevolmente.

 

Sicuramente abbiamo riscontrato un anticipo del picco pandemico (che in un primo momento era atteso per dicembre), al quale hanno contribuito le mutate condizioni climatiche, che hanno favorito una maggior promiscuità e quindi una maggiore probabilità di contatti. Un anticipo c’è stato anche rispetto all’influenza stagionale. Fortunatamente però le persone ammalate presentano un quadro clinico assolutamente normale e meno aggressivo di quel che si temeva: i casi di ricoveri, legati a complicanze, sono inferiori a quelli registrati negli anni passati per le influenze stagionali e anche i pazienti ricoverati nella maggioranza dei casi guariscono senza bisogno di ricorrere ad antivirali”.

 

Che dire dei decessi, sempre in evidenza sulle prime pagine dei giornali? “I casi di decessi sono stati sempre legati a patologie preesistenti” prosegue Zuccotti. “Anche nei casi in cui si trattava apparentemente di soggetti sani può darsi che l’influenza abbia messo in luce patologie congenite di cui magari non si era a conoscenza. Ma possiamo ancora confermare che, in base ai dati dell’influenza A diffusa nell’emisfero australe (dove l’inverno è già trascorso) e nel resto dell’Europa, la mortalità è inferiore a quella fatta registrare negli anni passati dall’influenza stagionale”.

 

Come riconoscere l’influenza AH1N1? In base ai dati ufficiali, nonostante in questo periodo di forme virali in circolazione ce ne siano parecchie, in oltre i 2/3 dei casi le sindromi influenzali delle ultime settimane sono causate dal virus AH1N1.

 

I sintomi sono quelli dell’influenza classica: febbre piuttosto elevata, mal di testa, raffreddore, tosse stizzosa e insistente, arrossamento e dolore alla gola; in alcuni casi possono comparire senso di affaticamento e disturbi gastrointestinali. “I sintomi però possono essere più o meno importanti a seconda delle condizioni soggettive del paziente e della situazione del suo sistema immunitario in quel preciso momento.” specifica il prof Zuccotti. “In alcuni casi la sintomatologia può essere anche più lieve”.

 

Come si trasmette? “La principale forma di trasmissione da persona a persona avviene attraverso le goccioline di secrezioni respiratorie emesse con la tosse, lo starnuto e mentre si parla” spiega il Prof. Luigi Frigerio, presidente della SLOG (Società Lombarda di Ostetricia e Ginecologia).

 

“Con la tosse e lo starnuto le goccioline possono arrivare anche ad un metro di distanza dalla persona che le ha emesse, mentre parlando raggiungono una distanza di 15-20 cm, e possono così depositarsi sulle mucose di bocca, naso e occhi di altre persone. I virus influenzali (così come altri germi) possono essere trasmessi anche per via indiretta, se si toccano superfici (maniglie, rubinetti, corrimani, piani di lavoro, telefoni) e oggetti d’uso personale (biancheria, fazzoletti) contaminati da secrezioni respiratorie di persone infette e poi portando agli occhi, al naso e alla bocca le mani non lavate”.

 

Quanto dura l’infezione? “L’influenza si presenta con un esordio brusco, in cui spesso si fa fatica a tenere sotto controllo la febbre nonostante la somministrazione dell’antipiretico” risponde il prof. Zuccotti. “In genere però la situazione torna alla normalità nel giro di 4-5 giorni. Anche se i sintomi sono cessati, tuttavia, prima del ritorno in comunità è bene aspettare 7-8 giorni, perché l’influenza tende a lasciare strascichi, soprattutto sui bambini, che appaiono più stanchi e inappetenti. Si consideri inoltre che si è contagiosi dal giorno precedente la comparsa dei sintomi fino a 7 giorni dall’esordio”.

 

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