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Influenza

Influenza in gravidanza: come comportarsi

Di Valentina Murelli Angela Bisceglia
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30 Gennaio 2019
Chi aspetta un bambino corre qualche rischio in più di complicazioni se prende l'influenza. E anche i bebè lo corrono. Rischi rari, certo, ma per evitarli le autorità sanitarie consigliano la vaccinazione anche in gravidanza. E se l'infezione arriva, ecco i consigli degli esperti su come affrontarla

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Febbre alta, raffreddore, tosse, mal di gola, dolori muscolari, mal di testa, malessere generale: sono i sintomi classici dell'influenza, che naturalmente può colpire anche in gravidanza. Ma se i sintomi sono gli stessi, c'è qualcosa che cambia se si prende l'influenza mentre si aspetta un bambino?

 

Influenza in gravidanza, i possibili rischi per la mamma
L'aspetto da considerare è che la donna incinta è un po' più vulnerabile della norma, perché la gravidanza comporta una serie di adattamenti dell’apparato cardio-respiratorio e del sistema immunitario che limitano le sue capacità di difesa.

 

“Questo la espone a un rischio leggermente più alto di complicazioni soprattutto di tipo respiratorio, come la polmonite” spiega Irene Cetin, direttrice del reparto di ostetricia e ginecologia dell'Ospedale Buzzi di Milano. Sono anche possibili infezioni generalizzate (la temibile sepsi) e disidratazione: tutte condizioni che possono richiedere il ricovero della donna in ospedale.

 

Ovviamente stiamo parlando di eventi rari o molto rari, non bisogna allarmarsi troppo. Però è bene sapere che chi aspetta un bambino corre con l'influenza qualche rischio in più anche grave: un'informazione utile per valutare strategie di prevenzione – soprattutto la vaccinazione - e per non trascurare la situazione se i sintomi sembrano un po' più pesanti della norma.

 

Influenza in gravidanza, i rischi possibili per il bebè
Anche il bambino potrebbe risentirne se l'influenza colpisce la mamma in dolce attesa. Vari studi mostrano infatti un aumento del rischio di parto pretermine, con tutte le possibili conseguenze legate alla prematurità.

 

Più controversa, invece, l'associazione con malformazioni congenite non tanto dell'influenza in sé quanto della febbre elevata che può essere presente in caso di infezione: uno studio americano pubblicato nel 2017 ha sottolineato un lieve aumento del rischio, che non è stato invece osservato in uno studio danese pubblicato nello stesso anno. In ogni caso, i Centri per il controllo delle malattie di Atlanta, negli Stati Uniti, riportano che “la febbre, sintomo comune dell'influenza, potrebbe essere associata al rischio di difetti del tubo neurale (come la spina bifida) o di altri eventi avversi per il bambino in sviluppo”.

 

Come prevenire l’influenza

1. Le regole igieniche
L’influenza si trasmette attraverso le vie respiratorie, pertanto per evitare di ammalarsi sono utili alcune precauzioni igieniche come lavarsi spesso le mani, soprattutto prima di mangiare o di portarsele alla bocca, ed evitare i luoghi affollati (e le persone con chiari sintomi di raffreddamento).

Ma è anche vero che basta un solo starnuto da parte di un individuo infetto a pochi metri di distanza perché le goccioline di saliva arrivino e ci contagino: per questo potrebbe essere utile indossare una mascherina a scopo preventivo, ma non sempre è praticabile.

 

2. La vaccinazione
È lo strumento più sicuro che abbiamo a disposizione per difenderci dall’influenza. “La vaccinazione in gravidanza si può fare senza problemi” sottolinea Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario dell'Istituto ortopedico Galeazzi, sempre a Milano. Anzi: varie autorità sanitarie nazionali e internazionali raccomandano caldamente di eseguire questa vaccinazione in gravidanza. Lo fanno l'Organizzazione mondiale della sanità e il nostro Ministero della salute, che consiglia anche la vaccinazione contro la pertosse, per proteggere mamma e bebè. Entrambe le vaccinazioni sono offerte in modo gratuito: per informazioni basta rivolgersi al proprio medico o all'ufficio vaccinale dell'Asl.

 

Il momento consigliato è il secondo o terzo trimestre di gravidanza. “Un'indicazione data per un eccesso di precauzione” precisa Pregliasco. “In realtà non sono stati dimostrati danni al nascituro indotti dal vaccino anche se effettuato nel primo trimestre”. Tanto che in alcuni paesi, per esempio gli Stati Uniti, la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata già a partire dal primo trimestre.

 

Come si cura l’influenza in gravidanza
E se non si è vaccinate e l’influenza arriva lo stesso? Il primo consiglio è quello di restare a casa fino alla remissione completa dei sintomi – in genere serve una settimana - senza pretendere di ‘accelerare’ la guarigione. Con o senza farmaci, l'influenza ha bisogno di alcuni giorni per essere debellata dall'organismo.

 

 

Influenza in gravidanza, quali farmaci usare
Per abbassare la febbre ed alleviare eventuali dolori il farmaco di prima scelta in gravidanza è il paracetamolo. “Anche se si tratta di un farmaco considerato sicuro, tuttavia, va assunto sempre sotto controllo del proprio medico di famiglia, che adesso più che mai deve seguire l’andamento della malattia” raccomanda la professoressa Cetin.

 

"Possono essere utili anche dei gargarismi con colluttori a base di clorexidina, che ha un’azione disinfettante sul cavo orale e sulle tonsille, dove possono svilupparsi proliferazioni batteriche. Per lenire il mal di gola possono andare bene anche spray per la gola, che, pur non accelerando la guarigione, hanno una lieve azione analgesica. È importante infine idratare le mucose con lavaggi nasali frequenti o aerosol con soluzione fisiologica o acqua di mare”.

 

Quando consultare il medico o andare al pronto soccorso ostetrico

Le indicazioni dei Centri per il controllo delle malattie di Atlanta:

  • Difficoltà respiratorie;
  • dolore o senso di oppressione al torace o all'addome;
  • nausea improvvisa;
  • confusione;
  • vomito intenso e persistente;
  • febbre alta che non risponde all'antipiretico;
  • sensazione che il bambino si muova meno del solito, o in modo diverso

 

Vaccinazioni e rischio SIDS: un ‘vecchio’ sospetto smentito dalla scienza
(di Fabrizio Pregliasco, virologo Università di Milano e direttore sanitario Isituto Galeazzi)

Tutti i vaccini sono da tempo accusati di provocare effetti collaterali gravi o addirittura letali. In realtà, da un punto di vista scientifico non vi è alcuna correlazione tra la somministrazione di vaccini e l’aumento di mortalità o morbilità. Un’accusa in particolare ha riguardato alcuni anni fa l’associazione tra vaccinazione e SIDS, la temuta morte in culla che può colpire i bambini nei primi mesi di vita.

La questione era stata sollevata in Francia verso la fine degli anni ’80, quando si era riscontrata una correlazione temporale tra l’introduzione a tappeto del vaccino antipertosse ed un incremento dei casi di SIDS. Successivamente gli studi sulla SIDS hanno evidenziato che l’incremento dei casi era dovuto a modalità posturali sbagliate: in passato infatti si consigliava ai genitori di far dormire i bambini a pancia ingiù, mentre la comunità scientifica ha dimostrato in seguito che la posizione più sicura per far dormire il bebè è quella supina, che consente al bambino di respirare in modo ottimale riduce il rischio SIDS del 50%.

Da quando certe raccomandazioni sono state divulgate, l’incidenza della SIDS si è ridotta, nonostante si fosse continuato a somministrare la vaccinazione antipertosse alla popolazione infantile. Ciò ha permesso di concludere che la correlazione tra i due eventi è stata solo una coincidenza temporale, che non aveva alcun rapporto di causa ed effetto. E quel che si può dire per la vaccinazione antipertosse riguarda tutti i tipi di vaccinazioni, contro i quali spesso si punta il dito: statisticamente non vi è alcuna differenza di mortalità o morbilità tra le persone vaccinate e quelle non vaccinate, a qualunque età o condizione appartengano.