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Influenza in gravidanza: come comportarsi

di Valentina Murelli - 30.09.2020 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Chi aspetta un bambino corre qualche rischio in più di complicazioni se prende l'influenza. E anche i bebè lo corrono. Per evitare questi rischi le autorità sanitarie consigliano la vaccinazione anche in gravidanza. E se l'infezione arriva, ecco i consigli degli esperti su come affrontarla

Febbre alta, raffreddore, tosse, mal di gola, dolori muscolari, mal di testa, malessere generale: sono i sintomi classici dell'influenza, che naturalmente può colpire anche in gravidanza. Ma se i sintomi sono gli stessi, c'è qualcosa che cambia se si prende l'influenza mentre si aspetta un bambino?

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Influenza in gravidanza, i possibili rischi per la mamma

La donna incinta è un po' più vulnerabile della norma perché la gravidanza comporta una serie di adattamenti dell'apparato cardio-respiratorio e del sistema immunitario che limitano le sue capacità di difesa.

"Questo la espone a un rischio leggermente più alto di complicazioni soprattutto di tipo respiratorio, come la polmonite" spiega Irene Cetin, direttrice del reparto di ostetricia e ginecologia dell'Ospedale Buzzi di Milano. Sono anche possibili infezioni generalizzate (la temibile sepsi) e disidratazione: tutte condizioni che possono richiedere il ricovero della donna in ospedale.

Ovviamente stiamo parlando di eventi rari o molto rari, non bisogna allarmarsi troppo. Però è bene sapere che chi aspetta un bambino corre con l'influenza qualche rischio in più anche grave: un'informazione utile per valutare strategie di prevenzione – soprattutto la vaccinazione - e per non trascurare la situazione se i sintomi sembrano un po' più pesanti della norma.

Influenza in gravidanza, i rischi possibili per il bebè

Anche il bambino potrebbe risentirne se l'influenza colpisce la mamma in dolce attesa. Vari studi mostrano infatti un aumento del rischio di parto pretermine, con tutte le possibili conseguenze legate alla prematurità.

Più controversa, invece, l'associazione con malformazioni congenite non tanto dell'influenza in sé quanto della febbre elevata che può essere presente in caso di infezione: uno studio americano pubblicato nel 2017 ha sottolineato un lieve aumento del rischio, che non è stato invece osservato in uno studio danese pubblicato nello stesso anno. In ogni caso, i Centri per il controllo delle malattie di Atlanta, negli Stati Uniti, riportano che “la febbre, sintomo comune dell'influenza, potrebbe essere associata al rischio di difetti del tubo neurale (come la spina bifida) o di altri eventi avversi per il bambino in sviluppo”.

Le regole igieniche

L'influenza si trasmette attraverso le vie respiratorie, pertanto per evitare di ammalarsi sono utili alcune precauzioni igieniche come lavarsi spesso le mani, soprattutto prima di mangiare o di portarsele alla bocca, ed evitare i luoghi affollati (e le persone con chiari sintomi di raffreddamento). Tutte regole che durante la pandemia di Covid-19 abbiamo imparato a rispettare! Anche l'uso delle mascherine, previsto dalle norme di prevenzione anti-COvid, è sicuramente d'aiuto nella prevenzione dell'influenza.

La vaccinazione

È lo strumento più sicuro che abbiamo a disposizione per difenderci dall'influenza. "La vaccinazione in gravidanza si può fare senza problemi" sottolinea Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano e direttore sanitario dell'Istituto ortopedico Galeazzi, sempre a Milano. Anzi: varie autorità sanitarie nazionali e internazionali raccomandano caldamente di eseguire questa vaccinazione in gravidanza. Lo fanno l'Organizzazione mondiale della sanità e il nostro Ministero della salute, che consiglia anche la vaccinazione contro la pertosse, per proteggere mamma e bebè. Entrambe le vaccinazioni sono offerte in modo gratuito: per informazioni basta rivolgersi al proprio medico o all'ufficio vaccinale dell'Asl.

Fino al 2018 il momento consigliato in Italia per la vaccinazione era il secondo o terzo trimestre di gravidanza. "Un'indicazione data per un eccesso di precauzione" precisa Pregliasco. "In realtà non sono stati dimostrati danni al nascituro indotti dal vaccino anche se effettuato nel primo trimestre". Tanto che già da diversi anni in alcuni paesi, per esempio gli Stati Uniti, la vaccinazione antinfluenzale era raccomandata a partire dal primo trimestre. Dal 2019 anche il nostro Ministero della salute la raccomanda a tutte le donne che siano in gravidanza (dunque anche nel primo trimestre) all'inizio della stagione influenzale.

Vaccinazione antinfluenzale e Covid-19

Secondo il Ministero della Salute, nei prossimi mesi il vaccino antinfluenzale sarà ancora più importante del solito. Non solo per prevenire casi di influenza e ridurre le complicazione da influenza in persone a rischio, tra le quali appunto le donne in gravidanza, ma anche per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra Covid-19 e influenza. Si dovrebbero così ridurre anche gli accessi ai pronto soccorso. In altre parole: il vaccino antinfluenzale non protegge contro il Sars-Cov-2, ma potrebbe aiutare a identificare più facilmente i casi di Covid-19 (in presenza di sintomi influenzali anche dopo vaccinazione). 

Come si cura l’influenza in gravidanza

E se non si è vaccinate e l’influenza arriva lo stesso? Il primo consiglio è quello di restare a casa fino alla remissione completa dei sintomi – in genere serve una settimana - senza pretendere di ‘accelerare’ la guarigione. Con o senza farmaci, l'influenza ha bisogno di alcuni giorni per essere debellata dall'organismo.

Influenza in gravidanza, quali farmaci usare

Per abbassare la febbre ed alleviare eventuali dolori il farmaco di prima scelta in gravidanza è il paracetamolo. "Anche se si tratta di un farmaco considerato sicuro, tuttavia, va assunto sempre sotto controllo del proprio medico di famiglia, che adesso più che mai deve seguire l'andamento della malattia" raccomanda la professoressa Cetin.

"Possono essere utili anche dei gargarismi con colluttori a base di clorexidina, che ha un'azione disinfettante sul cavo orale e sulle tonsille, dove possono svilupparsi proliferazioni batteriche. Per lenire il mal di gola possono andare bene anche spray per la gola, che, pur non accelerando la guarigione, hanno una lieve azione analgesica. È importante infine idratare le mucose con lavaggi nasali frequenti o aerosol con soluzione fisiologica o acqua di mare".

Quando consultare il medico o andare al pronto soccorso ostetrico

Le indicazioni dei Centri per il controllo delle malattie di Atlanta:

  • Difficoltà respiratorie;
  • dolore o senso di oppressione al torace o all'addome;
  • nausea improvvisa;
  • confusione;
  • vomito intenso e persistente;
  • febbre alta che non risponde all'antipiretico;
  • sensazione che il bambino si muova meno del solito, o in modo diverso

Vaccinazioni e rischio SIDS: un ‘vecchio’ sospetto smentito dalla scienza

(di Fabrizio Pregliasco, virologo Università di Milano e direttore sanitario Isituto Galeazzi)

Tutti i vaccini sono da tempo accusati di provocare effetti collaterali gravi o addirittura letali. In realtà, da un punto di vista scientifico non vi è alcuna correlazione tra la somministrazione di vaccini e l'aumento di mortalità o morbilità. Un'accusa in particolare ha riguardato alcuni anni fa l'associazione tra vaccinazione e SIDS, la temuta morte in cullache può colpire i bambini nei primi mesi di vita.

La questione era stata sollevata in Francia verso la fine degli anni '80, quando si era riscontrata una correlazione temporale tra l'introduzione a tappeto del vaccino antipertosse ed un incremento dei casi di SIDS. Successivamente gli studi sulla SIDS hanno evidenziato che l'incremento dei casi era dovuto a modalità posturali sbagliate: in passato infatti si consigliava ai genitori di far dormire i bambini a pancia ingiù, mentre la comunità scientifica ha dimostrato in seguito che la posizione più sicura per far dormire il bebè è quella supina, che consente al bambino di respirare in modo ottimale riduce il rischio SIDS del 50%.

Da quando certe raccomandazioni sono state divulgate, l'incidenza della SIDS si è ridotta, nonostante si fosse continuato a somministrare la vaccinazione antipertosse alla popolazione infantile. Ciò ha permesso di concludere che la correlazione tra i due eventi è stata solo una coincidenza temporale, che non aveva alcun rapporto di causa ed effetto. E quel che si può dire per la vaccinazione antipertosse riguarda tutti i tipi di vaccinazioni, contro i quali spesso si punta il dito: statisticamente non vi è alcuna differenza di mortalità o morbilità tra le persone vaccinate e quelle non vaccinate, a qualunque età o condizione appartengano.

Revisionato da Valentina Murelli

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