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La pressione alta in gravidanza

di Valentina Murelli - 11.09.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Esistono tre tipologie di ipertensione in gravidanza - cronica, gestazionale e preeclampsia che vanno accuratamente monitorate. Ecco come comportarsi.

In genere si parla di ipertensione quando il valore della pressione arteriosa massima (sistolica) è uguale o superiore a 140 mmHg, mentre quello della pressione arteriosa minima (diastolica) è uguale o superiore a 90. "In gravidanza, tuttavia, anche valori di pressione rispettivamente superiori a 120 e 80 mmHg sono considerati al limite e da tenere sotto stretto controllo" precisa la professoressa Rossella Nappi, ginecologa ed endocrinologa e responsabile del centro di PMA del Policlinico San Matteo dell'Università di Pavia.

Se infatti la pressione bassa in gravidanza può essere considerata fisiologica, non lo può essere di certo quella alta, per i rischi che può comportare per mamma e bambino.

Si possono distinguere tra tre tipi principali di ipertensione in gravidanza: ipertensione cronica, ipertensione gestazionale e preclampsia

In questo articolo

Gravidanza e ipertensione cronica

Si parla di ipertensione cronica quando la condizione di ipertensione era presente già prima della gravidanza, tanto che magari la donna assumeva farmaci specifici per contrastarla. In alcune situazioni, tuttavia, la donna potrebbe non essersene mai accorta semplicemente perché non ha controllato di recente la pressione.

In questi casi viene fatta diagnosi di ipertensione cronica se questa si manifesta prima delle 20 settimane di gravidanza. Secondo le ultime Linee guida della Società italiana di ginecologia sull'argomento (pubblicate nel 2013), inoltre, per questa diagnosi occorre riscontrare valori elevati di pressione in più di una misurazione a distanza di almeno 4-6 ore.

Terapie

L'ipertensione cronica può essere tenuta sotto controllo in gravidanza con farmaci specifici: sono sicuramente controindicati ace inibitori e antagonisti del recettore dell'angiotensina II, mentre possono essere utilizzati farmaci come labetalolo, nifedipina e metildopa. 

Eventuali complicazioni

L'ipertensione cronica può associarsi a varie complicazioni ostetriche se non è adeguatamente controllata (cosa che può essere ottenuta con i farmaci). Tra queste, per esempio, parto prematuro, ritardo di crescita, morte intrauterina, distacco di placenta e taglio cesareo. La possibilità che si verifichino questi eventi sembra tuttavia essere correlata a vari fattori come per esempio:

  • la durata dell'ipertensione
  • la sua gravità
  • la contemporanea presenza di preeclampsia.

In caso di ipertensione cronica, la gravidanza è considerata patologica e sottoposta a controlli più frequenti rispetto a una gravidanza fisiologica (a basso rischio). 

Ipertensione gestazionale

Si parla di ipertensione gestazionale se l'ipertensione si manifesta in gravidanza dopo la ventesima settimana. L'ipertensione gestazionale va sempre tenuta attentamente sotto controllo: più precoce è la comparsa (sempre dopo le 20 settimane), infatti, più aumenta il rischio che possa nel corso delle settimane evolvere in preeclampsia. Se invece compare più tardivamente, ad esempio dopo la 34ma settimana, è difficile che degeneri in preeclampsia.

La preeclampsia

La preeclampsia è la forma più grave di ipertensione che può verificarsi in gravidanza: compare in genere dopo le 20 settimane di gestazione associata a proteinuria, cioè presenza di proteine nelle urine (livelli oltre i 290 mg/l). La preeclampsia può:

  • comparire ex novo
  • rappresentare l'evoluzione di un'ipertensione gestazionale
  • complicare un'ipertensione cronica alla quale si può sovrapporre

Purtroppo i sintomi sono molto sfumati. Quelli principali, che devono far sospettare la condizione, sono appunto pressione arteriosa superiore a 140 di massima e a 90 di minima dopo le 20 settimane e presenza di proteine nelle urine. Talvolta possono comparire sintomi aspecifici, come

  • mal di testa persistente
  • dolore intenso allo stomaco
  • scotomi (visioni di macchie scure o luminose davanti agli occhi),
  • offuscamento della vista
  • convulsioni
  • oliguria, cioè scarsa quantità di urine
  • gonfiore agli arti

Le possibili complicazioni

Per la mamma, le complicazioni della preeclampsia possono andare da disturbi della coagulazione a danni generalizzati agli organi, all'evoluzione in eclampsia, che si manifesta con convulsioni, perdita di coscienza e in alcuni casi emorragie cerebrali.  Per il bambino, i rischi principali sono quelli di ritardo o arresto della crescita, oltre ai rischi di una nascita prematura: quando insorge preeclampsia, infatti, l'unica soluzione possibile per risolverla è il parto.

Come si interviene

Purtroppo non ci sono soluzioni farmacologiche: l'unico modo per fermare la preeclampsia è fermare la gravidanza. In altre parole, la terapia è il parto, che può tuttavia esporre il bimbo a rischi, se è molto prematuro.

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