Salute gravidanza

Malattia mano-piede-bocca: che fare in gravidanza

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23 Aprile 2013 | Aggiornato il 04 Marzo 2015
È una malattia tipica del’infanzia piuttosto banale, che passa da sé senza bisogno di cure. Se però viene contratta in gravidanza, può causare problemi al feto. Ecco come comportarsi.
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Si chiama così perché la manifestazione cutanea interessa proprio mani, piedi e bocca, con la comparsa di bollicine acquose piccole e simili a quelle della varicella, localizzate sui palmi delle mani, intorno alla bocca e sulle piante dei piedi; a questi sintomi si associano malessere generale e febbre, di solito lieve. La causa è virale ed il ‘colpevole’ è il virus Coxackie A16, appartenente alla stessa famiglia dei virus della poliomielite.

Come si trasmette

“Il contagio è molto facile ed avviene principalmente per contaminazione oro-fecale, cioè se si portano le mani in bocca dopo aver toccato qualcosa di contaminato da feci infette” spiega Alberto Villani, responsabile dell'Unità Operativa di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma; “più raramente può avvenire per via aerea ed ancor più rara è la contaminazione durante il parto dalla madre al figlio; possibile, ma assai infrequente, il passaggio attraverso l'allattamento materno. La trasmissione si verifica solo da uomo a uomo ed il periodo di incubazione dura in genere 3-6 giorni”. Il contagio avviene quasi sempre in ambito scolastico e per questo, dopo i primi casi, tutti i genitori vengono allertati dalle insegnanti affinché adottino le misure igieniche per limitare la trasmissione.

 

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Come si cura

Non esiste una cura specifica per la malattia mano, piede, bocca, che ha comunque un decorso benigno e passa da sé dopo circa 7 giorni. Il trattamento consiste semplicemente nella gestione della febbre, che può essere abbassata con paracetamolo, e nella cura dell'igiene, lavando bene le mani per arginare il diffondersi della malattia.

Che cosa succede se si contrae durante la gravidanza?

“La trasmissione avviene prevalentemente fra bambini, che portano facilmente le mani in bocca senza prima lavarsele, ma il contagio agli adulti non può essere escluso” risponde il dott. Villani. “Se si contrae proprio durante la gravidanza, i maggiori danni si possono avere se ci si ammala durante il primo trimestre e verso la fine della gravidanza. Nel primo periodo, pur se non è ancora stato dimostrato con certezza un rapporto causa-effetto, potrebbe causare danni al bambino, come idrope fetale fino all'aborto. Prima di partorire, il rischio è invece il contagio al nascituro, che richiede adeguate terapie.

La diagnosi si fa principalmente su base clinica, osservando le manifestazioni cutanee. Se si risulta infette, la gravidanza verrà seguita con maggiore attenzione, con controlli più assidui, sia ecografici che di laboratorio, allo scopo di monitorare il benessere fetale”.