Salute feto e mamma

Mortalità materna nel mondo: è in calo, ma si deve fare meglio. Bene l'Italia. I dati in un rapporto Oms

Di Irma Levanti
mortalitamaterna
16 Novembre 2015
Negli ultimi 25 anni la mortalità materna nel mondo è passata da 385 a 216 casi ogni 100mila nascite. Una buona notizia, ma si può e si deve fare meglio: il prossimo obiettivo, per il 2030, è arrivare a 70 casi ogni 100mila nascite. Lo dice un nuovo rapporto dell'Oms, che inserisce l'Italia tra i paesi con il minor tasso di mortalità a livello globale.
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Negli ultimi 25 anni, le donne morte in tutto il mondo per cause legate alla gravidanza o al parto sono diminuite in modo significativo

: da 532mila nel 1990, cioè 385 casi ogni 100mila nascite, a 303mila - si stima - nel 2015, cioè 216 casi ogni 100mila.

 

Un calo del 44%, cioè quasi la metà, che è di sicuro una buona notizia, anche se con alcuni lati oscuri. A tracciare il quadro della situazione è un nuovo Rapporto globale sulla mortalità materna, realizzato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e presentato il 12 novembre a Roma, all'Istituto superiore di sanità (Iss). Un rapporto che pone l'Italia nella top ten dei paesi con minor tasso di mortalità materna al mondo.

 

Una buona notizia, ma si deve fare meglio


Il Rapporto mette nero su bianco che molto è stato fatto nel mondo, in questi anni, per ridurre il numero delle vittime di complicazioni di parto e gravidanza, ma evidenzia anche un fallimento rispetto alle aspettative, che erano molto più ambiziose. Secondo gli Obiettivi di sviluppo del millennio lanciati dalle Nazioni Unite, infatti, dal 1990 al 2015 la mortalità materna avrebbe dovuto calare del 75% a livello globale, molto di più di quanto è realmente successo.

 

L'altro aspetto da rilevare è la grande disuguaglianza geografica relativa ai casi di mortalità materna. Come è naturale aspettarsi, la maggioranza dei casi, ben il 99%, riguarda i paesi in via di sviluppo, con un triste primato per quelli dell'Africa sub-sahariana (66% del totale delle vittime). La stima è che nel 2015 questi paesi conteranno  546 morti materne ogni 100mila nascite, contro le 12, in media, dei paesi sviluppati.

 

Perché muoiono le donne


Come spiega un comunicato stampa dell'Istituto superiore di sanità, le condizioni responsabili della maggioranza delle morti materne cadono in poche categorie:

  • emorragie gravi dopo il parto;
  • infezioni, di solito dopo il parto;
  • preeclampsia ed eclampsia;
  • complicazioni durante il parto;
  • aborti a rischio;
  • presenza di malattie preesistenti come malaria e AIDS, che complicano la gravidanza.

Il punto fondamentale della questione è che si tratta di condizioni che potrebbero essere prevenute o gestite, in presenza di un'assistenza sanitaria adeguata. Disporre di ospedali abbastanza vicini a casa, di personale qualificato, di farmaci come l'ossitocina, che riduce il rischio di sanguinamento dopo il parto, di buone pratiche igieniche è scontato per noi, ma non lo è per moltissime, troppe, donne nel mondo.

 

Passi in avanti


Eppure, ci sono esperienze positive che dicono che la situazione può effettivamente essere migliorata. Come riporta lo studio pubblicato sulla rivista Lancet in contemporanea alla presentazione del Rapporto, sono stati solo nove i paesi che negli ultimi 25 anni sono riusciti ad abbattere la mortalità materna del 75%: Bhutan, Capo Verde, Cambogia, Iran, Laos, Maldive, Mongolia, Ruanda e Timor Est. Pochi, ma abbastanza per dimostrare che "si può fare".

 

Il Ruanda, per esempio, ci è arrivato investendo pesantemente nelle risorse umane, reclutando e addestrando circa 45mila nuovi operatori sanitari. La Cambogia, invece, ha investito in strutture sanitarie e infrastrutture per raggiungerle. In effetti un ospedale serve a poco se non c'è modo di arrivarci in fretta e uno studio condotto in Tanzania ha mostrato proprio un collegamento tra la distanza dei villaggi da un centro sanitario attrezzato e mortalità materna.

 

Paese che vai, rischio che trovi

Il rischio di una donna di morire per cause legate alla gravidanza o al parto è di uno su 4900 nei paesi sviluppati, uno su 180 in quelli in via di sviluppo. E di uno su 54 nei paesi considerati particolarmente fragili.

 

Studiare, studiare, studiare


Ma per i paesi in via di sviluppo non è solo una questione di rafforzamento dei sistemi sanitari. "Questo deve essere integrato ad altre azioni per ridurre la mortalità materna, in particolare l'educazione delle donne e delle ragazze" ha dichiarato a Roma Flavia Bustreo, vice direttore generale Salute della famiglia, delle donne e dei bambini dell’Oms. "L'istruzione è l'unica leva che fornisce a donne e ragazze le conoscenze necessarie per cambiare pratiche tradizionali che mettono in pericolo la vita sia loro che dei loro figli".

 

Inoltre, educazione e istruzione femminili aiutano a ridurre il numero di gravidanze troppo precoci, durante l'adolescenza, che sono più rischiose per le giovani madri.

 

Madri in pericolo, bimbi in pericolo


La salute della madre e quella del bambino - ricorda il comunicato stampa Iss - sono strettamente collegate: dove manca un'assistenza sanitaria perinatale adeguata, a farne le spese non sono solo le madri, ma anche i loro figli. Ogni anno, infatti, muiono nel mondo circa 2,7 milioni di neonati, e 2,6 milioni di bambini nascono morti.

 

Prospettive per il futuro


Tra luci e ombre una cosa è certa: per il futuro si può e si deve fare meglio. Che il tasso di mortalità scenda è un successo, ma se continuerà a farlo alla velocità con cui l'ha fatto nel periodo 2000-2010, entro il 2030 ci saranno altri 3,9 milioni di morti materne. Significa che in 15 anni moriranno di gravidanza e parto tante donne quanti sono all'incirca oggi gli abitanti di Roma e Milano, o poco meno.

 

Il nuovo obiettivo previsto dall'Organizzaizone mondaile della sanità è di portare il tasso di mortalità materna a 70 casi ogni 100mila a livello globale entro il 2030 (oggi siamo a 216 casi ogni 100mila). Per quella data, nessun paese dovrebbe comunque essere al di sopra del doppio di questa soglia (140 casi ogni 100mila). Se l'obiettivo sarà raggiunto, si stima che le morti materne saranno 2,5 milioni. Ancora tante, certo, ma molto più basse di quei 3.9 milioni possibili.

 

La situazione italiana


Il gruppo di lavoro dell'OMS che ha formulato le stime di mortalità materna, ha indicato per l'Italia un dato di 4 casi ogni 100mila nati vivi. Un dato decisamente positivo, che colloca il nostro paese nella top ten di quelli con la più bassa mortalità materna, insieme a Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti.

 

In realtà si tratta di una stima. Indicazioni più accurate sono quelle che provengono dal sistema di sorveglianza della mortalità materna, coordinato sempre dall'Iss che, in una fase pilota che ha coinvolto sei regioni, ha individuato un tasso di 10 decessi ogni 100mila nati vivi. Comunque, un ottimo risultato, anche se vanno sottolineate forti variazioni regionali: in Toscana, per esempio, nel periodo esaminato dallo studio si sono riscontrate 5 morti per 100.mila nascite, contro le 13 morti per 100mila rilevate in Campania. A indicare che anche nel nostro paese c'è margine di miglioramento.

 

Le cause principali di mortalità materna in Italia sono emorragie dopo il parto, disturbi legati all'ipertensione (preeclampsia ed eclampsia), tromboembolismo. Si stima che, come in tutti i paesi avanzati, circa la metà di queste morti possa essere prevenuta. Non perché dipendano da casi di malasanità, ma perché si tratta di situazioni estremamente complesse - e rare - che richiedono una preparazione particolare di medici e strutture sanitarie. Anche su questo sta investendo l'Istituto superiore di sanità.