Farmaci nei 9 mesi

Paracetamolo in gravidanza: è vero che fa male ai feti maschi?

Di Valentina Murelli
cpmda9
08 Giugno 2015
Uno studio suggerisce che il famoso farmaco analgesico possa ridurre la produzione di testosterone da parte di feti maschi, con conseguenze a lungo termine sulla loro salute. Ma sono solo dati preliminari: l'uso del paracetamolo rimane sicuro
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Il paracetamolo è considerato il farmaco più sicuro in gravidanza, da assumere praticamente a occhi chiusi, senza troppe preoccupazioni, in caso di febbre alta o di qualche dolore. Eppure, negli ultimi anni alcuni studi hanno suggerito che l'assunzione di questo farmaco durante i mesi d'attesa potrebbe comportare qualche rischio per il feto.

 

L'ultimo allarme in proposito riguarda la possibilità che il paracetamolo possa inibire la normale produzione di testosterone, un ormone sessuale, in feti di sesso maschile. Il che, a lungo andare, potrebbe tradursi in un aumento del rischio di infertilità o di alcune forme di cancro.

 

A suggerire questa interferenza del farmaco con il sistema endocrino del feto in sviluppo è uno studio condotto su topi e appena pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine. Ma come stanno davvero le cose? È il caso di preoccuparsi? Le indicazioni generali per l'assunzione del paracetamolo in gravidanza restano valide o cambia qualcosa? 

 

Lo studio sui topi


"Tutto è cominciato da alcuni studi epidemiologici che hanno evidenziato un lieve aumento del rischio di criptorchidismo in neonati le cui mamme avevano assunto paracetamolo durante la gravidanza" afferma Giuseppe Bacis, medico tossicologo del Centro antiveleni dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, un centro molto attivo sul fronte della sicurezza dei farmaci in gravidanza. "Si tratta di pochi studi, non particolarmente solidi dal punto di vista statistico, però di sicuro valeva la pena approfondire la questione".

 

Esattamente quello che hanno fatto Rod Mitchell e colleghi, all'Università di Edimburgo. In particolare, i ricercatori sono andati a vedere gli effetti dell'assunzione di paracetamolo in topolini che "mimavano" la condizione di una gravidanza umana, con feto di sesso maschile. Hanno osservato che, nei topi, l'assunzione per una settimana di una dose quotidiana di paracetamolo paragonabile a quella che si userebbe nell'uomo (20 mg/kg, tre volte al giorno) inibisce la produzione di testosterone fetale. "Un effetto - scrivono gli autori nell'articolo - che potrebbe avere conseguenze negative a lungo termine".

 

Secondo Bacis, "questi risultati sembrano offrire una spiegazione a quanto osservato nei precedenti studi epidemiologici, ma rimangono ancora molti aspetti da chiarire. A partire dal fatto che non si può trasferire immediatamente all'essere umano quanto osservato nel modello animale". Per esempio, l'esperimento ha previsto la somministrazione quotidiana di paracetamolo per una settimana, che corrisponde a circa un terzo della durata della gravidanza in un topo. Per una donna incinta sarebbe come prendere paracetamolo per tre mesi di fila...

 

L'uso sicuro del paracetamolo in gravidanza


Che fare, allora? "Per quanto interessanti, questi risultati sono ancora assolutamente preliminari e non spostano di una virgola le indicazioni della pratica clinica" sottolinea il tossicologo. E cioè: in gravidanza il paracetamolo è considerato sicuro ed è il farmaco di prima scelta come antipiretico (per abbassare la febbre) e analgesico, ma ovviamente va preso solo quando serve, alla minima dose efficace e per il minor tempo possibile. "Ma questo valeva anche prima, e vale per ogni farmaco, sia in gravidanza sia al di fuori della gravidanza" afferma Bacis.

 

Come tutti i farmaci, il paracetamolo andrebbe preso solo quando serve, alla minima dose efficace e per il minor tempo possibile. Così è sicuro in gravidanza

E dunque: a meno che non ci siano controindicazioni personali (per esempio un'allergia al farmaco), la futura mamma può tranquillamente assumere il paracetamolo se ha febbre alta o qualche dolore intenso. Se i sintomi persistono, dopo due o tre giorni di trattamento conviene sempre consultare il medico. Oppure chiamare il numero verde del Servizio informazioni sull’uso dei farmaci in gravidanza attivo proprio presso l’ospedale di Bergamo: 800 88 3300.

 

 

Tra rischi e benefici


In generale, quello che è importante ricordare rispetto all'uso dei farmaci, è che dovremmo riservarlo ai casi in cui ce n'è davvero bisogno. Spesso invece ci facciamo prendere la mano, e cerchiamo una soluzione farmacologica per ogni minimo malessere. Pensiamo alla febbre: con 37,5° siamo già pronti a prendere un antipiretico, mentre sotto i 38° si può tranquillamente farne a meno.

 

"Il punto è che anche i farmaci più sicuri possono avere qualche minimo o raro effetto collaterale" commenta ancora Bacis. "Il rischio zero non esiste, per questo bisogna fare, caso per caso, un'attenta valutazione del rapporto tra rischi e benefici".

 

Paracetamolo, asma e iperattività
Non solo rischio di criptorchidismo: alcuni studi sembrano suggerire un'associazione anche tra assunzione di paracetamolo in gravidanza e sviluppo nel bambino di altre condizioni, come asma e ADHD, disturbo da deficit di attenzione / iperattività. "Anche in questi casi, però, si tratta di pochi studi, piuttosto deboli, che hanno dato solo risultati preliminari" spiega Bacis. Di nuovo: tendenze da tenere d'occhio, ma che non cambiano le cose: se assunto in modo corretto - quando serve, alla minor dose efficace e per il più breve tempo possibile - il paracetamolo continua a essere sicuro.