Salute

Scarlattina, mononucleosi e varicella in gravidanza

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03 Luglio 2012
Scarlattina, mononucleosi e varicella sono malattie tipiche dell’età pediatrica, ma può capitare di contrarle anche in età adulta, specialmente se si hanno in casa bambini piccoli, che possono facilmente prendere certe infezioni all’asilo o a scuola. Che cosa succede se si contraggono durante la gravidanza?
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“Ognuna di queste infezioni ha caratteristiche diverse, ma in tutti e tre i casi si trasmettono attraverso le vie aeree e la saliva, quindi il contagio è piuttosto facile, specie se in casa c’è un bambino che è inserito in comunità” premette Emanuela Taricco, ginecologa presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano. “D’altro canto è difficile prevederle e prevenirle, perché hanno un periodo di incubazione lungo, per cui il bambino è contagioso prima ancora che compaiano i sintomi”. Scarlattina e mononucleosi, se contratte in gravidanza, non danno problemi particolari né alla futura mamma né al feto, mentre alcune precauzioni sono necessarie con la varicella.

(LEGGI ANCHE: Vaccinazioni prima di diventare mamma)

Scarlattina in gravidanza. È un’infezione batterica causata allo Streptococco beta emolitico di gruppo A e si manifesta con faringite, febbre e, nei bambini, esantema, che consente di individuare in modo piuttosto inequivocabile la malattia. Se contratta nei nove mesi, non dà alcuna complicanza fetale né nuoce in alcun modo alla futura mamma, purché venga curata con antibiotici compatibili con lo stato di gravidanza.

Mononucleosi in gravidanza. È una infezione virale, causata dall’Epstein-Barr Virus (EBV), che procura febbricola, astenia ed un generale abbassamento delle difese immunitarie, ma nei bambini più piccoli spesso la malattia decorre con sintomi così lievi da confonderla con altre banali infezioni. “Contrarla in gravidanza non comporta alcuna complicanza aggiuntiva né rischio di malformazioni fetali, l’unico inconveniente è che potrebbe deprimere il sistema immunitario materno e rendere la futura mamma più cagionevole nei confronti di altre possibili infezioni” sottolinea la dott.ssa Taricco. “La diagnosi si ha con riscontro di positività immunitaria per EBV su sangue. La malattia si risolve spontaneamente nel giro di alcune settimane e non sono necessarie terapie; l’unica raccomandazione è quella di stare a riposo e di tenere il bambino a casa fino a completa guarigione, per non esporlo ad altre possibili infezioni”.

 

Varicella in gravidanza. E’ una malattia esantematica di origine virale, causata dall’Herpes Zooster (HVZ). Il contagio è molto facile poiché avviene per contatto diretto con le secrezioni respiratorie o le vescicole infette e spesso difficile da prevenire perché il soggetto è potenzialmente contagioso da due giorni prima della comparsa dell’esantema fino a completa risoluzione delle lesioni vescicolari. L’incubazione è molto lunga (14-16 giorni). Che succede se ci si ammala in gravidanza? “Dipende dall’epoca gestazionale in cui avviene l’infezione materna” risponde la ginecologa: “nel primo trimestre, l’infezione potrebbe molto raramente associarsi a malformazioni di lieve entità, che possono essere accertate facendo un’ecografia morfologica di II livello. Se contratta nel secondo trimestre di gravidanza, non c’è alcun rischio malformativo, mentre è in prossimità del parto che bisogna prestare le maggiori attenzioni: se la mamma prende la varicella a fine gravidanza ed arriva in prossimità del parto con la malattia in fase attiva, c’è il rischio che al momento del passaggio nel canale vaginale il bambino si infetti e sviluppi una varicella neonatale con sequele importanti. Per prevenire la trasmissione materno-fetale dell’infezione, è bene ricoverare la donna per cercare di procrastinare il parto e per attuare la terapia farmacologica con antivirali per via endovenosa per 5 giorni (la terapia antivirale viene prescritta anche negli altri trimestri, per ridurre l’intensità dei sintomi, che in età adulta sono sempre più accentuati rispetto all’età pediatrica, ma si tratta di una terapia per bocca che può essere seguita da casa). Se non si è fatto in tempo a completare il ciclo di terapia, sarà il neonatologo a valutare l’opportunità di sottoporre a terapia antivirale anche il neonato”.