Home Gravidanza Salute e benessere

Sifilide e gravidanza, come si cura e quali sono i rischi per mamma e bambino

di Francesca De Ruvo - 21.10.2020 - Scrivici

incinta-dalla-ginecologa
Fonte: shutterstock
La sifilide è una malattia di cui ormai ci stavamo quasi dimenticando, ma negli ultimi anni è riapparsa in Italia e in modo più preoccupante nei paesi dell'Est Europeo. Se l'infezione viene contratta da una donna incinta, i danni per il nascituro possono essere davvero seri. Vediamo nel dettaglio cos'è la sifilide, come si trasmette alla prole e quali sono i rischi per il bambino.

Cos'è la sifilide

La sifilide, detta anche Lue, è una malattia infettiva causata da un batterio, il treponema pallidum, che colpisce generalmente gli organi genitali, ma in alcuni casi può provocare altri tipi di disturbi e può progredire nel tempo provocando lesioni irreversibili agli organi.

Il batterio responsabile della sifilide viene trasmesso generalmente durante i rapporti sessuali, ma non solo, e penetra attraverso le muscose genitali, del retto, della bocca e della gola. Se questa malattia viene contratta durante la gravidanza, o prima, e non viene curata in modo corretto, possono esserci dei gravi pericoli per il bambino.

Ad oggi è ancora fin troppo diffusa in tutto il mondo. Basti pensare che nel nostro paese è una delle malattie sessualmente trasmissibili maggiormente diagnosticata durante visite mediche ed esami. Secondo le stime dell'Oms, nel mondo sono circa 6 milioni le persone affette da sifilide e fra queste anche un milione di donne in gravidanza.

In questo articolo

Come si contrae la sifilide

La sifilide si contrae solitamente attraverso

  • i rapporti sessuali non protetti,
  • con il petting (contatto fra genitali)
  • e tramite lo scambio di strumenti sessuali contaminati.

I diversi stadi della sifilide

Soprattutto nelle donne la sifilide è una malattia inizialmente poco sintomatica e se non viene trattata evolve molto lentamente, arrivando alla fase terminale nell'arco di decenni. La sifilide si sviluppa secondo diversi stadi:

  • Nella fase primaria della malattia il principale sintomo è la comparsa di un'ulcera (sifiloma) nella sede del contagio. Tra il contagio e l'insorgenza dei primi sintomi passano generalmente tra i 10 e i 90 giorni. L'ulcera guarisce nel giro di poche settimane, ma la malattia prosegue il suo percorso;
  • Successivamente, lo stadio primario lascia il posto a quello secondario caratterizzato dalla presenza dei batteri della sifilide (treponemi) nel sangue, uniti alla comparsa di macchie pruriginose in tutto il corpo. Anche in questo caso, se l'infezione non viene trattata, le macchie se ne andranno, ma la malattia progredirà verso lo stadio latente;
  • Segue quindi lo stadio latente che può durare fino a due anni e in cui la persona non presenta sintomi, ma la malattia è ancora in corso;
  • Infine, lo stadio tardivo che si presenta a molti anni di distanza dal contagio se l'infezione da sifilide non è stata trattata. Gli organi colpiti possono essere molteplici, con danni davvero gravi, tra cui il decesso.

Come si trasmette la sifilide da madre a figlio

La madre affetta da sifilide può contagiare il bambino durante la gravidanza o nel momento del parto (sifilide congenita), come indicato nelle Linee guida dell'Associazione microbiologi clinici italiani. Il rischio è minore prima del 3° mese e aumenta con l'avanzare della gestazione.

La probabilità di trasmissione verticale della sifilide dipende dallo stadio della malattia materna.

Se la mamma non viene curata, la percentuale di trasmissione varia dal 70 al 100% in caso di sifilide primaria o secondaria. Nello stadio latente, la possibilità di trasmissione è del 40-83%, mentre nello stadio tardivo la percentuale scende tra il 2,5 e il 10%. Se la donna dopo aver ricevuto la diagnosi viene curata tempestivamente, il rischio di trasmissione viene virtualmente abolito, purché tra l'inizio della cura e il parto trascorrano almeno 4 settimane.

La gravità dell'infezione nel bambino sarà tanto maggiore quanto più precoce è l'infezione della mamma. Le conseguenze della trasmissione verticale possono essere molto gravi e comprendono:

La diagnosi di sifilide in gravidanza

Abbiamo capito quindi l'importanza di una diagnosi rapida per evitare possibili rischi per il feto. Per diagnosticare la sifilide nella donna incinta si utilizzano i test sierologici basati su un semplice prelievo di sangue. Secondo le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità è opportuno effettuare un prelievo ematico all'inizio della gravidanza e poi un secondo esame verso la fine. In Italia lo screening sierologico per la sifilide viene esteso anche al partner, come raccomandato dalle linee guida sulla gravidanza fisiologica del Ministero della Salute.

Come si cura la sifilide

La sifilide viene generalmente curata grazie all'uso della penicillina. Nelle donne in gravidanza l'infezione va trattata con antibiotici che non provochino danni al nascituro. Un trattamento tempestivo consente la regressione delle lesioni e previene la trasmissione dell'infezione al feto. Il dosaggio e la durata del trattamento dipendono dallo stadio della malattia.

Le donne trattate nella seconda metà della gestazione, come sostenuto dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia, sono a maggior rischio di parto pretermine e/o sofferenza fetale in caso di reazione di Jarish-Herxheimer (reazione febbrile che può manifestarsi entro 24 ore dall'inizio della terapia) o, più raramente, di morte endouterina del feto.

Se la sifilide non viene curata

Come abbiamo visto, il trattamento con penicillina durante la gravidanza cura sia la madre che il feto. Tuttavia, se fra l'inizio della cura e il parto non sono trascorse almeno 4 settimane, il trattamento può non eradicare l'infezione del feto che nascerà con sifilide congenita.

La sifilide primaria non trattata, infatti, comporta non solo un rischio di trasmissione fetale del 70-100%, ma anche la possibile morte endouterina fetale (fino a 1/3 dei casi).

Sifilide congenita

Quando il bambino nasce con l'infezione da sifilide, si parla di sifilide congenita. A seconda del periodo di insorgenza dei sintomi si distinguono:

  • Sifilide congenita precoce: compare entro i primi due anni di vita ed è accompagnata da eruzioni vescicolo-bollose sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi; lesioni papulose nelle zone del naso, della bocca e all'altezza del pannolino; anomalie radiografiche delle ossa lunghe e rallentamento della crescita. Sono spesso presenti anche una linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi), un'epatosplenomegalia (ingrandimento del fegato e della milza) e un'osteocondrite (patologia delle ossa) che può causare fratture patologiche. La morte del bambino può sopraggiungere per scompenso epatico.
  • Sifilide congenita tardiva: compare dopo il secondo anno di vita ed è caratterizzata da ipoacusia o sordità, lesioni oculari e anomalie ossee.

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli