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Cosa succede se l’utero non è pulito dopo l’aborto

di Simona Bianchi - 11.07.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ci sono casi in cui l'utero non è pulito dopo l'aborto. I medici possono allora decidere di procedere in diversi modi. Come avviene la pulizia

In questo articolo

Come capire se l’utero non è pulito dopo l’aborto

Per capire se l'utero non è pulito dopo l'aborto ci sono dei sintomi a cui prestare attenzione. Può capitare infatti che dopo un raschiamento o per una emorragia spontanea all'interno del corpo restino dei residui di tessuti e placenta. Se questo materiale abortivo non viene rimosso può causare infezioni o formare delle aderenze nell'utero con perdita delle mestruazioni e della fertilità.

Se dopo l'aborto spontaneo persistono sanguinamenti uterini anomali, si avvertono forti dolori addominali , si ha la febbre e le mestruazioni non tornano o sono molto scarse, si può sospettare che all'interno dell'utero sia rimasto qualcosa che è necessario rimuovere. Attraverso l'ecografia e l'isteroscopia diagnostica, il medico valuterà la situazione e deciderà in che modo procedere per pulire completamente la cavità uterina.

Come avviene la pulizia dell’utero

Come riporta il Manuale Msd, se parte dei tessuti del feto o della placenta rimangono nell'utero dopo un aborto o in caso di morte fetale senza espulsione del feto, i medici possono procedere in uno dei seguenti modi:

  • Se la donna non presenta febbre e non dà segni di malessere, viene tenuta sotto stretta osservazione per vedere se l'utero espelle il contenuto da solo.
  • Prima di 12 settimane di gravidanza le donne possono attendere fino all'espulsione spontanea della gravidanza, oppure i medici possono prescrivere un farmaco in grado di espellere il contenuto dell'utero (misoprostolo, talvolta con mifepristone). In alternativa il medico può asportare il contenuto dell'utero mediante dilatazione o raschiamento con aspirazione, applicata mediante un tubo flessibile inserito nell'utero attraverso la vagina.
  • Dopo 12-23 settimane i medici asportano chirurgicamente il contenuto dell'utero attraverso la vagina.
  • Tra le 16 e le 23 settimane si può ricorrere a un farmaco in grado di indurre il travaglio provocando quindi l'espulsione del contenuto dell'utero.

Cosa succede dopo un aborto spontaneo

Come detto, nel caso in cui l'organismo della donna non riesca a espellere completamente i tessuti residui è possibile valutare con il ginecologo tre strategie: vigile attesa, terapia farmacologica e terapia chirurgica.

In ogni caso, se si verifica la perdita del bambino, è molto importante la terapia psicologica sia per la donna che per il suo compagno.

L'impatto emotivo di un'esperienza di questo tipo può essere avvertito subito dopo l'aborto spontaneo, oppure dopo diverse settimane. Diversi studi confermano che molte coppie vivono un periodo più o meno lungo di lutto con conseguente senso di stanchezza, perdita dell'appetito e del sonno. Molte donne provano un senso di colpa, di shock, di tristezza e di rabbia verso amici o familiari che hanno avuto gravidanze di successo.

L'aborto spontaneo può inoltre causare sensazioni di ansia o depressione e può portare a problemi di relazione, per questo è importante chiedere aiuto a uno specialista se si ha la sensazione di non riuscire a superare questo evento doloroso.

Quando si può provare a restare incinta dopo un aborto spontaneo

L'OMS, nel documento "Clinical practice handbook for safe abortion", ha fornito le linee guida generali per gli operatori sanitari e i pazienti nelle ipotesi di interruzione della gestazione. In particolare, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato come per una nuova gravidanza dopo un aborto spontaneo sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi. Questo sarebbe il tempo necessario per consentire il pieno ripristino delle funzionalità ovariche e massimizzare le possibilità di portare avanti una nuova gravidanza senza ulteriori complicanze.

In ogni caso è consigliato attendere almeno un paio di settimane per fare in modo che il corpo si ristabilisca e si torni a ovulare. Da valutare è anche la componente psicologica. Come detto un aborto comporta stati d'ansia e di tristezza che occorre elaborare e che ogni persona ha i suoi tempi per farlo. Se si vuole provare a restare nuovamente incinta può essere utile valutare il caso insieme al proprio medico.

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