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Vaccinazioni

Vaccino contro la pertosse in gravidanza? Ecco perché sì

Di Valentina Murelli
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12 Ottobre 2017
La pertosse può essere molto pericolosa per i neonati, ma un modo per proteggerli c'è: basta che siano vaccinate le mamme, durante l'ultimo trimestre di gravidanza. Tutte le indicazioni della pediatra infettivologa Susanna Esposito.

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Gli ultimi studi: perché vaccinarsi contro la pertosse in gravidanza
Vaccinarsi contro la pertosse nell'ultimo trimestre di gravidanza riduce moltissimo il rischio dei neonati sotto ai due mesi di ammalarsi, e di farlo gravemente. L'ultima conferma in questo senso viene da uno studio appena pubblicato da un gruppo di ricercatori del più importante centro americano dedicato al controllo e alla prevenzione delle malattie.

 

Gli studiosi hanno analizzato la storia clinica personale e familiare di 240 bambini che avevano avuto la pertosse prima di compiere due mesi e di oltre 500 bambini con caratteristiche simili, ma che non si erano ammalati. Scoprendo che, in effetti, la malattia era molto meno frequente tra i piccoli le cui mamme avevano fatto il vaccino contro la pertosse - o, meglio, il vaccino trivalente contro difterite, tetano e pertosse - durante l'ultimo trimestre di gravidanza.

 

I dati dello studio parlano chiaro: vaccinarsi nel terzo trimestre di gravidanza evita il 78% dei casi di pertosse nei bambini sotto i due mesi d'età, e il 90% dei casi più gravi, quelli che richiedono il ricovero in ospedale e sono potenzialmente mortali.

 

Come dicevamo si tratta di un'ulteriore conferma a una serie di dati già esistenti sull'efficacia di questa misura di protezione. Uno studio pubblicato lo scorso aprile su Pediatrics, per esempio, ha  mostrato che tra i quasi 150 mila bambini nati in California tra il 2010 e il 2015, quelli le cui madri avevano ricevuto in gravidanza il vaccino contro difterite, tetano e pertosse avevano il 91% in meno di probabilità di ammalarsi di pertosse nei primi due mesi di vita, e il 69% di probabilità in meno nel primo anno di vita.

 

Pertosse, perché è pericolosa nei bambini piccoli
La pertosse - una volta la si chiamava "tosse canina" - non è una passeggiata: i primi sintomi sono spesso raucedine, raffreddore, tosse notturna, ai quali poi si somma una tosse convulsiva e ostinata. Si tratta di una malattia molto contagiosa, che ci mette un po' - circa due mesi - a guarire completamente.

 

"Il vero problema, però, si pone per i bambini piccoli, quelli con meno di un anno e, ancor più, con meno di sei mesi, perché è proprio in questa fascia d'età che possono comparire complicazioni gravi, con la possibilità di danni permanenti, o addirittura la morte". Parola della pediatra infettivologa Susanna Esposito, professoressa all'Università di Perugia e presidente dell'Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici.

 

Tra le complicazioni si possono avere: emorragie dal naso provocate dai colpi di tosse, otite, polmoniti e broncopolmoniti (un caso ogni 20), encefalopatie (uno-due casi ogni 1000). La mortalità è di uno-due casi su 1000, quasi sempre in bambini sotto l’anno di età.

 

Evitare che un bambino piccolo si ammali non è semplice, perché di fatto la pertosse è una malattia ancora ampiamente circolante. “Lo è nel nostro paese, come pure in Europa e negli Stati Uniti, perché sia la malattia naturale sia la vaccinazione non conferiscono un'immunità permanente" spiega Esposito, sottolineando che è proprio per questo motivo che il Piano nazionale vaccini prevede non solo la vaccinazione in infanzia e adolescenza, ma anche richiami in età adulta (ogni dieci anni).

 

La prima vaccinazione - ora obbligatoria - viene fatta al terzo mese, con esavalente, e ripetuta al quinto e all'undicesimo. "I bambini che non hanno ancora ricevuto il ciclo completo di queste tre dosi, e ancora di più quelli troppo piccoli per essere stati vaccinati sono però particolarmente a rischio di ammalarsi. Da qui l'importanza della vaccinazione in gravidanza". Tra l'altro, va ricordato che spesso a trasmettere la pertosse ai piccolissimi sono proprio le mamme (o altri stretti familiari).

 

Pertosse, il vaccino in gravidanza
Come indicano gli studi che abbiamo citato e come ha ricordato Susanna Esposito in un intervento all'ultimo congresso della Società italiana di ginecologia e ostetricia (ottobre 2017), è ormai ampiamente dimostrato che la vaccinazione in gravidanza riduce il rischio del neonato non vaccinato di ammalarsi. Ecco allora tutto quello che bisogna sapere su questa vaccinazione:

 

  1. Il vaccino contro la pertosse non è disponibile in forma singola, ma in forma combinata con difterite e tetano (dTp), quindi è questo il vaccino che va fatto in gravidanza;
  2. Il momento migliore per farla è nel terzo trimestre e in particolare tra le 27 e le 32 settimane. "In questa finestra temporale, infatti, è massima la quantità di anticorpi materni che riesce a passare la placenta e a raggiungere il feto" spiega Esposito. La vaccinazione nel terzo trimestre va fatta anche se è stato fatto da poco il richiamo decennale con vaccino dTp, e anche se è già stata fatta in gravidanze precedenti.
  3. Poiché prevista dall'ultimo Piano nazionale di prevenzione vaccinale, la vaccinazione contro la pertosse in gravidanza è gratuita.
  4. Oltre che dal nostro Ministero della salute, questa vaccinazione è raccomandata da varie società scientifiche e da organismi sanitari internazionali, a partire dall'Organizzazione mondiale della sanità. In alcuni paesi è raccomandata già da alcuni anni: negli Stati Uniti lo è dal 2012.
  5. E' considerata sicura per la mamma e per il feto.
  6. "La vaccinazione della mamma - sottolinea Esposito - protegge il bambino nei primi mesi di vita ma non esonera dalle vaccinazioni che deve fare il bambino stesso a partire dai tre mesi circa".