Malattie infettive

Virus Zika: niente viaggi nelle zone a rischio per le donne in gravidanza

Di Valentina Murelli
viruszika
18 Gennaio 2016 | Aggiornato il 10 Febbraio 2016
I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta, negli Stati Uniti, invitano le donne incinte a rimandare viaggi nei 14 paesi in cui sono in corso focolai infettivi del virus Zika, il virus che sembra essere legato all'epidemia di microcefalia che ha interessato più di 3000 neonati brasiliani.
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Le donne incinte dovrebbero rimandare eventuali viaggi nelle zone in cui sono attualmente in corso focolai del virus Zika

, il virus accusato di aver provocato la nascita in Brasile, nell'ultimo anno, di oltre 3000 bambini con malformazioni cerebrali. Se proprio il viaggio non è rimandabile, le donne in gravidanza - ma anche quelle che ne stanno cercando una - dovrebbero

prendere tutte le precauzioni possibili per evitare di essere punte dalle zanzare, responsabili della trasmissione del virus

.

 

È il secco invito formulato nei giorni scorso dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, CDC, di Atlanta, uno dei principali organismi sanitari degli Stati Uniti e del mondo, a testimonianza della preoccupazione che sta crescendo sempre più attorno a questo virus.

 

I paesi con bollino rosso sono attualmente 14: oltre al Brasile, si tratta di Colombia, El Salvador, Guiana francese, Guatemala, Haiti, Honduras, Martinica, Messico, Panama, Paraguay, Porto Rico, Suriname e Venezuela.

 

L'Italia per il momento si limita a segnalare i focolai di Zika sulle pagine del sito Viaggiare sicuri del Ministero degli esteri, ma non ha emanato avvertimenti precisi. Secondo Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, l'invito dei CDC è comunque di assoluto buon senso: "Se si aspetta un bambino e si sogna una vacanza, meglio pensare a mete che non siano interessate dal virus".

 

Il virus Zika e i rischi per la gravidanza


Tutto è cominciato qualche settimana fa, quando dal Brasile sono arrivate le prime notizie di una insolita e allarmante concentrazione di casi di neonati venuti al mondo con microcefalia, una malformazione caratterizzata da una significativa riduzione delle dimensioni del cranio e del cervello, che talvolta può associarsi a ritardo mentale o a condizioni come epilessia e paralisi. Nel 2015 in Brasile ci sono stati oltre 3000 casi, venti volte di più che nell'anno precedente. Al primo posto tra gli indiziati per questa situazione è subito balzato un virus, chiamato Zika.

 

Si tratta di un virus di origine africana, parente stretto di altri virus come Dengue o Chikungunya, e come questi arrivato relativamente di recente in Sud e Centro America.

 

Come si legge sul sito dei CDC, solo il 20% delle persone che, tramite la puntura di insetto, vengono infettate dal virus, manifestano dei sintomi e nella maggioranza dei casi questi sono piuttosto lievi: febbre, congiuntivite, magari qualche dolore articolare e rash cutaneo.

 

Il vero problema è che sembra proprio che, se contratto in gravidanza, il virus possa avere conseguenze significative per lo sviluppo del feto. In realtà non c'è ancora la certezza scientifica che l'epidemia di microcefalia registrata in Brasile derivi proprio da Zika, ma molti indizi puntano proprio in questa direzione.

 

Per chi non è incinta, ma cerca una gravidanza


In mezzo a mille polemiche, alcuni dei paesi colpiti dall'epidemia di virus Zika hanno suggerito alle donne di rimandare le gravidanza per un certo periodo di tempo: due anni nel caso di El Salvador, otto mesi per la Colombia. Suggerimenti che sono più una resa di fronte alle difficoltà della situazione che un piano sanitario vero e proprio.
Intanto, però, è inevitabile chiedersi che cosa debba fare chi non è incinta, ma magari progetta di cercare a breve una maternità: niente viaggi nei paesi a rischio neppure per loro? I Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta si sono pronunciati anche su questo punto, sottolineando che:
1. Non c'è al momento alcuna evidenza che il fatto di aver contratto il virus in un certo momento della vita possa comportare dei rischi di malformazioni fetali e neonatali in casi di future gravidanze;
2. Non possono esserci conseguenze per il bambino, se questo viene concepito dopo che ogni traccia di virus nel sangue della mamma è sparita: in genere, perché questo accada occorre circa una settimana.
Quindi, il consiglio è di evitare di cercare una gravidanza proprio durante il soggiorno in un paese a rischio o nelle settimane immediatamente successive al viaggio. E se c'è stata un'infezione conclamata, una volta a casa, sarebbe bene consultare il medico prima di partire con la ricerca della gravidanza.
Chi è in viaggio, comunque, dovrebbe prendere tutte le precauzioni possibili per evitare le punture di zanzara.

 

Strategie di prevenzione


In attesa di capire meglio come stanno davvero le cose, sono già arrivate le prime misure del caso. Il governo brasiliano ha stanziato i primi fondi per la ricerca su un vaccino contro la malattia. E i CDC, come anticipato, hanno emanato un invito ufficiale alle donne incinte, perché evitino le zone a rischio. O, se proprio non ne possono fare a meno, perché prendano tutte la precauzioni possibili per evitare le punture di insetto.

 

"Sono precauzioni molto semplici" afferma Rezza. "Evitare di esporsi alla notte o al mattino presto, quando circolano più zanzare; dormire in ambienti con aria condizionata o coperti da zanzariere; coprirsi con indumenti lunghi; utilizzare repellenti per insetti. Ce ne sono anche di adatti alla gravidanza, basta chiedere consiglio al proprio medico. In ogni caso, si possono utilizzare anche sopra i vestiti".

 

Intanto, il virus Zika è diventato un sorvegliato speciale a livello globale. Ora la preoccupazione è che, attraverso i viaggi internazionali, possa raggiungere paesi lontani dai primi focolai infettivi. In effetti, è proprio di pochissimi giorni fa la notizia, riportata dal New York Times, che un caso di microcefalia probabilmente legata al virus Zika si è verificato alle Hawaii, dunque in territorio americano. Le autorità sanitarie dello stato hanno dichiarato che la madre del neonato colpito aveva vissuto per un mese in Brasile, dove era stata probabilmente infettata dal virus nelle prime settimane di gravidanza.

 

Potrebbe arrivare anche da noi?


La domanda è inevitabile: se per il momento il virus Zika sembra ancora una minaccia lontana, potrebbe farsi più vicina? Insomma, il virus potrebbe arrivare in Italia? "In effetti non possiamo escluderlo" commenta Giovanni Rezza. "Il punto è che da noi esistono insetti, le zanzare tigre, che potrebbero essere un buon vettore, come lo sono state per il virus Chikungunya, che qualche anno fa ha infettato circa 250 persone nel ravennate". In un mondo globalizzato, anche attenzione e sorveglianza devono essere globali.