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Test ed esami

Arriva il primo test di gravidanza super-precoce, da fare sul sangue a casa

Di Valentina Murelli
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22 Giugno 2018
Basta una puntura su un dito e già 7/8 giorni dopo il presunto concepimento si può sapere se si è incinte o no. In alcuni casi può essere davvero utile, ma attenzione alle facili illusioni: potrebbe trattarsi di gravidanza biochimica

 

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Si chiama First to know ed è il primo test di gravidanza su sangue casalingo commercializzato in Italia.

 

Il nuovo test, appena arrivato sul mercato italiano, promette di fornire una risposta affidabile alla domanda “Incinta o no?" già 7/8 giorni dopo il presunto concepimento, dunque intorno al 21-esimo o 22-esimo giorno del ciclo (nel caso di cicli regolari di 28 giorni). Lo si può trovare in farmacia, non serve ricetta medica e costa all’incirca quanto un test fai da te sulle urine.

 

Secondo quanto riferito dalla ditta produttrice, l’americana Now Diagnostics, il test sarebbe particolarmente accurato, con un rischio generale di falsi positivi o falsi negativi molto basso e paragonabile a quello dei test di laboratorio, eseguiti a partire da un prelievo di sangue. Inoltre, rispetto ai classici test sulle urine permette di anticipare di qualche giorno – fino a una settimana – la possibilità di scoprire una gravidanza nelle sue primissime fasi.

 

Come funziona
Il test non fa altro che rilevare la presenza o assenza nel sangue della beta-hCG, la gonadotropina corionica umana o ormone della gravidanza, prodotto dalle cellule che daranno origine alla placenta quando l’ovulo fecondato si impianta.

 

In pratica quello che fa il test delle urine, solo che invece di rilevare l’eventuale presenza di beta-HCG nella pipì lo fa nel sangue, con il vantaggio di “vederla” qualche giorno prima e di essere ancora più accurato.

 

Da un punto di vista pratico, è molto simile ai test fai da te per la misurazione della glicemia: con il pungidito (una specie di spillo) si pratica una piccola puntura su un polpastrello, e lo si spreme un pochino per far uscire una goccia di sangue. A questo punto, si avvicina lo stick del test alla goccia di sangue, per caricarla in un apposito canalino che dovrà risultare completamente pieno.

 

Si mette il test in piano, si aspettano 10 minuti e il gioco è fatto: se compare una sola linea significa che non sei incinta, se ne compaiono due che lo sei.

 

“Nonostante il piccolo disagio della puntura sul dito, potrebbe essere più comodo e veloce del classico test sulle urine, anche perché non richiede di andare in bagno o di aspettare particolari momenti della giornata” commenta la ginecologa Elena Zannoni, del Fertility Center dell’ospedale Humanitas di Rozzano (MI). “D’altra parte, chi volesse farlo ma lo ritenesse più complicato dell’altro, potrebbe eseguirlo direttamente in farmacia, con l’aiuto del farmacista” aggiunge la ginecologa Valentina Pontello, libera professionista a Firenze.

 

Quando farlo
Il test può essere fatto già 7/8 giorni dopo il presunto concepimento, per lo meno nel caso di donne che abbiano un ciclo regolare. “Se il ciclo è irregolare e tende a essere più lungo, fatto così precocemente potrebbe dare falsi negativi” sottolinea Zannoni.

 

Non è detto però che debba essere usato per forza per scoprire in grande anticipo un’eventuale gravidanza: può essere utilizzato tranquillamente più avanti, in caso di mancata mestruazione e in alternativa a un test sulle urine. “In questo caso il vantaggio dovrebbe essere una maggiore accuratezza” afferma Pontello (che è anche autrice di alcuni dei testi del sito web del prodotto).

 

“Capita che un test sulle urine fatto al primo giorno di mancata mestruazione risulti ancora negativo anche se la gravidanza c’è, perché magari l’ovulazione e dunque il concepimento sono avvenuti in ritardo rispetto al previsto: in questi casi, il test su sangue dovrebbe dare subito un risultato positivo”.

 

“E ancora – prosegue Pontello – il test potrebbe essere utilizzato come verifica al posto di quello su sangue eseguito in laboratorio, nel caso in cui la donna abbia qualche dubbio sull’esito del test fai da te sulle urine”.

 

Attenzione però: il test può risultare falsato se sono stati utilizzati farmaci contenenti beta-HCG, per l’induzione di ovulazione in percorsi di procreazione medicalmente assistita. In questi casi potrebbero verificarsi dei falsi positivi ed è meglio aspettare almeno due settimane dall’assunzione del farmaco prima di eseguire il test.

 

 

Quando potrebbe essere utile, quali potrebbero essere i rischi
Molte donne che sono alla ricerca di una gravidanza non vedono l’ora di sapere se quell’evento tanto atteso è finalmente arrivato: per qualcuna di loro, saperlo con qualche giorno d’anticipo rispetto a quanto era possibile farlo finora, almeno a casa, potrebbe rappresentare un vantaggio, in termini di riduzione dell’ansia.

 

Lo stesso vale per chi si sottopone a procedure di fecondazione in vitro: il passaggio successivo dopo il transfer dell’embrione è il test della beta-HCG su sangue, da eseguire in laboratorio due settimane dopo: qualcuna potrebbe stare più tranquilla anticipando di qualche giorno il test a casa.
 
Ma attenzione: “Non è detto che sia così per tutte. Anzi, spesso l’effetto di test così precoci è il contrario, cioè un aumento dell’ansia, con un’attesa spasmodica e frenetica del giorno del test” sottolinea Zannoni.

 

E anche la ginecologa ed endocrinologa Rossella Nappi, responsabile del centro di PMA del Policlinico universitario San Matteo di Pavia, sottolinea qualche criticità su un uso del test come strumento di individuazione estremamente precoce della gravidanza in condizioni “normali”.

 

“Il problema è che molto spesso accade, in natura, che la gravidanza parta ma si arresti quasi subito, addirittura prima che la donna abbia modo di accorgersi che c’è stata. Si parla di gravidanza biochimica ed è un fenomeno assolutamente fisiologico e comune” spiega l’esperta.

 

“Il rischio di fare un test troppo presto è duplice: intanto illudersi per niente, perché si è convinte di essere incinte e invece, più o meno puntuali, le mestruazioni arrivano. Ma soprattutto convincersi che c’è qualcosa che non va. Se il fenomeno si ripete magari per due o tre volte si può pensare di soffrire di poliabortività quando invece – lo ripeto – siamo di fronte a un evento piuttosto comune”.

 

Riassume Nappi: “Un conto è utilizzare il test se per qualche ragione c’è un sospetto clinico di infertilità dovuta ad aborti estremamente precoci. In questo caso potrebbe avere un’indubbia utilità. Altro conto, però, è utilizzarlo solo per cercare di intercettare il prima possibile un’eventuale gravidanza, e allora rischia di essere controproducente”.

 

Fatte salve queste cautele, ci sono invece alcune situazioni specifiche nelle quali il ricorso a un test precoce potrebbe risultare particolarmente utile. Ce le riassume Valentina Pontello:

 

  • Se la donna soffre di particolari condizioni che, in caso di gravidanza, richiederebbero una terapia da avviare il prima possibile per il buon andamento della stessa, per esempio trombofilia o elevato rischio di pre-eclampsia;
  • Se la donna svolge a un lavoro a rischio per esposizione a sostanze tossiche;
  • Se la donna deve assumere farmaci non consentiti in gravidanza, o fare radiografie, e vuole dunque accertarsi di non essere incinta;
  • Se c’è stato un rapporto a rischio e un’eventuale gravidanza risulterebbe indesiderata: “In questo caso si può giocare d’anticipo sul percorso di richiesta di un’interruzione volontaria di gravidanza, un percorso che può essere piuttosto complicato soprattutto nel centro-sud, dove è molto elevato il numero di ginecologi obiettori”. Avviare prima questo percorso significa avere maggiori possibilità di poter ricorrere ad aborto farmacologico che ha una finestra temporale di intervento più ristretta rispetta a quello chirurgico (non oltre le sette settimane di gravidanza).