Salute e benessere

Gravidanza, quello che alle (future) mamme non dicono

Di Irma Levanti
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24 novembre 2015 | Aggiornato il 20 agosto 2017
Nel libro "Quello che alle mamme non dicono" la giornalista scientifica Chiara Palmerini fa il punto su quello che dice la scienza sui temi più caldi di gravidanza e maternità. Smontando alcuni falsi miti rispetto ad alimentazione, parto, effetto dei comportamenti delle mamme sulla salute dei bambini e molto altro.

Di informazioni sulla gravidanza se ne trovano tantissime. A volte serie e documentate, a volte più superficiali e grossolane, quando non decisamente errate. E anche quando sono scientificamente fondate, alcune informazioni possono risultare contraddittorie.

 

 

A fare un po' di chiarezza su falsi miti e curiosità della gravidanza è la giornalista scientifica Chiara Palmerini, in un libro dal titolo "Quello che alle mamme non dicono"

 

(Codice Edizioni, Torino 2015). Che punta molto a un messaggio generale di rassicurazione. Perché se è vero che ci sono molte cose da fare per vivere una gravidanza serena, è altrettanto vero che indicazioni troppo restrittive o allarmiste possono generare uno stato d'ansia e un senso di colpa diffuso, che certo non giovano a mamme e bambini. Vediamo allora qualche esempio di cose che alle mamme... di solito non vengono dette.

 

 

1. Fertilità: anche dopo i 35 anni c'è speranza

 

Certo, dopo i 35 anni - e ancora di più dopo i 38 e i 40 anni - la fertilità cala in modo significativo

 

rimanere incinte è ancora possibile, solo che ci vorrà un po' di tempo e un po' di pazienza in più

 

 

2. Fertilità: anche l'età dei maschi conta

 

Anche l'uomo ci mette la sua parte

 

 

3. Movimento sì, ma senza aspettarsi miracoli

 

sul New York Times

 

raccomandazione

 

fare almeno un po' di attività fisica: niente di estremo, basta mezz'ora di passeggiata veloce al giorno

 

Da qui a suggerire che un po' di sport in gravidanza renda i bambini più intelligenti, però, ce ne corre. Gli studi in proposito sono ancora pochissimi e i risultati davvero preliminari. Per esempio, quello che si è visto è che il cervello di neonati le cui mamme avevano fatto esercizio in gravidanza mostravano una risposta meno pronunciata a certi suoni rispetto a quello di neonati con mamme più sedentarie. Semplicemente un segno di maggiore maturità, che non necessariamente indica anche maggiori abilità intellettive quando il bambino crescerà.

 

Conclude Palmerini: "Per le donne che ne hanno voglia questo è probabilmente un incentivo in più a muoversi. Quelle che non vogliono o non possono, non lo prendano come un motivo in più per sentirsi in colpa".

 

 

4. Il pesce giusto

 

Mangiate più pesce

 

vitamina D

 

No, contrordine, mangiate meno pesce

 

Palmerini fa il punto, ricordando che basta scegliere pesci piccoli, che hanno un minor rischio di accumulare contaminanti, per stare tranquille. Dunque via libera a sardine, acciughe, aringhe, mentre tonno o pesce spada vanno consumati con più moderazione. In ogni caso, la giornalista riporta anche i risultati di alcuni studi molto recenti, secondo i quali le sostanze buone contenute nel pesce sarebbero comunque sufficienti a controbilanciare l'effetto tossico del mercurio.

 

 

5. Acido folico al momento giusto

 

In realtà - a meno che non ci siano carenze particolari, che vanno affrontate con l'aiuto del medico - non ci sono dati solidi che indichino una reale efficacia di questi prodotti, con almeno una significativa eccezione e cioè l'acido folico. Sappiamo infatti che questa sostanza riduce in modo molto significativo il rischio di disturbi dello sviluppo del tubo neurale, come la spina bifida. Ma sappiamo anche che il suo effetto in questo senso è massimo se si comincia a prenderlo ancora prima del concepimento, per almeno un paio di mesi.

 

 

6. Alcol sì o no?

 

campagne istituzionali

 

niente alcol in gravidanza

 

non tutti concordano sul divieto assoluto

 

Palmerini analizza le conoscenze scientifiche a disposizione sull'argomento, sottolineando gli aspetti critici della discussione e abbracciando la posizione della responsabilità individuale: "Sapendo come stanno le cose, ciascuna può decidere da sola cosa fare - se, per prudenza, evitare anche un goccio di vino per tutti i nove mesi - o bere senza sensi di colpa un bicchiere ogni tanto".

 

 

7. Nuovi indizi su asma e paracetamolo

 

Una delle giuste preoccupazioni delle mamme in attesa riguarda gli eventuali farmaci che possono essere assunti durante la gravidanza. Alcuni, infatti, potrebbero avere effetti negativi non solo a breve termine, con aumento del rischio di malformazioni, ma anche a lungo termine, con aumento del rischio di particolari condizioni come asma e allergie.

 

Anche rispetto all'antifebbrile e antidolorifico paracetamolo, uno dei pochi farmaci la cui assunzione è ammessa con tranquillità durante la gravidanza, erano sorte alcune preoccupazioni, perché si temeva che potesse aumentare il rischio di asma nel bambino. Come riporta Palmerini, però, "di recente si sono alleggeriti gli indizi nei confonti di paracetamolo. Mentre vengono guardati con sospetto crescente gli antibiotici assunti nei mesi dell'attesa".

 

 

8. Ecografie, tra rassicurazioni e ansie

 

L'ecografia oggi fa parte integrante dell'esperienza della gravidanza, e fa un certo effetto pensare che sia uno strumento così ampiamente utilizzato solo dagli anni ottanta del secolo scorso.

 

Di sicuro - come ricorda Palmerini - "le prestazioni sempre più perfezionale delle macchine ecografiche hanno aperto la porta a tutto il settore della diagnosi prenatale", ma via vai che si diffondono portano anche nuove ansie per i genitori. Se per sesempio si osserva un'anomalia, "sarà un problema reale del bambino o solo un prodotto dell'immaginazione? E se anche fosse presente, che influenza avrà sulla sua salute?"

 

Come a dire che, nonostante l'accuratezza dei metodi disponibili, bisogna sempre mettere in conto un certo margine di incertezza.

 

 

9. Quando il cesareo non serve

 

Lo sappiamo: il cesareo è un intervento prezioso e salvavita, ma solo nei casi in cui serve davvero. Che - ci ricorda il libro - non sono poi molti: "se il feto è in posizione podalica, in presenza di placenta previa; se la madre è diabetica e il peso stimato del bambino supera i 4 chili e mezzo". O naturalmente in presenza di particolari complicazioni. Ma allora perché, soprattutto in Italia, il travaglio si conclude così spesso con un cesareo?

 

"Potrebbe anche dipendere da una specie di ansia indotta dalla tecnologia" risponde Palmerini. Sembra infatti che il monitoraggio continuo durante il travaglio aumenti il rischio di cesareo, rispetto ai casi il cui la donna è controllata in modo discontinuo.

 

Un antidoto per evitare di finire sotto i ferri senza giustificato motivo però c'è e si chiama sostegno emotivo: "che sia un'ostetrica, un'amica che ha già partorito, un'infermiera o una doula, se in sala parto la donna ha qualcuno che le sta vicino e la incoraggia, è più probabile che il bambino nasca per vie normali".

 

 

10. Il momento giusto per il taglio del cordone

 

La pratica tradizionale, usata per molti anni negli ospedali, era quella di tagliare il cordone ombelicale del bimbo subito dopo la nascita. Per evitare - si diceva - rischi di emorragia nella madre e di ittero nel bambino. Ora però si sta assistendo a un cambiamento di rotta.

 

Le ultime ricerche indicano che sarebbe meglio aspettare qualche minuto, due o tre bastano, prima di clampare (termine tecnico che indica la legatura del cordone, che ne precede il taglio): un tempo sufficiente a trasferire al bambino un sangue ancora ricco di ossigeno e di ferro.

 

Oltre a queste informazioni pratiche, spesso relative a falsi miti su gravidanza e parto, il libro contiene anche molto altro: curiosità divertenti - lo sapevate che i primi test di gravidanza impiegavano rane vive? - approfondimenti accurati sul tema delle origini fetali delle malattie, panoramiche storiche sulla nascita dell'ostetricia, sulle prime ecografie, sull'evoluzione, spesso drammatica, del parto cesareo. Oltre a riflessioni di buon senso su momenti che possono essere particolarmente difficili, come il travaglio e l'avvio dell'allattamento.