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Stile di vita

I primi mille giorni del bambino. Quanto puoi influenzare la sua salute futura secondo l’epigenetica

Di Valentina Murelli
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20 Gennaio 2015 | Aggiornato il 09 Novembre 2016
Lo stato di salute da adulti deriva anche da come sono andate le cose nei primi 1000 giorni, dal concepimento a due anni. Dipende dall'epigenetica, un insieme di meccanismi che modulano l'attivazione dei geni e che sono influenzati da vari fattori ambientali. Giocarsi nel modo migliore possibile questi 1000 giorni è possibile, ma se qualcosa va storto non è il caso di preoccuparsi troppo

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Nove mesi di gravidanza, più i primi due anni di vita: sono in tutto circa mille giorni, importantissimi non solo per lo sviluppo e la crescita del feto prima e del bambino poi, ma anche per la salute di tutta la vita. Ciò che accade in questi primi mille giorni, infatti, può influenzare la predisposizione a varie malattie da adulti, da quelle cardiovascolari ad alcune malattie psichiatriche, fino a certe forme di cancro.

 

Per fortuna, non serve molto per prendersi cura di questo delicato periodo: basta soprattutto tenere un corretto stile di vita. Ma se anche qualcosa dovesse andare storto in questi primi mille giorni, ricordiamo che stiamo parlando di rischi e predisposizioni, non di certezze.

 

Le condizioni di vita perinatale possono influenzare il rischio di ammalarsi da adulti di varie malattie

Il primo a rendersi conto che alcune malattie dell'età adulta potevano affondare le loro radici nel periodo di vita prenatale è stato il medico epidemiologo inglese David Barker. Già più di vent'anni fa, Barker aveva osservato una particolare associazione tra il basso peso alla nascita e il rischio di sviluppare malattie delle coronarie, come l'infarto, e diabete. Aveva cioè osservato che chi nasce con un peso inferiore ai 2,5 kg ha qualche probabilità in più del normale di ammalarsi. 

 

All'inizio la sua ipotesi non era stata presa molto sul serio, ma con il passare degli anni si sono accumulati sempre più dati e molti studi sono giunti alle stesse conclusioni. “Oggi è ampiamente riconosciuto che le condizioni di vita in utero e nei primi due anni hanno ampiamente a che fare con l'epidemia di malattie croniche non infettive che colpisce tutto il mondo” afferma il pediatra Umberto Simeoni, responsabile del CHUV, Centro ospedaliero universitario di Losanna, in Svizzera, che da tempo si occupa proprio di queste correlazioni.

 

Parliamo in particolare di obesità, diabete, ipertensione, malattie dei vasi sanguigni e del cuore, ma non solo. “La vita perinatale influenza anche il rischio di allergie, di malattie psichiatriche come autismo e schizofrenia, di patologie endocrine come la sindrome dell'ovaio policistico e di alcuni tipi di tumore, come quello al seno”, aggiunge Irene Cetin, Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Ospedale Sacco di Milano. In effetti si parla proprio di una nuova disciplina, dedicata alle origini fetali (o dello sviluppo) della salute e delle malattie.

 

Inquinanti, stress, nutrizione e funzionamento placentare sono i principali fattori precoci che plasmano la salute futura

I fattori che possono influenzare l'andamento dei primi mille giorni, con effetti a lungo termine sulla salute, sono diversi. “Ci sono i fattori esterni, come la presenza di elevate quantità di sostanze inquinanti nell'ambiente” sostiene Simeoni. Pensiamo a diossine, pesticidi o interferenti endocrini, sostanze che interferiscono appunto con il sistema endocrino, deputato alla produzione di ormoni. “E poi l'esposizione precoce al fumo di sigaretta e all'alcol oppure lo stress, materno durante la gravidanza, oppure nell'ambiente in cui cresce il bambino”.

 

Negli ultimi anni, l'attenzione dei ricercatori si è concentrata molto sul peso alla nascita, perché - come aveva suggerito Barker - un peso troppo basso (inferiore ai 2,5 kg) può predisporre a varie malattie.

 

“Il basso peso alla nascita può dipendere da due fattori” spiega Umberto Simeoni. “Il primo è la prematurità, il secondo è una scarsa crescita in utero, che può a sua volta dipendere da vari elementi. Per esempio, da una malnutrizione della mamma: se mangia poco oppure male, con carenza di nutrienti importanti, come accade spesso in paesi in via di sviluppo, ma non solo, al bambino non arriva tutto quello che è necessario. Anche in condizioni nutrizionali ottimali, il basso peso può poi dipendere da un malfunzionamento della placenta, l'organo che porta al feto ossigeno e sostanze nutritive. Anche in questo caso, la crescita del bambino non è adeguata”.

 

Le condizioni ambientali influenzano la salute a lungo termine attraverso i meccanismi epigenetici che regolano l'attivazione dei geni

Ma come possono tutti questi elementi avere effetti a distanza di decenni sulla salute di una persona? “Possono farlo attraverso una serie di meccanismi, detti epigenetici, che influenzano il modo in cui i nostri geni vengono accesi o spenti” spiega Irene Cetin.

 

Tutti noi nasciamo con un corredo genetico fisso, rappresentato dal nostro DNA. Anche se i geni sono fissi, però, non lo è il fatto che siano accesi o spenti: la loro attivazione, infatti, può variare a seconda dell'organo e del momento della vita. “Durante lo sviluppo fetale, c'è un balletto continuo di accensione e spegnimento di geni” racconta Cetin. “Perché tutto vada bene, questo balletto deve essere "orchestrato" in modo corretto ed è proprio qui che entrano in gioco i meccanismi epigenetici”. In pratica, si tratta di meccanismi - come l'aggiunta di particolari gruppi chimici alla molecola del DNA - che modulano l'attività dei geni senza alterare la sequenza del DNA.

 

Il punto fondamentale della questione è che tutti i fattori di cui abbiamo parlato - gli inquinanti, lo stato nutrizionale, il funzionamento della placenta, la prematurità e così via - agiscono sui meccanismi epigenetici, alterando dunque lo schema "normale" di attivazione dei geni. Con conseguenze a lungo termine e che possono passare da una generazione alla successiva.

 

Un buon peso corporeo e un sano stile di vita: i consigli per creare l'ambiente ottimale durante la gravidanza

Sapere tutte queste cose è importante, perché offre la possibilità di intervenire con strategie di prevenzione. “Il primo consiglio da dare a una donna che desideri un figlio è di prepararsi per tempo alla gravidanza” sottolinea Irene Cetin. “Per esempio, sarebbe bene arrivarci con un buon peso corporeo. Non bisogna certo essere perfette, ma sarebbe bene evitare situazioni di obesità e di estrema magrezza”. Questo perché i nutrienti che arrivano al feto e che contribuiscono a orchestrare il suo "balletto genetico" non dipendono solo da cosa ha mangiato la mamma la sera prima, ma più in generale dalla sua composizione corporea.

 

Prima della gravidanza, poi, è sempre consigliata l'assunzione di acido folico, che dovrebbe essere preso per almeno due mesi prima del concepimento, per ridurre il rischio di alcune malformazioni fetali.

 

E naturalmente va prestata una certa attenzione al proprio stile di vita, prima ma soprattutto durante l'attesa. “Niente fumo e niente alcol” consiglia Cetin. “Sì a un'attività fisica moderata (bene il nuoto, le camminate veloci, lo yoga) e alla vita all'aria aperta, sì a un'alimentazione equilibrata, la più varia possibile, molto ricca di frutta e verdura e con un buon apporto di latticini, pesce, legumi e cereali integrali”. Con il proprio medico, poi, si valuterà se servono integratori specifici come ferro, calcio o vitamina D.

 

Attenzione alla crescita e sano stile di vita: i consigli fondamentali per i primi due anni del bambino

Dopo la nascita, altri 700 giorni sono considerati importanti per impostare bene la salute futura. Il primo suggerimento per ottimizzare le probabilità di una buona vita riguarda l'allattamento che, quando possibile, dovrebbe essere materno. Il latte materno, infatti, è in genere associato a una crescita più equilibrata nei primi mesi e alla riduzione del rischio di alcune malattie, per esempio quelle allergiche, nel bambino.

 

“In generale, è importante soprattutto che la crescita del bambino avvenga in modo equilibrato, armonico, senza salti eccessivi, soprattutto se il piccolo è nato prematuro o di basso peso” spiega Umberto Simeoni. Per il resto, non servono accorgimenti particolari: anche in questo caso, basta l'attenzione a un sano stile di vita, evitando di offrire al bambino cibi troppo calorici o di esporlo a sostanze inquinanti facilmente evitabili, come il fumo di sigaretta. Leggi 15 consigli sullo svezzamento

 

Investire nei primi mille giorni in un'ottica di salute globale

I primi 1000 giorni rappresentano dunque un'importante finestra di opportunità per gettare le basi di una buona salute. In questo senso, sono considerati fondamentali anche in un'ottica di salute globale, come dimostra l'impegno dell'iniziativa internazionale 1000 days (mille giorni, appunto), fortemente voluta da Hillary Clinton e sostenuta da più di 80 organizzazioni.

 

L'obiettivo è semplice: promuovere azioni e investimenti per migliorare lo stato nutrizionale di mamme e bambini piccoli, partendo dal presupposto che una migliore nutrizione significa migliore qualità di vita a breve e a lungo termine. Non solo: nei Paesi in via di sviluppo, questi elementi si associano anche a una riduzione della povertà.

 

E se non tutto va alla perfezione? Niente paura, perché predisposizione non significa certezza

Di fronte a tanta attenzione per questo periodo sensibile, è forse naturale per una donna sentirsi caricata di un'eccessiva responsabilità. In realtà, se da un lato è bene conoscere il problema e cercare di mettere in atto uno stile di vita adeguato, dall'altro non bisogna mai dimenticare che stiamo parlando di rischi e predisposizioni, non di certezze.

 

L'affermazione "le condizioni di vita prenatale influenzano la predisposizione di sviluppare certe malattie da adulti” è di tipo statistico e vale in generale. Non c'è un immediato rapporto di causa-effetto per i singoli individui. In altre parole: non è detto che se la dieta della mamma in gravidanza è stata squilibrata, il figlio da adulto si ammalerà per forza di diabete. Né, al contrario, che se tutto è stato perfetto nei primi due anni, quel bambino non si ammalerà mai di quelle malattie.

 

I fattori in gioco sono tanti, quello che accade in pancia e nei primi due anni di vita è soltanto uno di questi. È bene intervenire, perché basta poco per ridurre un rischio negativo, ma se per varie ragioni non si riesce a farlo, non è il caso di preoccuparsi troppo.

 

Di sicuro, quello che la futura mamma e la neomamma non devono fare è sentirsi in colpa se non tutto è andato alla perfezione. Il rischio di colpevolizzazione c'è, ma le origini prenatali delle malattie non devono affatto diventare una scusa per puntare il dito contro le donne. “Che, per altro, non sono mai isolate, ma vivono inserite in una famiglia e in una società che hanno il loro grosso peso nel plasmare sia il modo in cui viene vissuta la gravidanza sia l'ambiente di vita del bambino”  conclude Umberto Simeoni.

 

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