Nostrofiglio

Montata lattea

Montata lattea: cos'è, quando arriva, quali sono i sintomi

Di Giorgia Fanari Valentina Murelli
montatalattea

10 Novembre 2017
La montata lattea è l'inizio della produzione di latte "maturo" da parte della ghiandola mammaria. Ne abbiamo parlato con Antonella Bastianelli, ostetrica presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma.

Facebook Twitter Google Plus More

La montata lattea è l’inizio della produzione di latte materno "maturo" da parte della ghiandola mammaria: un evento che avviene in genere 3-4 giorni dopo il parto (ma i tempi sono molto variabili da mamma a mamma), riconoscibile per il fatto che i seni tendono a diventare caldi, tesi e turgidi, spesso dolenti.

 

«Tra i primi istinti del neonato c’è quello di cercare il seno materno, sia per nutrirsi sia per mantenere unito il legame con la madre», spiega Antonella Bastianelli, ostetrica presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma.

«Prima avviene queso contatto, prima si accelera la produzione di ossitocina e prolattina, i due principali ormoni responsabili della produzione di latte materno».

 

Colostro, perché è perfetto per i neonati

Tuttavia, nelle prime poppate il neonato non succhia il latte vero e proprio bensì il colostro, un liquido denso e vischioso, di colore variabile dal giallo all'arancio, povero di grassi e ricco di zuccheri, proteine, vitamina A e anticorpi. Come spiega il dossier Allattamento al seno: tra arte, scienza e natura del Ministero della Salute, è l'alimento perfetto per le prime ore e i primi giorni di vita del neonato, perché è molto digeribile ma ha un elevato potere nutrizionale, dunque aiuta a contenere il calo fisiologico.

Inoltre, il suo potere lassativo aiuta il neonato a espellere le prime feci (il meconio) e l'eccesso di bilirubina, riducendo il rischio di ittero. Il suo ricco bagaglio di anticorpi, infine, aiuta a proteggere il piccolo dal rischio di infezioni.

 

«Nel giro di pochi giorni - spiega l'ostetrica - il colostro muta la sua composizione e poco a poco raggiunge quella del latte maturo: diminuiscono proteine e sali minerali, mentre aumentano i grassi».

 

Quando arriva la montata lattea
Con il nome di montata lattea viene dunque chiamata la vera e propria salita del latte materno al seno, che è più bianco e ricco di nutrienti. «La montata lattea arriva in genere tra i due e i quattro giorni successivi al parto»: in alcune donne il latte si presenta subito abbondante mentre per altre bisogna aspettare qualche giorno in più. In particolare, la montata lattea può essere un po' più tardiva in caso di cesareo.

 

Va detto comunque che i tempi di evoluzione da colostro a latte maturo possono essere anche molto varibili da mamma a mamma. Per tutte, comunque, la raccomandazione per favorire l'arrivo della montata lattea è sempre la stessa: attaccare il bambino al seno il prima possibile dopo il parto.

 

Montata lattea, i sintomi

Oltre che i tempi, anche i sintomi della montata lattea possono essere diversi da donna a donna. Alcune non avvertono cambiamenti significativi, ma in genere possono esserci:

  • inturgidimento del seno, con sensazione di pesantezza, calore e tensione, a volte anche un po' dolorosa;
  • comparsa di un reticolo di vene bluastre sulla superficie del seno;
  • sensazione come di “spilli“ all'interno della mammella (più fastidiosa che dolorosa);
  • brividi di freddo, magari a ondate anche molto intense. «I brividi possono interessare non solo il seno ma anche altre parti del corpo come schiena, braccia e gambe».

Cosa fare se il seno fa male

Il dolore al seno all'arrivo della montata lattea può dipendere dalla presenza di un ingorgo mammario, che si verifica appunto quando la mamma produce più latte di quanto il piccolo riesce a succhiare.

 

In questo caso, la prima cosa da fare è allattare spesso il bambino, in modo da ‘sgorgare’ il seno. Possono essere utili anche i vecchi rimedi che consentono di fluidificare il latte. «In particolare - afferma Bastianelli - il consiglio è quello di prendere un asciugamano, bagnarlo con acqua calda e fare degli impacchi alla base del seno. Con la trasmissione del calore infatti il latte diventa più fluido». Anche con l’aiuto delle mani si può provare a far uscire un po’ di liquido così da decongestionare il seno dolente».

 

«No però all'utilizzo del tiralatte per stimolare un seno di per sé ingorgato». Il tiralatte, ovviamente, diventa necessario qualora si tratti di un neonato prematuro ospitato in incubatrice: «In questo caso la mamma, non avendo con sé il bambino, può ricorrere al tiralatte che compie il ruolo di suzione».

 

Attenzione alle ragadi

Anche se attaccarsi al seno è una cosa che il neonato fa istintivamente, già nei primi momento dopo il parto, non è detto che riesca subito a farlo in modo corretto. L'attaccamento corretto, però, è fondamentale per evitare la formazione delle ragadi, piccole screpolature sul capezzolo che possono arrivare anche al sanguinamento.

 

L'aspetto veramente importante riguarda il modo in cui il piccolo prende in bocca il seno: le labbra devono essere ben aperte e girate in fuori come una ventosa. Buona parte dell’areola, e non solo il capezzolo, deve essere nella bocca del neonato e mentre il piccolo succhia non si devono avvertire schiocchi. Sono invece segni che il piccolo sta succhiando in modo efficace una suzione lenta e profonda e una deglutizione visibile o udibile.

 

La montata latte in caso di aborto
Dopo un aborto spontaneo tardivo può capitare che compaia lo stesso la montata lattea: generalmente vengono prescritti medicinali, come compresse o cortisone, che la inibiscano.

 

Se la montata lattea non arriva
Se la montata lattea tarda ad arrivare «la cosa più importante da fare è attaccare il neonato al seno per stimolare la produzione di prolattina. Secondo alcuni studi, la produzione di prolattina sembrerebbe essere più alta nelle ore notturne: di notte tenete quindi il bambino il più vicino possibile soprattutto nei primi giorni. Il consiglio è inoltre quello di bere molto».

 

A chi chiedere aiuto
Se ci sono difficoltà o la neomamma si sente "persa" tra troppe indicazioni contrastante, la cosa migliore da fare è rivolgersi il prima possibile a un esperto di allattamento, che valuterà la situazione e la aiuterà a capire come risolvere eventuali problemi.

Esistono varie realtà alle quali le mamme possono rivolgersi: l'ospedale in cui hanno partorito, i consultori territoriali (anche se non sempre sono presenti), esperte di allattamento IBCLC, che sono le uniche a ricevere una formazione internazionale ufficiale.

Esistono anche varie associazioni che possono offrire aiuto, come la Leche League o il Mami, Movimento allattamento materno italiano.