Salute e benessere

Nausea in gravidanza: le 9 cose da sapere secondo le ultime linee guida Usa

Di Valentina Murelli
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02 Ottobre 2015 | Aggiornato il 09 Maggio 2019
Nausea e vomito in gravidanza sono condizioni che non comportano conseguenze per il bambino, ma possono essere molto fastidiose per la mamma. Qualche soluzione però c'è: ecco quelle proposte dalle linee guida americane
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Perché viene la nausea in gravidanza? Quali conseguenze può avere per il bebé? E, soprattutto, ci sono strategie o farmaci sicuri e utili per contrastarla? A fare il punto della situazione su quello che sappiamo, oggi, a proposito di nausea e vomito in gravidanza, sono le ultime Linee guida dell'associazione dei ginecologi e ostetrici americani (ACOG), pubblicate in gennaio a sostituizione di quelle emesse nel 2015.

 

 

1. Chi soffre di nausea in gravidanza

Sei in dolce attesa e soffri di nausea o, peggio, di vomito? Non sei certo l'unica: solo una donna su quattro non sperimenta questi sintomi, un'altra donna su quattro soffre di nausea e addirittura una donna su due di nausea associata a vomito. In casi più rari (da 3 a 30 ogni 1000) nausea e vomito diventano altamente debilitanti, al punto da poter richiedere il ricovero in ospedale: si parla allora di iperemesi gravidica.

 

 

2. Quando compare la nausea e quanto dura

Praticamente in tutte le donne che manifestano nausea o vomito associati alla gravidanza, questi sintomi compaiono prima delle 9 settimane. Se si presentano più tardi può darsi che le cause siano altre (per esempio disturbi metabolici o gastrointestinali). In genere, la situazione si risolve da sola intorno alle 16-20 settimane. In alcuni casi, però, nausea e vomito possono protrarsi oltre, anche fino al parto.

 

 

3. Da che cosa dipende la nausea in gravidanza

Non sappiamo ancora esattamente quali siano le cause di nausea e vomito in gravidanza. Tra le ipotesi principali ci sono:

 

  • Origine ormonale. Nausea e vomito dipenderebbero dai cambiamenti ormonali collegati alla gravidanza e in particolare dall'innalzamento dei livelli di gonadotropina corionica  o di estrogeni.
  • Adattamento evolutivo. Secondo alcuni studiosi, nausea e vomito potrebbero essere una strategia sviluppata nel corso dell'evoluzione umana per tenere la donna e il suo bambino lontani da cibi potenzialmente pericolosi. Questa teoria potrebbe anche spiegare la temporanea avversione che molte donne provano nei confronti di alcuni odori o sapori nei primi mesi di gravidanza.

Un'altra ipotesi sull'origine di nausea e vomito chiama in causa una possibile predisposizione psicologica. L'idea è che questi sintomi siano il riflesso di un disagio psicologico preesistente, oppure una risposta dell'organismo a una nuova situazione di stress. Le Linee guida ricordano però che, sulla base dei dati dati disponibili sull'argomento, questa ipotesi risulta attualmente quanto meno "discutibile".

 

 

4. Chi è più a rischio nausea

Il rischio di soffrire di nausea e vomito aumenta se la gravidanza è gemellare o molare: probabilmente, ciò dipende dal fatto che in queste condizioni aumenta la massa della placenta, che produce una maggior quantità di gonadotropina corionica.

 

Anche la storia familiare e le caratteristiche genetiche individuali possono avere un peso: rischiano di più donne con madri o sorelle che hanno avuto iperemesi gravidica o che ne hanno sofferto in gravidanze precedenti. Più a rischio anche le donne che soffrono normalmente di emicrania o mal d'auto o che stanno aspettando una bambina.

 

 

5. Niente paura per il feto

La presenza di nausea e vomito non deve preoccupare rispetto all'andamento della gravidanza: in genere, infatti, non è associata a eventi avversi. Anzi, alcuni studi hanno indicato un minor tasso di aborto per le donne che ne soffrono.

 

Per quanto riguarda l'iperemesi gravidica, alcuni studi suggeriscono l'associazione, in alcuni casi, con un basso peso alla nascita del bambino.

 

 

6. Come prevenire la nausea

Secondo i risultati di alcune indagini, donne che al momento del concepimento stavano assumendo un integratore multivitaminico presentano un minor rischio di nausea e vomito significativi. Questo però non significa che bisogna assumere integratori di questo tipo con il solo obiettivo di ridurre questo rischio: la loro assunzione va comunque concordata con il medico.

 

 

7. Quando intervenire

Non ci sono criteri clinici precisi ai quali fare riferimento per stabilire quando è opportuno un trattamento contro nausea e vomito in gravidanza. Secondo le Linee guida americane bisogna valutare caso per caso, tenendo in considerazione la percezione che la donna ha della gravità dei suoi sintomi e il suo eventuale desiderio di una terapia.

 

In altre parole, se la donna soffre e desidera un rimedio per la propria condizione, non c'è ragione per negarglielo.

 

Il documento ricorda inoltre che, secondo i dati disponibili, il mancato trattamento delle prime manifestazioni di nausea o vomito in gravidanza sembra aumentare il rischio di andare incontro a iperemesi gravidica. E a differenza di quanto accade con sintomi più lievi, questa è sicuramente una condizione da tenere sotto controllo perché, se non affrontata, può portare a disidratazione, grave perdita di peso e alterazione degli equilibri metabolici.

 

Se la donna non risponde alle strategie o ai farmaci per il contenimento di nausea e vomito e non riesce a tollerare liquidi è necessario il ricovero in ospedale.

 

 

8. I trattamenti non farmacologici

Prima di arrivare ai farmaci, alcune strategie possono essere d'aiuto per ridurre i fastidiosi sintomi. Ecco quelle indicate dalle Linee guida ACOG:

 

  • Riposa ed evita gli stimoli sensoriali che, in base alla tua esperienza, possono provocare la nausea: certi odori, il troppo caldo, i rumori forti, le luci intermittenti:
  • Non rimanere mai digiuna troppo a lungo, preferendo piccoli pasti frequenti. Evita cibi speziati o grassi e al mattino, prima di alzarti, comincia la giornata con un piccolo snack proteico o con dei cracker.
  • Lo zenzero può dare una mano: si è infatti dimostrato efficace nel ridurre i sintomi e, secondo gli esperti ACOG, può essere considerato un'opzione non farmacologica.
  • Se stai assumendo integratori di ferro (o multivitaminici contenenti ferro) parlane con il tuo medico. Potrebbe consigliarti di sostituirli con integratori di solo acido folico. (Ma attenzione: evita il fai da te. Se stai prendendo del ferro, evidentemente ti è stato consigliato di farlo, per cui una ragione c'è).

Per quanto riguarda l'agopuntura e la cosiddetta acupressione del punto P6 (per esempio con appositi braccialetti), gli studi condotti hanno dato risultati contrastanti e non definitivi. Si può provare, ma al momento non ci sono evidenze scientifiche solide della loro efficacia. E lo stesso vale per la psicoterapia, mentre qualche risultato positivo in più c'è (ma anche in questo non definitivo) per l'ipnosi.

 

 

9. I farmaci possibili

Come trattamento di prima linea contro nausea e vomito, le Linee guida ACOG suggeriscono la vitamina B6 (piridossina), da sola o in combinazione con l'antistaminico doxilamina.

 

In effetti, negli Stati Uniti è disponibile dal 2014 un farmaco con queste caratteristiche (vitamina B6 più doxilamina): il primo farmaco antinausea per la gravidanza messo sul mercato Usa dopo la drammatica vicenda della talidomide (si trattava di un medicinale indicato in modo specifico per ridurre la nausea durante la gestazione, ma il suo impiego è risultato associato a gravi malformazioni fetali e per questo è stato ritirato dal mercato negli anni Sessanta).

 

Secondo i risultati degli studi clinici disponibili, il nuovo farmaco è completamente sicuro per il feto: il suo utilizzo non comporta il rischio di malformazioni. Lo conferma anche il lungo utilizzo che ne è stato fatto in altri paesi come il Canada (dove è disponibile dal 1979) e la Spagna (dove è disponibile dal 1983). Da febbraio 2019 questo nuovo farmaco è disponibile anche in Italia.

 

Ma attenzione: secondo una revisione pubblicata a marzo 2019 sul Drug and Therapeutics Bulletin, il farmaco potrebbe non essere così efficace come promette di essere. I risultati dell'analisi dei dati disponibili, infatti, sottolineano che secondo i risultati del principale studio clinico condotto su questo farmaco, il miglioramento dei sintomi rispetto al placebo sarebbe sì significativo ma "piccolo".

 

Altre alternative farmacologiche, oltre alla vitamina B6 da sola e a questo nuovo farmaco, sono farmaci come la prometazina oppure la metoclopramide e alcuni antistaminici. Ovviamente, vanno tutti assunti dietro stretto controllo medico. 

 

Per quanto riguarda un altro farmaco talvolta utilizzato per nausea e vomito in gravidanza, l'ondansetron, le linee guida ACOG, come pure il sito Farmaci e gravidanza dell'AIFA raccomandano qualche cautela di utilizzo in più, perché non ci sono dati certi e definitivi su sicurezza ed efficacia e per via di alcuni effetti collaterali.