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Salute e benessere

Pubalgia in gravidanza: che cos'è, come prevenirla, come trattarla

Di Valentina Murelli
pubalgia

23 Settembre 2016
Circa una donna su dieci (o anche di più) soffre in gravidanza di dolori nella zona pubica. Si parla di pubalgia, un disturbo transitorio che in genere passa senza problemi dopo il parto. Ecco gli accorgimenti per attenuare i sintomi e le strategie per prevenirne la comparsa.

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Un dolore all'inguine, che può irradiarsi anche alle cosce e alla schiena e può rendere difficoltoso compiere gesti quotidiani come salire le scale, infilarsi le calze o i pantoloni, camminare, rigirarsi nel letto. È la pubalgia, un dolore tipico degli sportivi ma che - per motivi diversi - può interessare anche le donne in gravidanza.

 

Una donna in gravidanza su dieci (o addirittura una su cinque, secondo alcuni studi) soffre di pubalgia

Che cos'è la pubalgia
"Si tratta di un'infiammazione che interessa alcuni muscoli che si inseriscono sulle articolazioni del bacino (o pelvi)", spiega Lorenzo Panella, medico specialista in fisioterapia, direttore dell'unità di medicina fisica e riabilitazione dell'Istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano. "In particolare, nelle donne in gravidanza riguarda soprattutto il muscolo adduttore della coscia, che si àncora a una di queste articolazioni, chiamata sinfisi pubica".

 

Il sintomo caratteristico è il dolore all'inguine, che a volte si irradia anche verso l'interno della coscia oppure verso la zona lombare della schiena.

 

È un dolore che si fa sentire soprattutto mentre si cammina o si fanno le scale, quando si sta sedute troppo a lungo o si cerca di stare su una gamba sola - succede mentre ci si veste - quando si allargano le gambe, per esempio per scendere dalla macchina, oppure quando ci si rigira nel letto. In alcuni casi può anche esserci dolore durante i rapporti sessuali o in generale all'area del perineo.

 

Da che cosa dipende
"La pubalgia tipicamente riguarda chi fa molto sport e in questo caso è dovuta a una super sollecitazione dei tendini, le strutture attraverso le quali i muscoli si inseriscono nelle articolazioni" chiarisce Panella. "Nel caso della donna incinta, però, i motivi sono diversi e hanno a che fare con i cambiamenti che avvengono nel corpo proprio a causa della gravidanza".

 

I principali fattori in gioco sono due. Da un lato, la super sollecitazione di muscoli e altre strutture della zona pubica dovuta all'aumento di volume dell'utero, con conseguente aumento di peso. Dall'altro, una serie di cambiamenti ormonali che portano a un maggior rilassamento di muscoli, tendini e legamenti. Questo rilassamento aiuterà durante il parto, ma significa che le articolazioni del bacino si trovano in una situazione meno equilibrata del solito, il che può portare a infiammazione e dunque a dolore.

 

Proprio per il contributo del peso dell'utero al dolore, questo tende ad aumentare con il progredire della gravidanza. Anche la posizione del bambino può influire sul rischio di pubalgia.

 

Cosa fare per attenuare i sintomi
La prima cosa da fare è evitare tutto ciò che può peggiorare la situazione. Per esempio:

 

  • sollevare pesi;
  • fare le scale troppo spesso;
  • se si ha già un bimbo piccolo, tenerlo in braccio appoggiato su un'anca;
  • stare sedute troppo a lungo, stare a gambe incrociate.

Poi c'è una serie di piccoli accorgimenti che possono aiutare ad attenuare il dolore:

  • riposare a sufficienza senza però stare immobili: mantenersi attive aiuta;
  • cambiare spesso posizione, cercando di non stare sedute più di 30 minuti per volta;
  • vestirsi e svestirsi da sedute;
  • quando si sta in piedi, cercare di distribuire equamente il peso tra le due gambe;
  • dormire con un cuscino tra le gambe;
  • quando ci si gira nel letto, o si scende dalla macchina, cercare di tenere le due gambe unite e parallele (cioè di non allargarle troppo).

"Molte di queste strategie vengono in realtà spontaneamente, come modo naturale per alleviare il dolore" commenta Panella. Che prosegue: "Se il dolore è forte, con il consiglio del medico si può valutare una terapia farmacologica" afferma Panella. "La maggior parte degli antinfiammatori sono controindicati in gravidanza, ma si può usare il paracetamolo, magari per un breve ciclo di trattamento di 7-8 giorni".

 

Un'altra strategia utile è quella di applicare del ghiaccio sulla parte dolorante. "È un efficace vasocostrittore e antinfiammatorio" sottolinea il medico. "Volendo, si possono anche fare piccoli massaggi locali con un cubetto di ghiaccio". Per quanto riguarda le terapie fisiche classiche usate in ambito sportivo, come ultrasuoni o laser, in genere in gravidanza si preferisce evitarle.

 

Infine, un moderato esercizio fisico può essere d'aiuto. Il classico nuoto, uno degli sport più indicati in gravidanza, aiuta nel senso che, in acqua, dove ci sono meno sollecitazioni, il dolore si attenua. "L'effetto preventivo o di riduzione del dolore a lungo termine, però è minimo" spiega l'esperto. "Per ottenere questo risultato, la cosa da fare è lavorare sull'elasticità dei muscoli coinvolti, attraverso appositi esercizi di stretching".

 

Lo yoga, per esempio, può essere indicato. Per altri semplici esercizi di rafforzamento della muscolatura, meglio chiedere consiglio a personale esperto, per esempio un fisioterapista o un osteopata possibilmente specializzati in gravidanza.

 

 

Strategie di prevenzione
E se una donna che desidera un figlio o è all'inizio della gravidanza volesse fare qualcosa per ridurre il rischio di andare incontro, durante l'attesa, a questo disturbo? In questo caso il consiglio è uno solo: puntare sull'esercizio fisico. Più i muscoli che insistono sul bacino arrivano elastici e "allenati", minore è il rischio che in gravidanza ci sia qualche problema.

 

Lo ha mostrato anche uno studio norvegese pubblicato nel 2015 sul British Journal of Medical Sports: donne che, nei tre mesi precedenti la gravidanza, sono state molto attive in sport anche impegnativi come corsa, aerobica ad alto impatto, baseball, hanno minor rischio di pubalgia durante l'attesa.

 

E dopo il parto?
"Niente paura" rassicura Panella. "Con la nascita del bebè e la fine delle sollecitazioni alle quali era sottoposto il bacino della mamma, i sintomi dovrebbero sparire da soli nel giro di poco tempo".

 

Fonti per questo articolo: consulenza di Lorenzo Panella, medico specialista in fisioterapia, direttore dell'unità di medicina fisica e riabilitazione dell'Istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano; Materiale informativo del National Health Service inglese; Scheda informativa del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists inglese; Articolo di approfondimento su WebMD.