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Gravidanza

La rottura delle acque in gravidanza

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29 Gennaio 2014
Che cos'è la rottura delle acque, quando si verifica e che cosa bisogna fare se si verifica prima del travaglio. Inoltre, quando vengono rotte volontariamente dal medico.

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L’espressione corretta è rottura delle membrane e indica la fuoriuscita del liquido dal sacco amniotico che, come un palloncino, contiene il fluido in cui è immerso il feto. È un’evenienza che fisiologicamente si verifica al termine della gravidanza o in travaglio e preannuncia che il parto è vicino

Un’improvvisa sensazione di bagnato, come se si fosse versata una tazza di acqua sugli slip: non c’è dubbio, si sono rotte le membrane. È un evento che capita di norma a termine gravidanza e preannuncia che il bebè sta per nascere: “La rottura delle membrane infatti nella gran parte dei casi si verifica quando il travaglio è già iniziato, il collo uterino si dilata e le membrane sono sottoposte alla tensione indotta dalle contrazioni e dalle spinte del feto” spiega Anna Franca Cavaliere, ginecologa presso il Policlinico Gemelli di Roma.

INIZIA IL PARTO, E' ORA DI ANDARE IN OSPEDALE?

Se le membrane si rompono prima del travaglio bisogna andare in ospedale

Meno di frequente, per motivi non ancora chiari, può succedere che la rottura si verifichi prima che le contrazioni si siano avviate.

“Anche se il travaglio non è ancora iniziato, quando si rompono le membrane è necessario recarsi in ospedale, dove la donna verrà ricoverata” specifica la ginecologa: “questo perché l’integrità delle membrane amniotiche garantisce la sterilità dell’ambiente endouterino e, con la loro rottura, la cavità amniotica può essere colonizzata da microrganismi patogeni che potrebbero – dopo diverse ore - causare infezioni”.

Per profilassi, in ospedale è possibile si opti per una terapia antibiotica: la tempistica varia a seconda della singola situazione e dei protocolli seguiti da ogni struttura, ma in linea di massima, se non vi sono fattori di rischio (come una prematurità del parto o la presenza dello Streptococco beta-emolitico di gruppo B a livello vaginale, rettale o urinario), si può aspettare anche 18 ore prima di instaurare la terapia antibiotica. Se invece vi sono fattori di rischio, la profilassi deve essere iniziata tempestivamente, così come in tempi brevi si programmerà l’induzione del parto, se nel frattempo il travaglio non si è avviato spontaneamente.

A volte le membrane vengono rotte volontariamente.

Se, a travaglio avanzato, la rottura non avviene spontaneamente - magari perché le membrane sono particolarmente resistenti - oppure se il travaglio procede lentamente, l’equipe ostetrica potrebbe decidere di provocare volontariamente la rottura delle membrane (in termini medici si dice amnioressi), mediante uno strumento indolore ed innocuo sia per la mamma che per il bambino. Con l’amnioressi i tempi della nascita mediamente si accelerano, poiché la rottura delle membrane innesca la produzione di prostaglandine, che stimolano le contrazioni.

Un altro motivo per cui si può decidere di determinare la rottura del sacco è per valutare le caratteristiche del liquido: un liquido ‘tinto’, che appare cioè di colore giallo o verde, può essere infatti il segnale di una sofferenza fetale, che potrebbe indurre ad accelerare i tempi del parto.

IL PARTO MINUTO PER MINUTO

La donna si accorge sempre di aver rotto le membrane?

“In genere sì, perché la perdita di fluido dai genitali è molto più abbondante delle normali secrezioni vaginali, che pure in gravidanza sono più copiose” risponde la ginecologa. “Tuttavia la quantità di liquido che si perde può variare a seconda del punto in cui si rompono le membrane: se, come succede nella maggioranza dei casi, la rottura avviene in basso, in prossimità del collo uterino, la perdita sarà abbondante e continua; se invece avviene in un punto alto dell’utero, la fuoriuscita sarà molto più limitata e graduale.

Per questo, in caso di dubbio, è sempre consigliabile consultarsi con il ginecologo ed eventualmente recarsi in ospedale”.

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