QUANDO SI AVVICINA IL PARTO

Tappo mucoso: che cos’è e a che cosa serve

Di Alice Dutto
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24 aprile 2019
Una sostanza gelatinosa il cui scopo è proteggere la cavità uterina e prevenire un’infezione vaginale e l’eventualità di un parto prematuro. Ecco come comportarsi in caso di perdita di tappo mucoso

Durante la gestazione si sente parlare di tappo mucoso, soprattutto verso la fine della gravidanza. Spesso, infatti, si fa riferimento alla perdita del tappo mucoso che, in alcuni casi, può segnalare l’inizio del travaglio.

 

 

Che cos’è il tappo mucoso e qual è la sua funzione

 

«Il tappo mucoso è del muco cervicale condensato, una sostanza gelatinosa che ha lo scopo di proteggere la cavità uterina dalla risalita di batteri o funghi che potrebbero causare infezioni e quindi un parto prematuro» spiega Eleonora Iachini, ginecologa del Centro Medico Santagostino.

 

 

 


Ha un colore bianco, con striature rosse o rosate, in alcuni casi giallo-arancione, e si differenzia dalla perdite ematiche per la consistenza. Lascia un segno sugli slip o mentre si fa la pipì e la sua fuoriuscita si avverte chiaramente.

 

«La formazione del tappo mucoso non dà sintomi alla futura mamma e avviene già nelle prime fasi della gravidanza, sotto la spinta ormonale: le ghiandole del collo dell’utero iniziano a produrre un muco più denso e gelatinoso gradualmente».

 


 

 

Espulsione del tappo mucoso prima del termine di gravidanza

 

«Riconoscere la perdita del tappo mucoso è molto facile: rispetto a tutte le perdite acquose che si hanno in gravidanza, infatti, il tappo è molto denso, simile a una gelatina trasparente. Tuttavia, alcune donne non se ne rendono conto».

Se non si è vicini al termine, quindi prima delle 37 settimane di gravidanza, «qualunque sia il colore del tappo mucoso e la sua consistenza, è necessario fare un controllo. I medici dovranno capire se si sta avviando il travaglio, con il rischio di un parto pretermine e, nel caso, procedere a un ricovero per tentare di allungare i tempi».

 


 

 

Espulsione del tappo mucoso in caso di gravidanza a termine

 

Se si è oltre la 37esima settimana, l’espulsione del tappo mucoso potrebbe essere il segnale dell’inizio del travaglio e quindi del parto. «Non è però detto che il parto sia vicino: la perdita del tappo, in realtà, è un fenomeno che si considera “passivo”, cioè dovuto ad altre modificazioni corporee che segnala che si è arrivati al termine di gravidanza. Ma il tempo che passa tra la sua perdita e l’inizio del travaglio è molto soggettivo: possono passare anche due settimane».

 

Un caso particolare riguarda le perdite ematiche. «Se, insieme al tappo mucoso ci sono delle tracce di sangue, l’espulsione potrebbe indicare con più facilità l’avvicinarsi del momento del parto. Il sangue può originare infatti da modificazioni del collo dell’utero che, sotto la spinta di contrazioni anche impercettibili, inizia a cedere e dilatarsi».

 

 

 

In ogni caso, se c’è una perdita di sangue vivo è bene che la donna si rechi in pronto soccorso per controllare il proprio stato di salute e quello del feto.

 

utero
Partendo dal basso a destra, i sei passaggi di un utero:
non incinta;
a termine con tappo mucoso;
cervice dilatata;
rottura delle acque;
dilatazione completa.

La fase prodromica del parto


Classicamente, si tende a suddividere il parto in quattro fasi: la prima, anche detta “prodromica”, è quella di preparazione, c’è poi la fase dilatante, quella espulsiva e quella di secondamento, in cui esce la placenta.

Durante la fase prodromica può essere che si perda il tappo mucoso. Si tratta di un momento che può durare da poche ore a qualche giorno: qualche mamma non se ne accorge nemmeno. Le contrazioni in genere sono irregolari e più o meno intense, ma ancora sopportabili.