Verso il parto

Terzo trimestre di gravidanza, tra bruciori di stomaco e paura del parto

Di Simona Regina
lineanigra
01 Ottobre 2018 | Aggiornato il 15 Ottobre 2018
L'avvicinarsi del parto è un momento molto delicato nella vita della donna: si devono fronteggiare paure, fare i conti con la propria fragilità. Ecco alcune cose che è importante sapere secondo il dottor Andrea Dotta, responsabile di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.
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Rallenta i ritmi, mangia sano, concediti la siesta pomeridiana: questi sono alcuni consigli per affrontare il terzo trimestre di gravidanza. In particolare la stanchezza, che a fine gestazione può farsi sentire.

 

Ma come gestire la paura del parto, i bruciori di stomaco e altri dubbi che assillano le future mamme? Per rispondere abbiamo interpellato il dottor Andrea Dotta, responsabile di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

 

La paura del parto

Per affrontarla, la parola d’ordine è ascolto. Delle preoccupazioni, dei desideri e delle aspettative della futura mamma.

 

Per gestire la paura del parto che può assalire alcune donne all’avvicinarsi del lieto evento, è importante che si sia consolidato un rapporto di fiducia tra la futura mamma e il suo ginecologo o ginecologa, e che la donna si senta accolta e ascoltata nella struttura in cui partorirà. Perché come ricordano anche le Linee guida per la gravidanza fisiologia “la gravidanza e il parto sono momenti centrali e rilevanti per la donna e per la famiglia, e vanno vissuti con serenità confidando nella qualità del Servizio sanitario nazionale e nelle competenze dei suoi professionisti”.

 

Per superare la paura del parto è utile scegliere l’ospedale che ti faccia sentire a tuo agio, frequentare i corsi preparto, condividere le ansie con il ginecologo di fiducia e avere la consapevolezza che non esiste un modo ‘giusto’ o ‘sbagliato’ di partorire.

Oggi, generalmente, i percorsi nascita fanno conoscere alle gestanti le procedure disponibili per il controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto e le accompagnano nella scelta del tipo di parto: quello che più si addice, sia per necessità ostetriche sia per le preferenze personali. Per esempio oggi molti Centri nascita, per lo meno quelli più all’avanguardia, propongono e hanno team preparati a gestire parti spontanei in posizioni diverse da quella classica ginecologica: posizioni che favoriscono per gravità il decorso lungo il canale del parto.

 

Inoltre, è importante comunicare alle future mamme che se le condizioni cliniche del neonato lo consentono, subito dopo il parto non c’è scelta migliore che metterlo sulla propria pancia: l’immediato contatto pelle a pelle allevia il trauma della nascita e del distacco, inoltre in questo modo il neonato riceve microbi dalla pelle materna che favoriscono lo sviluppo delle sue difese immunitarie, stimola l’allattamento e la calata lattea (è molto probabile infatti che il neonato inizi a scalare il ventre della mamma alla ricerca del seno) e favorisce l’attaccamento mamma-bambino, contrastando anche il rischio depressione post parto che purtroppo è un problema sottovalutato.

 

 

Nella maggior parte dei casi, parlando di gravidanza fisiologica, il parto avviene in modo spontaneo alla 40° settimana di gestazione. Si definisce gravidanza a termine quando il parto avviene tra le 37 e le 41 settimane.
Nel periodo che lo precede la donna accusa contrazioni dell'utero che, man mano che passa il tempo, aumentano di frequenza e crescono di intensità. Inoltre la donna avverte che il fondo dell'utero si abbassa.
Altri segnali indicativi del fatto che il fatidico momento si sta avvicinando possono essere la possibile fuoriuscita di perdite vaginali muco-gelatinose (tappo mucoso) e l'aumento della frequenza delle contrazioni uterine: diventano più ritmiche con intervalli che via via diminuiscono. Questi sono i sintomi del "travaglio": allora è opportuno andare al punto nascita in cui si è deciso di partorire. [da Il parto – La salute della donna – Ministero della Salute]

 

Aspetto spesso sottovalutato è l’importanza di un adeguato supporto psicologico di cui la futura mamma può avere bisogno in caso di insicurezze e fragilità. C’è chi per esempio non si sente all’altezza della situazione, teme di non riuscire a essere una buona mamma (o una mamma perfetta). È importante allora non temere di parlarne e usufruire della consulenza delle psicologhe del percorso nascita per vivere con serenità e tranquillità questa fase così delicata della propria vita.

 

Chi manifesta fragilità e paure ha bisogno di essere ascoltata e non di sentirsi sminuita con frasi del tipo “l’hanno già fatto in tante, non sei la prima a partorire”.

 

I rischi infettivi

È importante che alla futura mamma vengano raccomandati tutti quegli approfondimenti diagnostici (tamponi vaginali e rettali) per intercettare possibili infezioni verticali: che possono cioè essere trasmesse al feto. Sono controlli di routine durante la gravidanza, che vengono eseguiti intorno alla 35° settimana di gestazione, ma è importante ricordarne l’importanza a tutela della salute materno-fetale.

 

Vaccinata?
È importante invece che a inizio gravidanza – meglio ancora se prima di pianificare una gravidanza – la donna verifichi il proprio stato di copertura vaccinale e il livello degli anticorpi per quelle infezioni virali per contrastare le quali ci sono vaccini a disposizione. Perché in caso di mancata copertura, si consiglia di procedere con le vaccinazioni prima di intraprendere la gravidanza. “Lo ricordiamo - ribadisce il dottor Andrea Dotta - perché di recente abbiamo riscontrato diversi casi di morbillo o varicella contratte a fine gravidanza, e sono malattie che espongono a rischio il feto. In caso di infezione, è opportuno rivolgersi al centro di infettivologia ostetrica per l’adeguata terapia intensiva neonatale”.

 

I farmaci

Quali assumere in caso di malesseri, anche banali, che possono sopraggiungere nell’ultimo periodo di gravidanza? In caso di febbre, mal di testa o mal di pancia, Dotta consiglia il paracetamolo e non altri antiinfiammatori non steroidei perché possono causare cambiamenti emodinamici sul feto con possibili complicanze fetali.

Inoltre nell’ultimo periodo di gestazione, il medico del Bambino Gesù di Roma consiglia di limitare l’uso di antibiotici. Anche se ricorda che diversi antibiotici sono prescritti in sicurezza durante la gravidanza.

 

 

L’alimentazione

Ormai è assodato che non è vero che in gravidanza occorre mangiare per due, ma è il caso di ricordare quanto sia importante, durante tutto il periodo di gestazione, seguire un sano regime alimentare. In altre parole l’alimentazione deve essere molto varia e adeguata, sia per quanto riguarda l’apporto dei nutrienti che l’introito calorico. E non solo per la salute materna e del feto, ma anche per le future abitudini alimentari del bambino (si parla di imprinting nutrizionale e metabolico).

Importante, inoltre, il corretto apporto di vitamina D per le sue proprietà utili non solo per il metabolismo del calcio ma anche per lo sviluppo del sistema immunitario.

 

L'adozione di corrette abitudini alimentari in questa fase della vita (ma anche durante l’allattamento) contribuisce ad assicurare:

- uno sviluppo ottimale del feto;

- la nascita e la crescita di un neonato sano e di peso adeguato;

- la salute della madre.

 

I bruciori di stomaco

Se tipicamente il primo trimestre di gravidanza può essere contraddistinto dalle (più o meno fastidiose) nausee, legate al nuovo adattamento ormonale. Nell’ultimo trimestre di gestazione, invece, si può andare frequentemente incontro ai cosiddetti bruciori di stomaco: per una questione meccanica di ingombro addominale. Il feto via via occupa sempre più spazio e rende più difficoltosa la digestione. Per questo si consigliano pasti leggeri e frequenti.  Nei mesi estivi poi è particolarmente importante ricordarsi di bere a sufficienza per una corretta idratazione.

 

Il peso

Continuare a monitorare il peso è importante fino alla fine della gravidanza. Controllo che deve essere accompagnato dal monitoraggio dei livelli glicemici, della pressione arteriosa ed eventuali edemi (rigonfiamenti) alle mani e agli arti inferiori (gambe, piedi). Perché livelli alti di glicemia e della pressione e problemi circolatori espongono il feto a rischio di patologia e possono rendere più difficoltoso il parto e l’adattamento alla nascita del neonatino.

 

Salute della donna – Gravidanza – Ministero della Salute

Linee guida gravidanza fisiologica

Alimentazione in gravidanza – Ospedale Bambino Gesù di Roma

Malattie infettive in gravidanza – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

Treating for Two: Medicine and Pregnancy - Centers for Disease Control and Prevention

 

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