Bambini e Natale

Natale: come evitare capricci durante le feste

Di Angela Bisceglia
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19 dicembre 2017 | Aggiornato il 19 dicembre 2018
I tempi delle feste di Natale e Capodanno non sono sempre a misura di bimbo, tra parenti da visitare, ritmi che si sballano, orari allungati. Pianti, capricci e tensioni sono sempre dietro l’angolo. Come gestirli? Ecco i consigli della pedagogista Elena Urso per ogni situazione

Premessa: più i bambini sono piccoli, meno riconoscono il valore rituale delle feste. Per loro la cosa bella è stare con mamma e papà e ricevere regali. Tutto quel che ‘gira intorno’, ma non fa riferimento direttamente a loro, è una forzatura, per cui non accettano di buon grado lo stravolgimento dei loro ritmi, l’invasione di campo da parte di parenti che a stento conoscono e tutto il trambusto che ne segue. Chiedergli di rispettare tutte le regole del bon ton è praticamente impossibile, a meno che non lo imponiamo ‘dall’alto’. Ma a quel punto ci ritroveremmo musi lunghi e arrabbiature. Tutto il contrario di quel clima di serenità che vorremmo si respirasse durante le feste. La soluzione? Metterci un po’ nei panni dei bambini, giocare d’anticipo e fare da mediatori. Ecco caso per caso.

 

 

Non vogliono andare a trovare i parenti

 


Fuori fa freddo, a casa al calduccio si sta così bene, specie con tanti bei giocattoli nuovi con cui giocare: la prospettiva di uscire per andare a trovare parenti che magari si vedono solo una volta l’anno non è allettante. D’altro canto, se i saluti vanno fatti, non possiamo farci condizionare dai bambini, che, fosse per loro, non farebbero mai nulla che spezza la loro routine. “Quando è il momento di andare, allora, gli comunichiamo la nostra decisione senza troppe disquisizioni; per rendere più accettabile la trasferta, gli consentiamo di portarsi uno dei suoi giocattoli. E una volta lì, magari troverà altri bambini, magari tra un dolcetto e un giochino si troverà bene e si divertirà ugualmente” commenta la Urso.

 

 

 

 

Rifiutano di fare gli auguri (e ricevere bacetti)

 


Un classico: la zia si china su di lui tutta affabile per dargli un bacetto e lui allontana la faccia o, peggio, se la pulisce con il dorso della mano con malcelato disappunto. È uno di quei gesti che creano imbarazzo e fanno restar male il parente, specie se gli aveva appena consegnato un regalino e si aspettava una reazione più affettuosa.

 

“Potremmo preparare in anticipo il bambino comunicandogli che è abitudine, durante le feste, scambiarsi gli auguri con amici e parenti, che lo facciamo anche noi adulti e ci si aspetta lo faccia anche lui” suggerisce Elena Urso. “Al tempo stesso, però, conviene mediare con i parenti, scusandoci se non sarà molto espansivo con chi non conosce bene o rimandando lo scambio di bacetti al termine della serata.

 

Altro escamotage: chiediamo al bambino di preparare un bigliettino per gli invitati, in modo da far capire loro che ha piacere di vederli (anche se non si fa sbaciucchiare!). Evitiamo invece di sgridarlo se rifiuta effusioni: si sentirebbe non compreso e frustrato per il rimprovero. E il capriccio aumenterebbe”.

 

 

Si mettono tra le gambe (e non ci lasciano preparare il cenone)

 


Inutile tentare di far capire a un bambino l’importanza del momento; inutile dirgli che la mamma ha tanto da fare e non può stare con lui. E’ utile invece agire su due possibili fronti: distrazione o coinvolgimento.

 

Nel primo caso, chiediamo la collaborazione del papà o di altro parente volenteroso di cui non abbiamo bisogno per i preparativi (se no ci buttiamo la zappa sui piedi!); nel secondo, affidiamogli compiti limitati, come decorare qualche piatto, portare a tavola tovaglioli, posate o piatti di carta, in modo che non si senta escluso. Oppure chiediamogli di mettere da parte i giochi che non vuole siano toccati dagli altri bambini che verranno a cena. E a quel punto, molto probabilmente, si lascerà attrarre da quei giochi e alla mamma non penserà più!

 

 

Vogliono fare le ore piccole come i grandi

 


Su questo punto siamo noi che dobbiamo valutare cosa è meglio. “Ci sono bambini che, quando sono stanchi, diventano nervosi e intrattabili: in tal caso, quando cogliamo i primi campanelli d’allarme, diciamogli di salutare tutti e senza troppe domande (del tipo: vuoi andare a dormire o vuoi restare ancora un po’?), lo accompagniamo a nanna” consiglia la pedagogista.

 

“Se invece riteniamo di poter concedere una deroga sull’orario, lasciamoli stare con noi, senza timore che si abituino: loro stessi colgono l’eccezionalità del momento, si godono la serata di festa e il giorno dopo non pretenderanno una replica. Magari facciamogli indossare già il pigiama, così, se gli viene sonno, può sdraiarsi sul divano e addormentarsi lì”.

 

 

 

 

Ricevono tanti regali ma non c’è quello che avevano chiesto

 


I bambini si prefigurano nella loro mente un’idea del regalo che vorrebbero ricevere, specie se lo hanno visto in tv tutto luccicante e pieno di funzioni (che magari neppure ha). Quando poi lo scartano, se non corrisponde a quell’idea, il bambino vive il disagio di dover accettare ed elaborare la (brutta) sorpresa. L’atteggiamento migliore da parte del genitore è far finta di nulla, senza impelagarsi in discussioni (‘l’hai chiesto tu e adesso ti lamenti pure?’).

 

“Teniamo conto che, specie se ricevono tanti regali, i bambini sono sottoposti ad un’iperstimolazione che gli crea una grande eccitazione, che spesso non riescono a gestire se non con il capriccio” fa notare Elena Urso. “Lasciamo calmare le acque, mettiamo il gioco da parte e facciamo noi da mediatori con i parenti, rassicurandoli che il dono è stato sicuramente di loro gradimento. Perché così sarà: passato il momento di delusione, anche il regalo ‘trascurato’ verrà riabilitato.”

 

 

 

 

Ricevono un regalo doppio o che non gli piace

 


“Quello del regalo doppio è un problema più per l’adulto che per il bambino, che attribuisce funzioni diverse allo stesso oggetto” dice l’esperta. “Magari all’inizio può dare l’impressione di essere scontento, ma non è il caso di correre a cambiarlo, perché lui stesso imparerà a dare il ruolo giusto anche al doppione”.

 

E se un regalo non piace? A volte dietro un regalo con minore appeal c’è il nostro zampino di genitori, che, anziché rischiare di trovarci la casa intasata di giocattoli, dirottiamo qualche parente verso il cosiddetto regalo utile, come il classico pigiamino. A quel punto ci tocca il solito ruolo di intermediari: quando scarta il pacco, mostriamo tutto il nostro entusiasmo, dal quale il bambino si farà sicuramente contagiare, e al tempo stesso diamo gratificazione a chi ha fatto quel regalo per accontentare una nostra richiesta pratica. D’altro canto, se il bimbo crede a Babbo Natale, non può mica venire a lamentarsi con mamma e papà se qualcosa non è andata come doveva!

 

 

 

 

Vogliono un menù a parte per il cenone

 


Se di preparare un menù tutto per loro non abbiamo né tempo né voglia, è anche vero che non possiamo pretendere che stiano seduti dall’antipasto al dolce mostrando apprezzamento per tutto quel che porteremo in tavola. Per questo andiamo sul pratico.

 

“Di solito i bambini sono molto attratti dagli antipasti, che durante i cenoni sono ben assortiti” osserva la Urso: “lasciamo allora che attingano da lì quel che vogliono, dopodiché diamo loro il permesso di alzarsi e andare a giocare, salvo poi richiamarli al momento del dolce. In questo modo non reclameranno piatti personalizzati, noi mangeremo tranquilli e loro si godranno la convivialità giocando in un angolo della stanza".

 

 

 

 

Vogliono (o non vogliono) recitare la poesia di Natale

 


Le possibili situazioni sono due: c’è il bambino che a tutti i costi vuol recitare la poesia o cantare la canzoncina che ha imparato a scuola e c’è il bambino che non ama esibirsi e mal sopporta le richieste insistenti dei parenti.

 

Nel primo caso, concordiamo sin dall’inizio un momento in cui farà il suo piccolo show per la gioia degli astanti, senza però dilungarsi in repliche, per non rischiare di annoiare presenti poco sensibili sul tema. “Se percepiamo che è intimidito, proponiamogli di recitare un pezzetto per uno o chiediamogli di esibirsi per un pubblico ristretto. Se invece si rifiuta proprio, inutile insistere: per lui deve essere un momento di gioia, non una costrizione” conclude Elena Urso.