Tradizione

Perché si fa l'albero a Natale? 5 curiosità su questa tradizione natalizia

alberonatalebambini
16 Novembre 2017 | Aggiornato il 30 Novembre 2018
L'origine dell'albero di Natale è incerta anche se diffusa. Le leggende e le storie nate a riguardo sono diverse. Vediamo quali sono insieme a Fabiola Marchet, autrice del libro "Leggende e superstizioni svelate".
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Che Natale sarebbe senza albero, decorazioni e luci natalizie? E' infatti uno dei simboli che rappresenta questa festa e che i bambini adorano.
 
Ma perché si fa l'albero? Da dove nasce questa tradizione? C'è stato un primo albero? Perché scegliere proprio un abete? E come mai viene ritenuto in simbolo pagano?
Quante domande su qualcosa che ogni anno facciamo senza tanto pensarci. Abbiamo cercato di fare chiarezza insieme a Fabiola Marchet, che ha scritto il libro "Leggende e superstizioni svelate", edizioni Sandit libri.
 

1 - La storia del primo albero di Natale

"Quando si parla di tradizioni popolari - spiega Fabiola Marchet -, in realtà è difficile capire perché, quando e dove sono nate, in quanto non sono storia, ma aspetti della cultura tramandati di generazione in generazione, oralmente, che, nei vari passaggi, si sono modificati e arricchiti di particolari. Ognuno ci mette del suo, la propria fantasia, i propri ricordi, le proprie conoscenze. È per questo che l’origine di tradizioni, credenze o superstizioni non è mai certa e precisa. Attorno a esse aleggiano infatti diverse leggende e motivazioni, come nel caso dell’albero di Natale". 
C'è chi sostiene che l’usanza di addobbare l’abete risalga addirittura all’Antico Egitto. O meglio: "Non si trattava di un vero e proprio albero, ma di una piccola piramide di legno sormontata dal disco solare" chiarisce l'esperta.
 
Un uomo, di cui non sappiamo nulla se non che stava visitando l’Egitto, venne particolarmente colpito da questa piramide e decise di portarne un prototipo con sé in Europa. "Ad alcune popolazioni, come quelle germaniche e scandinave, quell’oggetto piacque così tanto che decisero di utilizzarlo come simbolo del solstizio d’inverno, e quindi dei festeggiamenti che si tenevano in tale data. Il disco solare ricordava loro il sole che, a partire dal mese di dicembre, ricomincia a farsi vedere maggiormente, portando a un allungamento delle giornate, e quindi, pian piano, alla rinascita della natura" chiarisce Fabiola Marchet. 
 
Passando dagli antichi Egizi al 600, si arriva invece a San Bonifacio. Come spiega l'esperta, "una più nota storia collega invece l’albero di Natale all’inglese San Bonifacio (672-754), colui che evangelizzò i popoli germanici. Bonifacio affrontò i pagani che si erano riuniti presso la 'Sacra Quercia del Tuono di Geismar' per adorare il dio Thor. Mentre stavano per compiere un sacrificio umano, egli prese una scure e cominciò ad abbattere l’albero che cadde e si spezzò in quattro parti: si trattava di un abete verde. Bonifacio disse che quello, d’ora innanzi, sarebbe stato il loro albero sacro e della pace, poiché le case erano costruite con il suo legno. Disse che si sarebbe chiamato 'l’albero di Cristo bambino', e che dovevano riunirsi attorno a esso per compiere riti d’amore e bontà, non di sangue. Il capo del villaggio si lasciò convincere, portò un abete a casa e decorò i suoi rami con delle candele". 
 

2 - Il primo albero addobbato

Il primo vero albero di Natale fu però addobbato nel 1605, da un parroco di Strasburgo. Alcune testimonianze parlano però di un semplice ramo ornato di mele e dolci che l'uomo usava mettere a tavola durante le feste.
Non è finita qui, perché c'è chi dice che la prima ad allestire un vero e proprio albero fu una duchessa tedesca, nel 1611.
 
La tradizione andò avanti nei secoli seguenti e nell'Ottocento si diffuse in tutto il mondo.
 

3 - Perché è ritenuto un simbolo pagano (e perché scegliere un abete?)

"I popoli antichi adoravano gli abeti - chiarisce Fabiola Marchet -, ed è per questo che erano presenti in molte usanze e riti (pagani). I Druidi, notando che rimanevano sempre verdi anche durante la stagione invernale, li consideravano un simbolo di lunga vita e iniziarono così a onorarli nella festa del solstizio d’inverno. I Vichinghi, invece, credevano che avessero poteri magici perché non perdevano mai le foglie, nemmeno col rigido freddo del Nord Europa.
Per molto, moltissimo tempo, quindi, la Chiesa ha avversato l’abete, ma oggi le cose sono cambiate, in particolar modo da quando Giovanni Paolo II ha introdotto la tradizione di allestire un grande albero di Natale a San Pietro".
 

4- Perché si decora?

E' una tradizione che si ripete ogni anno. Andiamo in cantina, in solaio o in garage e recuperiamo gli scatoloni pieni di addobbi e gingilli per decorare l'abete insieme ai bambini. Ma perché lo facciamo?
"In realtà esistono diverse leggende e fantasiose storie sul motivo di questa tradizione…" chiarisce l'esperta.
"Nell’antichità, durante le feste per la celebrazione del solstizio d’inverno, si usava adornare gli alberi con pezzi di legno ardente a rappresentare il sole, la luna e le stelle. Gli antichi davano infatti grande importanza al cielo, che veniva attentamente osservato. L’atto di bruciare dei tizzoni era anche una sorta di richiesta-invito al sole di tornare a risplendere per molte ore al giorno, come durante la stagione estiva, favorendo in tal modo la rinascita della natura apparentemente morta durante l’inverno. Il ritorno, insomma, della primavera.
 
Secondo una leggenda, un taglialegna, tornando a casa in una notte molto fredda ma illuminata dalla luna, notò attraverso i rami di un pino ricoperti di ghiaccio delle stelle molto luminose. Non avendo – come al giorno d’oggi! – una macchina fotografica per immortalare tale spettacolo, pensò di riprodurre lui stesso quella bellezza. Tagliò quindi un piccolo pino e lo decorò con fiocchi e candeline, che donò a sua moglie. L’albero era così bello che presto tutti i paesani andarono ad ammirarlo, e da quel momento a Natale anche loro decisero di farne uno uguale nelle loro case".
Ma c'è anche un'altra leggenda a riguardo. Come spiega Fabiola Marchet, "si narra inoltre che a Betlemme vivesse un artista di strada che non aveva cibo per sfamarsi, figuriamoci per fare un regalo a Gesù Bambino nel giorno della sua nascita. Decise quindi di sfruttare la sua abilità di giocoliere, l’unica cosa che possedeva. Il bambino si divertì molto, e si dice che da allora sull’albero mettiamo le palline, proprio per ricordarci delle sue risate nel vedere l’artista".
 

5 - Perché si usano anche fili argentati come decorazioni?

Gli alberi di Natale vengono spesso abbelliti anche con fili argentati. Come molte usanze anche questa trae la sua origine da una leggenda, in questo caso da una leggenda religiosa.
 
Come ci spiega Fabiola Marchet: "Si narra che Gesù, Giuseppe e Maria, durante la loro fuga in Egitto, passando attraverso un campo di olivi trovarono una grotta, e vi si rifugiarono. Una volta nascosti al suo interno, un ragno chiuse l’entrata con una ragnatela e, grazie a questa, i tre poterono ripararsi non solo dal freddo, ma soprattutto dalle guardie di Erode. Le guardie scorsero la caverna, ma dedussero che era impossibile che la sacra famiglia si fosse riparata là dentro senza rompere la ragnatela, per cui se ne andarono. In questo modo Gesù, Giuseppe e Maria si salvarono e poterono riprendere il loro viaggio. Da allora, i luccicanti fili d’argento tra le fronde di un abete vengono associati ai fili della ragnatela tessuta in quell’occasione".

Sull'autrice Fabiola Marchet


Ha origini friulane, ma vive da molti anni a Milano, dove gestisce un’agenzia digitale. È esperta di galateo e lifestyle, ama allestire tavole chic ed è appassionata di tradizioni popolari. Scrive per alcune riviste e magazine online e ha pubblicato una decina di libri tra cui La piccola Bibbia del matrimonio perfetto, Il libro delle ombre, Il libro degli angeli (Armenia Edizioni), I dispetti di Nedim (Edizioni EventualMente), Il piccolo libro degli spiriti della natura (Galaad Edizioni), Sulle ali degli angeli… Sulla forca dei diavoli (Edizioni Il Ciliegio). Per maggiori informazioni sulle sue attività: www.fabiolamarchet.it/